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La 13° assemblea nazionale del popolo (ANP) ha aperto i battenti a Pechino il 22 maggio 2020, dopo un ritardo di due mesi causato dalla pandemia di Covid-19.

L’annuale riunione dell’assemblea legislativa del Paese avrebbe dovuto annunciare quest’anno l’imminente raggiungimento del primo “obiettivo del centenario” del Partito: la costituzione di una “società moderatamente prospera” entro la fine del 2020.

Tuttavia, con la recessione economica in atto ormai da tempo – aggravata lo scorso anno dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti e quest’anno dalla pandemia – questo obiettivo sembra ormai sempre più lontano per i milioni di lavoratori e lavoratrici che hanno subito licenziamenti, un blocco delle assunzioni e delle riduzioni salariali.

L’esempio che ci fornisce l’esperienza dei lavoratori e delle lavoratrici nel settore dell’abbigliamento in una particolare fabbrica del delta del fiume Pearl è indicativa della difficile situazione dei lavoratori e delle lavoratrici a basso salario in tutto il paese a partire dal Capodanno lunare.

Secondo i regolamenti del governo provinciale del Guangdong, i lavoratori e le lavoratrici avrebbero dovuto tornare al lavoro il 10 febbraio. Ma con il rischio di infezione da Covid-19 ancora alto, il direttore ha chiesto a tutti i dipendenti di fare un “sacrificio per il bene dell’azienda” e di accettare di prendere un congedo non pagato fino alla fine del mese.

Una volta ripresa l’attività produttiva, all’inizio di marzo, la diffusione della pandemia in Europa e negli Stati Uniti ha fatto sì che gli ordini venissero bruscamente cancellati e che i dipendenti della linea di produzione avessero quasi più lavoro. Il direttore ha dapprima eliminato tutti gli straordinari e poi ha iniziato a chiedere al personale di “licenziarsi”.

I dipendenti rimasti hanno visto diminuire drasticamente il loro salario. Prima della pandemia, il personale lavorava di solito sei giorni alla settimana e faceva un numero sufficiente di ore straordinarie così da poter guadagnare più di 5’000 yuan in un mese impegnativo [650 euro]. Oggi, senza straordinari e con il solo stipendio base, i lavoratori guadagnano 2’000 yuan al mese, che nelle città del delta del fiume Pearl non è certamente sufficiente per vivere.

A seguito della riduzione degli stipendi di oltre il 50%, molti lavoratori hanno ritenuto di non avere altra scelta se non quella di accettare il “licenziamento volontario” proposto dal direttore, anche se ciò significava rinunciare all’indennità a cui avrebbero avuto legalmente diritto se fossero stati licenziati.

Molti lavoratori hanno dichiarato che la loro prima priorità era quella di trovare un altro lavoro e che non potevano permettersi di avviare un conflitto con il datore di lavoro per il risarcimento. Avevano ipotizzato che sarebbe stato relativamente facile trovare un altro lavoro, ma ben presto hanno dovuto rendersi conto che le opportunità di lavoro si erano notevolmente ridotte.

Attualmente in Cina sono pochissime le aziende che assumono, e si tratta di aziende che offrono solo lavori precari e a breve termine con poche o nessuna prestazione sociale. Anche nel settore dei servizi, che un tempo fungeva da rete di sicurezza per gli operai licenziati, i posti di lavoro sono sempre più difficili da trovare dopo tre mesi di contrazione economica.

La creazione di posti di lavoro sarà una priorità per l’APC. Tuttavia, l’attuazione di politiche che garantiscano un’occupazione stabile a lungo termine – piuttosto che un aiuto a breve termine – sarà una sfida importante.

Anche i lavoratori della “classe media” stanno ora subendo gli effetti della recessione e non possono più permettersi l’accesso a beni e i servizi di cui godevano un tempo: le collaboratrici domestiche sono state licenziate e l’iscrizione a corsi privati e centri fitness è stata cancellata. Questo ha avuto, ovviamente, un effetto a catena sui lavoratori a basso salario che fornivano questi servizi e che ora si trovano disoccupati.

Il sogno di una società “moderatamente prospera“, che un tempo sembrava alla portata della Cina, ora sta rapidamente scomparendo per una vasta gamma di dipendenti. Se il governo e i sindacati non agiscono rapidamente per rimettere questo sogno sui giusti binari, le conseguenze per il Partito potrebbero essere gravi.

*articolo pubblicato sul China Labour Bulletin, 21 maggio 2020. Traduzione a cura del segretariato MPS

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