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Egregi Consiglieri di Stato,

Vi scriviamo in merito a quanto comunicato dal direttore del DECS nella conferenza stampa del 22 aprile, circa le possibili modalità di un’eventuale riapertura delle scuole dell’obbligo l’11 maggio.  Siamo donne, madri, lavoratrici, insegnanti, nonne, in vario modo coinvolte e preoccupate da questa riapertura e dalle sue possibili conseguenze.

La vostra proposta potrebbe sfociare nella riapertura della scuola a classi dimezzate, dunque con frequenza da parte degli alunni e delle alunne a mezze giornate o a giorni alterni. Avete anche immaginato orari di entrata e di uscita scaglionati, per evitare gli assembramenti all’ingresso delle scuole. Ci chiediamo se voi, o se qualcuno dei vostri funzionari, abbia riflettuto in merito a cosa questo potrebbe significare in particolare per le madri lavoratrici, ossia per tutte quelle donne che – anche in tempi “normali” – portano il peso di un doppio carico lavorativo, nell’arduo compito di conciliare, come si dice, la vita professionale e quella famigliare.

L’11 maggio, secondo quanto previsto, saranno numerosi i settori professionali riaperti e saranno dunque molte anche le madri salariate che dovranno presumibilmente tornare al lavoro. L’ipotizzata riapertura a orari alterni delle scuole rischia di rivelarsi un incubo per molte di noi: come dovrebbe organizzarsi una madre lavoratrice con tre figli che frequentano la scuola dell’obbligo? Magari un figlio andrà a scuola al mattino, l’altro al pomeriggio, e la terza andrà a giorni alterni, ma senza il servizio mensa e con orari d’entrata e uscita scaglionati.  Il servizio di custodia offerto dalle scuole in queste settimane ai figli e alle figlie dei genitori attivi nei settori professionali indispensabili sarebbe mantenuto? Quanti e quali bambini/e potrebbero essere accolti? Chi si occuperebbe della loro custodia visto che il personale docente, secondo questa ipotesi, sarà in gran parte impegnato dalle lezioni? In che spazi potranno stare se le aule ricominceranno ad accogliere le normali lezioni? Non abbiamo inoltre ancora sentito nulla sulle strutture d’accoglienza extra-scolastica (pre e dopo scuola, servizi di mensa). Questi servizi sarebbero garantiti? Quanti bambini/e verrebbero accolti/e?  E nei giorni o nelle mezze giornate in cui gli alunni e le alunne dovrebbero restare casa, dovranno continuare a svolgere forme di insegnamento a distanza? Avranno ancora bisogno del supporto di noi genitori per queste attività da casa? Ma se dovremo tornare al lavoro, come potremo gestire queste attività? Visto che le scuole, secondo questa ipotesi, saranno “aperte”, ci chiediamo inoltre cosa accadrà dell’indennità perdita guadagno “corona” destinata ai genitori di bambini/e under 12 che hanno dovuto interrompere la loro attività lavorativa per occuparsi dei figli/e durante il periodo di chiusura delle scuole.  L’11 maggio è molto vicino, se si adotterà questa modalità, quando ci verranno comunicate le nuove griglie orarie e quando verremo informate sugli eventuali servizi di custodia? Avete idea di quanto sia difficile organizzarsi per conciliare famiglia e lavoro, ancor più nell’attuale periodo e senza poter fare affidamento sull’importante sostegno di nonne e nonni? I costi per le varie soluzioni di custodia dei bambini/e già in tempi normali incidono pesantemente sui budget di molte famiglie e rischiano ora di diventare insostenibili. Il rischio è che diverse madri, dinnanzi all’impossibilità di far fronte – sia a livello organizzativo sia a livello economico – a questa ardua conciliazione tra famiglia e professione, si vedranno costrette a rinunciare al loro lavoro. Un altro rischio da non sottovalutare è quello del ritorno, in assenza di reali alternative, dei nonni e delle nonne come baby-sitter d’emergenza, soluzione questa che – a nostra conoscenza – sta già attualmente tornando a diffondersi nel nostro cantone.

Infine, qualcuno ha iniziato a pensare a che soluzioni proporre per il periodo estivo? Senza poter ricorrere ai nonni e alle nonne, il bisogno di strutture quali colonie diurne e centri d’accoglienza estivi rischia di aumentare notevolmente. Come conciliare queste necessità con le misure di sicurezza? Il Cantone è in grado di garantire a tutte le famiglie che ne avranno bisogno adeguate soluzioni di accoglienza per il periodo estivo?

Questa ipotesi di riapertura ad orari alterni delle scuole ci sembra dimostrare come il vissuto di noi donne, il nostro quotidiano, le nostre difficoltà siano ancora ampiamente ignorate da parte di chi prende le decisioni. Si fa e si disfa partendo dal presupposto che comunque noi donne ci saremo sempre, ci organizzeremo, ci faremo in quattro, tele-lavoreremo di notte, diventeremo ancora più multitasking e correremo ancora più di prima.

Le nostre perplessità vanno però anche oltre gli aspetti organizzativi e di conciliazione famiglia/lavoro. In assenza di un reale consenso a livello scientifico sulla contagiosità o meno dei bambini (sentirsi dire allo stesso tempo che “i bambini non sono contagiosi” e che “vanno evitati i contatti fisici con i bambini anche all’interno dei nuclei famigliari” non può che generare confusione ed incertezza), non si dovrebbe immaginare di agire in base al principio di precauzione invece di azzardarci – tra le prime nazioni al mondo – in riaperture di cui nessuno conosce ancora gli effetti a livello sanitario? Considerando anche che la Svizzera e il Ticino in particolare sono stati colpiti, molto più che altrove, dalla veemenza del virus.  Chiunque conosca veramente i bambini e le bambine e il mondo della scuola, sa che il rispetto delle norme igieniche, di sicurezza e di distanza sociale non può essere garantito con la riapertura della scuola, in a qualsiasi forma essa avvenga. I bambini e le bambine hanno bisogno di contatto fisico e immaginiamo già come possa essere difficile e stressante per il personale insegnante dover costantemente vigilare nelle classi e durante le ricreazioni al rispetto della distanza. Senza dimenticare la questione del percorso casa-scuola, in cui spesso si formano piccoli gruppi di bambini/e che camminano insieme, correndo, giocando e chiacchierando, senza naturalmente rispettare le distanze. Ancora più complessa ci sembra infine la questione del trasporto con i bus degli scolari e delle scolare delle medie: i mezzi sono spesso così sovraffollati che difficilmente un eventuale dimezzamento e degli orari scaglionati sarebbero sufficienti a garantire le distanze di sicurezza. E chi vigilerebbe su queste distanze? 

In queste settimane sono stati fatti importanti sforzi, sia da parte del corpo insegnante sia da parte dei genitori e degli/lle alunni/e, per famigliarizzarsi con l’insegnamento a distanza. In numerose sedi, l’attivazione delle video lezioni online sarà effettiva – grazie al lavoro intenso del corpo docenti – solo a partire dalla prossima settimana… Siamo naturalmente le prime ad essere consapevoli di tutti i limiti e delle difficoltà di questa modalità di insegnamento, in particolare per gli/le allievi/e con maggiori fragilità. Tuttavia l’ipotesi di un nuovo scombussolamento e una nuova riorganizzazione, per un periodo peraltro limitato a poche settimane, ci sembra non solo inutile, ma evidentemente contro-producente. Crediamo sia importante continuare a garantire nelle scuole un servizio di accudimento e custodia, estendendolo a tutte le famiglie che ne avranno bisogno.  La vera riapertura dovrà invece avvenire in un clima di maggiore serenità per le famiglie, per il personale scolastico e naturalmente per gli alunni e alle alunne. Aspettiamo dunque che gli studi sulla presunta non contagiosità dei più giovani ci diano maggiori conferme, sfruttiamo il tempo a disposizione e la pausa estiva per ripensare una scuola veramente in grado di accogliere in sicurezza e serenità tutte e tutti. Gli sforzi in questo periodo potrebbero essere rivolti allo sviluppo di forme di accompagnamento personalizzato rivolte agli/alle allievi/e più in difficoltà e a un ripensamento della didattica e della scuola più in generale per far sì che l’uscita dalla situazione d’emergenza non sia semplicemente un mezzo ritorno a una “normalità” già per tanti versi difficile e problematica, bensì l’inizio di un cammino verso una scuola realmente capace di educare e crescere la generazione cui spetterà l’arduo compito di immaginare e creare una società migliore.

Per concludere, ci pare evidente che questa fretta nel voler riaprire le scuole sia dettata in primo luogo dalla volontà di tornare in tempi brevi a far ripartire a pieno regime l’economia. Questa proposta di riapertura “a metà” delle scuole ci sembra il peggiore dei compromessi: da un lato tale soluzione non potrà in ogni caso garantire il rispetto delle norme di sicurezza, mettendo così a rischio i/le bambini/e, le loro famiglie e il personale scolastico, dall’altro tutti i problemi organizzativi e di custodia legati a questa mezza riapertura faranno portare il peso della ripartenza dell’economia in primo luogo sulle spalle della madri lavoratrici.

In attesa di una vostra risposta a questi interrogativi, che sono gli interrogativi di molte famiglie e docenti, vi porgiamo cordiali saluti,

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