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Potrebbero sembrare contraddittorie le misure annunciate oggi dal Consiglio federale e quelle prese dal Consiglio di Stato, anche se queste ultime relative solo alla prossima settimana; ma non lo sono, nella misura in cui dalle stesse emerge un obiettivo chiaro: tornare a far funzionare il più presto possibile tutto il sistema produttivo. Ancora una volta quindi, priorità alle esigenze economiche e poco importa quali conseguenze possano esserci dal punto di vista della salute dei cittadini e delle cittadine.

Val la pena tuttavia ricordare che queste misure di allentamento si inseriscono, a livello federale perlomeno, in un contesto caratterizzato dal fatto che grande parte del sistema produttivo (in particolare nei settori industriali e dell’edilizia) ha proceduto a ranghi quasi completi; lo stesso è avvenuto per il settore bancario, per il settore sanitario (tranne gli interventi non urgenti) e per un’ampia parte del settore impiegatizio (fiduciarie, etc.). I tre grandi settori ad essere stati bloccati sono quello legato ai servizi personali (parrucchieri, estetisti, etc.), quello della ristorazione e dei piccoli commerci (e dei commerci non alimentari) e quello della formazione. Ora due di questi ultimi settori verranno rimessi in moto tra il 26 aprile e l’11 maggio: per cui rimarrebbe solo il settore della ristorazione e i settori della formazione post-obbligatoria.

Le misure messe in atto di apertura rispondono a diverse esigenze.

In primo luogo la necessità di supportare il sistema produttivo: e non ci si è nascosti nell’affermare che una delle ragioni dell’apertura delle scuole dell’obbligo (quelle nelle quali vi sono bambini e ragazzi che non sempre possono essere accuditi in famiglia) è proprio quella di “liberare” le famiglie dalle necessità di accudimento e poter quindi riprendere a lavorare.

La seconda è di natura più economica: le attività che riprendono corrispondono in buona parte a quelle attività “indipendenti” che il governo federale ha deciso, straordinariamente, di sostenere; ma che non vuole continuare a fare in modo illimitato nel tempo.

Infine la riapertura (a partire dall’11 maggio) di attività commerciali (negozi, etc.) corrisponde alla necessità di rimettere in moto quelle attività complementari (e spesso necessarie dal punto di vista commerciale) alle attività produttive.

Per quel che riguarda il Ticino, le decisioni comunicate oggi dal Consiglio di Stato riguardano per il momento solo il prolungamento – con qualche significativa novità – delle decisioni prese in precedenza e coprono l’arco temporale che va fino alle fine della prossima settimana (26 aprile)

Esse annunciano un allineamento, seppur per il momento moderato, alle decisioni federali, in particolare attraverso ulteriori e decisivi allentamenti delle limitazioni a livello della attività produttive. Da segnalare, in particolare, proprio in questa direzione, la possibilità offerta al settore dell’edilizia di lavorare in cantieri che occupano meno di 10 persone e, nell’industria, di ottenere l’autorizzazione a far lavorare più della metà del personale, anche per aziende che superano i 10 dipendenti.

Si tratta di passi significativi che, unitamente alle misure che verranno prese a livello federale, vanno nella direzione di una robusta ripresa dell’attività lavorativa.

Per quel che riguarda il Ticino la decisione di riaprire le scuole dell’obbligo a partire dall’11 maggio avrà conseguenze pesanti: la dimensione di diverse scuole, la configurazione geografica delle stesse (necessità di trasporti in comune), l’affollamento di diverse sedi, nonché il tipo di strutture logistiche (aule, mense, etc.) sconsigliano fortemente una riapertura. E tutto questo al di là delle possibilità, estremamente aleatorie, del rispetto delle cosiddette norme igieniche e di distanziamento sociale.

Per giustificare questa decisione a livello federale si è pronti a sostenere tesi perlomeno ardite: e cioè che i bambini non siano vettori della diffusione del virus. Una tesi che contrasta con quelle che sono state le conclusioni sia dei rilevamenti di tipo epidemiologico in molti paesi che di numerosi studi scientifici.

L’MPS si oppone a questa decisione, invita il governo e i comuni a non metterle in pratica e docenti a rifiutare questo ritorno avventato a scuola.

Bellinzona, 16 aprile 2020

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