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A quanti gravi atti di violenza contro le donne dovremo ancora assistere, prima che ci si decida ad intervenire? Il nuovo atto di violenza di Giubiasco (un femminicidio) ripropone in maniera drammatica la questione della lotta contro la violenza di genere. Qui di seguito l’ennesimo intervento dell’MPS (sotto forma di mozione delle/i sue/oi deputate/i) che invita le autorità cantonali e comunali a cambiare passo, e in fretta. Sarebbe ora, purtroppo grazie a questo nuovo grave episodio, che autorità cantonali e comunali si svegliassero dalla loro letargia: appena pochi mesi fa sia il Consiglio di Stato che il Municipio di Bellinzona (comune nel quale è avvenuto l’episodio di ieri) hanno rifiutato di entrare in materia su mozioni del nostro gruppo che chiedevano un potenziamento dell’intervento di prevenzione contro la violenza di genere. (Red)

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Realizzare, finalmente, una politica seria e coordinata per combattere e prevenire la violenza di genere. (mozione)

Di fronte a certi avvenimenti sarebbe opportuno utilizzare le parole giuste.

Il fatto di sangue avvenuto a Giubiasco è, prima di tutto, un femminicidio, vittima predestinata la donna rea di aver abbandonato il marito, di aver fatto scelte personali e di vita indipendenti.

Siamo di fronte a un atto di violenza che trova la sua matrice in un sistema patriarcale che difficilmente concede alle donne scelte autonome e che punisce quelle che decidono di prendere altre strade. Verosimilmente, anche se l’inchiesta dovrà stabilirlo, un atto premeditato e non un raptus di follia (il poliziotto in pensione è uscito di casa con l’arma carica…) e che fosse un “brav’uomo e un ottimo poliziotto” (come ha voluto commentare un membro del Parlamento cantonale) non cambia nulla alla situazione.

Sembra ormai evidente, come del resto denunciamo da anni (con mozioni e interpellanze sia a livello cantonale che comunale), che anche alle nostre latitudini la violenza sulle donne sia una questione cruciale e da affrontare seriamente. I posti nelle strutture di accoglienza per donne maltrattate sono ancora troppo pochi, i sistemi di prevenzione e di richiesta di aiuto sono insufficienti. Molto spesso il primo contatto a cui le donne si devono rivolgere è la polizia, una situazione che mette molte donne in difficoltà. Le donne vittime di violenza hanno bisogno di ascolto e di tempo, di poter decidere tranquillamente come agire e cosa fare di capire cosa un’eventuale denuncia comporta per la sua vita e il suo futuro. Tutto questo non può risolversi con una semplice chiamata alla polizia che eventualmente agisce nell’immediato (allontanando momentaneamente l’uomo violento), ma non permette di dare un sostegno duraturo e che accompagni le donne nelle loro scelte, molto spesso difficili.

Rompere delle relazioni violente e malsane non è facile, accanto alla dimensione psicologica, c’è spesso anche una dimensione economica. Molte donne non dispongono dei mezzi per vivere da sole e quindi sono costrette a rimanere vittime dei loro aggressori.

In questi ultimi anni la politica del cantone si è limitata a “mettere una pezza” dove possibile, ad agire sull’emergenza senza veramente mettere in campo una politica di prevenzione della violenza e di sostegno attivo delle donne vittime della stessa.

E’ veramente giunto il momento di realizzare una politica seria e coordinata per combattere e prevenire la violenza di genere.

Chiediamo quindi

  1. L’attivazione di una hotline dedicata alle donne vittime di violenza attiva 24/24 alla quale risponda personale, prevalentemente femminile, formato in ambito di violenza domestica. Si tratta di un sistema in atto in molti paesi europei che ha permesso interventi tempestivi e positivi.
  2. L’attivazione, in collaborazione con i comuni, di sportelli rivolti alle donne vittime di violenza sparsi su tutto il territorio cantonale.
  3. L’introduzione di un sistema di allerta contro la violenza che preveda la possibilità per le donne di recarsi presso farmacie o altri luoghi dedicati e chiedere aiuto attraverso una parola chiave.
  4. La realizzazione di una sorta di “reddito contro la violenza” che preveda forme di sostegno finanziario per le donne che decidono di interrompere una relazione violenta.

Angelica Lepori, Simona Arigoni, Matteo Pronzini (MPS-POP-Indipendenti)

18 maggio 2020

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