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Il Venezuela sta vivendo una crisi da più punti di vista: politica, economica e sociale, ormai da diversi anni. Il paese sta vivendo il settimo anno di recessione e il potere d’acquisto dei salariati è diminuito del 99.99% a causa del collasso monetario. La penuria di alimenti e di medicamenti sono ricorrenti. L’offensiva imperialista condotta da Donald Trump aggrava una situazione già terribile anche senza tenere in considerazione la pandemia mondiale. Prima con il divieto per lo Stato venezuelano di contrarre dei debiti con imprese e persone americane e poi, soprattutto nel gennaio 2019, con il riconoscimento dell’auto-proclamazione di Juan Guaido e il divieto di vendite negli USA di petrolio venezuelano.

In questo contesto, l’epidemia del Covid-19 potrebbe avere delle conseguenze drammatiche per una popolazione già molto provata. Solo una minoranza delle municipalità dispone di acqua potabile almeno una volta alla settimana (anche se solo per un numero di limitato di ore). Questo deterioramento dei servizi pubblici più elementari rende del tutto ipotetica la possibilità di lavarsi regolare delle mani, la raccomandazione di base per combattere l’epidemia. La penuria di carburante sta assumendo, negli ultimi giorni, dimensioni mai raggiunte, cominciando a toccare anche la capitale Caracas. Persino i lavoratori della sanità e dell’agricoltura, benché prioritari, iniziano ad avere problemi ad approvvigionarsi per svolgere le loro attività vitali per la popolazione.

Al 17 aprile, l’epidemia ha ancora una modesta diffusione nel paese con 227 casi e 9 decessi recensiti. Questo contenimento è, in parte, dovuto alla decisione del governo di Nicolas Maduro di attivare le misure di quarantena già a partire dal 16 marzo, quando il paese contava ancora solo 17 persone malate. Due sono i fattori all’origine di questa anticipazione. Il primo è la penuria di carburante che avrebbe comunque paralizzato il paese, facilitando in questo modo il governo che ha potuto facilmente attuare questa misura in nome della salute pubblica. Il secondo è che l’esecutivo è cosciente della fragilità del suo sistema sanitario di fronte a una crisi di questa ampiezza.

Un focolaio epidemico potenziale a lungo termine

La propagazione del virus nel paese avrebbe delle conseguenze catastrofiche in Venezuela e non solo. Per questa ragione, le sanzioni americane sono ancora più criminali. In tempi di pandemia, non sono solo i sostenitori di Nicolas Maduro e i militanti anti-imperialisti a contestare queste sanzioni, ma persino l’ONU, l’Unione europea, papa Francesco e il Financial Times! Tutti costoro non sono stati folgorati da una scossa di umanità, ma, essendo il Covid-19 un problema mondiale, pensano che mantenere un potenziale focolaio di contaminazione equivale a far perdurare la pandemia.

E invece la politica dell’amministrazione Trump si muove in una direzione diametralmente opposta. Il 26 marzo, il Dipartimento della giustizia americano e due giurisdizioni federali hanno annunciato di avere depositato delle denunce per narcotraffico nei confronti di Nicolas Maduro e di una decina di altri dirigenti venezuelani: offrono 15 milioni di dollari per ogni informazione che permetterà l’arresto o la condanna del capo di Stato venezuelano. Poco importa che le principali vie della droga non passino dal Venezuela o che un alleato americano nella regione, il presidente honduregno, Juan Orlando Hernandez, sia accusato da un procuratore federale di New York di aver finanziato con un milione di dollari l’ex capo del cartello messicano della droga “El Chapo” Guzman, senza subire la men che minima conseguenza sul piano diplomatico. L’accusa di un presunto traffico di droga non è che un pretesto, e gli Stati Uniti ne hanno utilizzati tanti nella loro storia, per giustificare le loro ingerenze imperialiste.

Massima pressione

Il 1° aprile, il comando Sud degli Stati Uniti, vale a dire la loro forza militare per i Caraibi e l’America latina, è stato dispiegato da Donald Trump al largo delle coste venezuelane. Questo atto si inserisce nella dottrina trumpiana della “massima pressione” destinata a terrorizzare i governi non subordinati a Washington, senza pertanto dichiarare una guerra che lo Zio Sam non ha verosimilmente i mezzi politici e militari per vincere, alla luce dei pantani afgano e iracheno dai quali non è riuscito a uscire con una vittoria. Questa dimostrazione di forza permette soprattutto a Trump di distogliere lo sguardo dalla sua gestione criminale del Covid-19 sul suo proprio territorio e di capitalizzare il voto anti-castrista, determinante per le elezioni presidenziali del prossimo novembre nello Swing State della Florida.

La vigilia, gli Stati Uniti avevano ipocritamente proposto una “transizione democratica” in Venezuela con un governo senza Nicolas Maduro e Juan Guaido, con, come contropartita, l’eventuale levata delle loro sanzioni. È evidente che non si tratta di una proposta seria. Sono i Venezuelani, e non Washington, che devono decidere chi deve detenere il potere a Caracas! Le pseudo-proposte dell’amministrazione Trump avevano come unico scopo di tentare di provocare divisioni all’interno delle gerarchie che circondano Nicolas Maduro.

Al di là di queste manovre militaro-mediatiche, le sanzioni economiche americane costringono i venezuelani a esportare sempre più petrolio per poter importare più carburante (la produzione venezuelana deve essere raffinata) e numerosi prodotti sanitari di base. Il sostegno a queste misure americane da parte dell’opposizione venezuelana diretta da Juan Guaido è criminale, a maggior ragione in questo periodo di pandemia.

Una politica imperialista criminale

Questo accanimento americano non comunque assolvere Nicolas Maduro. La sue responsabilità nel crollo economico del paese e nella decomposizione del sistema sanitario sono importanti. E la volontà di condurre una gestione autoritaria della crisi sanitaria continua a persistere: a metà marzo, un infermiere, Ruben Duarte, è stato arrestato per aver preteso dei guanti e delle mascherine; l’11 aprile, degli indigeni wayuu sono stati violentemente dispersi per aver protestato per mancanza di alimenti, medicamenti e acqua potabile; ancora recentemente, un ginecologo, Luis Araya, è stato arrestato e condannato a presentarsi mensilmente in commissariato per aver condiviso un’immagine su WhatsApp.

La politica impietosa di Donald Trump nei confronti del Venezuela potrebbe rischiare di accrescere ulteriormente la propagazione del Covid-19 nel mondo. Si tratta chiaramente di una politica imperialista e criminale che deve essere denunciata come tale. Questo non assolve pertanto l’incuria delle autorità venezuelane. In Venezuela, come altrove, la gestione della crisi sanitaria non deve essere autoritaria ma democratica e mirare, come priorità assoluta, all’approvvigionamento di strumenti di protezione della salute per la popolazione e il personale curante.

*articolo apparso sul sito del NPA (Francia). La traduzione è stata curata dal segretariato MPS

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