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A questa domanda nessuno ha finora dato una risposta, né ha tentato di farlo. Il medico cantonale che, val la pena ricordarlo, dovrebbe esercitare la vigilanza sul funzionamento delle case per anziani, ha mostrato, nel corso di una conferenza stampa di una decina di giorni fa (convocata in tutta fretta dopo le prime denunce sul numero dei morti), solo un grande imbarazzo; arrivando addirittura a parlare di “sfortuna” per giustificare un numero di morti eccezionale, persino nell’ambito di una pandemia.

Siccome nessuno risponde, siccome nessuno spiega in modo convincente e tutti giurano e spergiurano di essersi attenuti alle direttive, ci è parso necessario smuovere le acque in modo che qualcuno si faccia carico di dare risposte a tutti noi, ma, anche e soprattutto, a tutte quelle famiglie che hanno perso i loro cari ospiti di case per anziani e che non sanno a tutt’oggi quale sia stata la dinamica.

Questo lavoro dovrebbe assumerlo l’autorità cantonale; ma, come detto, non vi sono segni che lo voglia fare, malgrado le nostre numerose sollecitazioni.

Per questo non ci è rimasto altro da fare, attraverso i nostri deputati, che segnalare la situazione alla magistratura; non si tratta di un denuncia contro qualcuno. Si chiede al magistrato di raccogliere tutta la documentazione che permetta di avere una prima opinione sul fatto che  le regole annunciate, le direttive siano state seriamente rispettate. E se questo si rivelasse non essere avvenuto spetterà poi a lui procedere.

D’altronde la tabella che potete leggere nel testo che segue illustra bene (e non si tratta che di un calcolo approssimativo, fatto per difetto) che il fenomeno è stato tutt’altro che marginale, al di fuori di qualsiasi normalità, eccezionale, come detto, anche per un periodo pandemico.

D’altronde il fatto che metà delle case per anziani non abbiano segnalato casi e decessi significa che è stato possibili, rispettando le direttive (e magari agendo anche con tempismo, ancor prima dell’emanazione delle direttive) evitare quel che è successo in altre case per anziani.

Facciamo questo passo perché da almeno tre anni, come abbiamo a più riprese ricordato, denunciamo i problemi di ordine sanitario, ammnistrativo e gestionale che incontrano le case per anziani. Problemi dei quali tutti si rendono conto perché, ogni due mesi, scoppia qualche scandalo legato a una casa per anziani, legato a uno degli aspetti qui sopra menzionati (in piena pandemia abbiamo assistito alla polemica pubblica tra il personale e il consiglio di amministrazione della casa per anziani Cinque Fonti).

Ancora di recente abbiamo segnalato problemi di gestione sia alla casa anziani di Sementina, sia a quella di Biasca. In quest’ultimo caso, ancora in febbraio, avevamo segnalato problemi organizzativi, con il direttore lontano da diversi mesi e con la nomina (a tempo parziale) di un pensionato per assumere l’interim; non sorprende che in queste condizioni, senza una direzione in grado di organizzare un momento così difficile, la casa Anziani di Biasca sia tra quelle che segnale un cospicuo tasso di letalità.

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Al procuratore Generale Andrea Pagani – Ministero Pubblico

Legge sul Gran Consiglio / art. 55 obbligo di denuncia – segnalazione / Decessi nelle case per anziani a seguito del COVID-19

Egregio Procuratore Generale,

come ben sa, la pandemia COVID-19 ha causato finora nel nostro cantone un importante numero di decessi. Al momento attuale abbiamo superato i 300 decessi; da quanto indicato del medico cantonale quasi la metà di essi sono persone che risiedevano in case per anziani. A tali cifre si aggiungono i decessi in case anziani le cui cause rimangono dubbie.

Le ricordiamo che in Ticino al momento sono circa 4’600 le persone che risiedono nelle case per anziani, ospitati in 68 case per anziani.

Sulla base delle informazioni fornite dal medico cantonale dottor Merlani i decessi non risultano essere ripartiti proporzionatamente fra le 68 strutture. Essi si concentrano in 29 case per anziani. Da parte nostra abbiamo analizzato tutti gli annunci funebri pubblicati dai due quotidiani ticinesi dal 10 marzo, data del primo decesso COVID e riconducibili a persone degenti in case anziani.

Ebbene dagli annunci funebri pubblicati dal 10 marzo ad oggi (ossia in 51 giorni) vi sono 13 case anziani in cui percentualmente vi è stata una forte concentrazione di decessi: 146  su un totale di 965 ospiti.

struttura  decessi complessivi registratitotale ospiti  % decessi  
Casa Anziani Ca’ Rezzonico Lugano6788%
Casa Anziani Aranda Giubiasco91078%
Casa Anziani Balerna3359%
Casa Anziani Soave Chiasso4459%
Casa Anziani Tertianum Parco Maraini Lugano5539%
Casa Anziani Cigno Bianco Agno87211%
Casa Anziani Biasca96015%
Casa Anziani Giardino Chiasso138316%
Casa Anziani Parco San Rocco Morbio Inferiore1912116%
Casa Anziani Bianca Maria Cadro95217%
Casa Anziani Greina Bellinzona115919%
Casa Anziani Residenza Visagno Claro158019%
Casa Anziani Tarcisio Tenero84020%
Casa Anziani Sementina278034%

Ancora prima che la pandemia raggiungesse il nostro cantone era noto che le persone anziane, ed ancora di più le persone anziane degenti in strutture sanitarie, erano dei soggetti a rischio.  Prova ne sia che il primo caso positivo non importato riscontrato in Ticino è stato individuato proprio in una casa anziani a fine febbraio 2020. Malgrado ciò il medico cantonale, autorità a cui spetta la vigilanza sulle case anziani, ha atteso fino al 9 marzo 2020 prima di decretare il divieto d’accesso alle case per anziani e le direttive sulla gestione del personale curante sintomatico durante l’epidemia. Dopo tale data, e malgrado l’esplosione di decessi nelle case per anziani, non vi sono più stati aggiornamenti di tali direttive.

Non è per nulla scontato che le misure messe in atto dal medico cantonale per scongiurare il propagarsi della pandemia nelle case anziani fossero tutte quelle che ci si poteva aspettare. Al proposito esperti sanitari hanno dichiarato pubblicamente d’aver proposto provvedimenti più incisivi ma che essi non sono stati presi in considerazione da parte del medico cantonale.  Non è dato sapere se nelle case anziani in cui non vi sono stati dei decessi, rispettivamente nelle quali si è riusciti ad arginare i contagi, accanto alle direttive emanate dal medico cantonale si siano presi – in modo autonomo – altri provvedimenti.

Sappiamo però, sia dalle notizie apparse su alcuni organi di stampa (ed in particolare il Caffè e La Regione) che in alcune delle strutture dove vi è stato un altissimo numero di decessi ci si è limitati, nella migliore delle ipotesi, ad applicare le scarne direttive emanate dal medico cantonale.  E questo, lo ribadiamo, nella migliore delle ipotesi. Vi sono in fatti numerose testimonianze che ci indicano che le direttive emanate dal medico cantonale sono state applicate solo parzialmente e/o in ritardo.

A tutto ciò si sommano carenze organizzative e strutturali in molte case anziani e una gestione amministrativa e sanitaria lacunosa. Nel recente passato alcune di queste situazioni sono state anche oggetto di inchieste penali. Sul piano legislativo il nostro gruppo parlamentare, a più riprese, ha segnalato delle situazioni di malagestione sanitaria nelle case per anziani, attirando anche l’attenzione sulle negligenze nella vigilanza da parte del medico cantonale. Siamo però rimasti inascoltati.

Se da parte sua ha avuto la possibilità di leggere la testimonianza di alcuni dipendenti della casa per anziani di Chiasso (Giardino e Soave) pubblicata dalla Regione lo scorso 30 aprile 2020 ritroverà in tutta la sua drammaticità quanto da noi indicato nei paragrafi precedenti con l’aggiunta di un atteggiamento omertoso da parte non solo delle direzioni degli istituti ma addirittura delle autorità comunali che spesso sono proprietarie di queste strutture.

Lo scorso 26 settembre 2019 il Ministero pubblico che lei dirige sulla base di alcuni articoli di giornale che denunciavano delle morti per amianto avvenute nel corso degli ultimi decenni presso le Officine FFS di Bellinzona decise di avviare una raccolta di informazioni preliminari. Da parte nostra in quell’occasione abbiamo salutato con soddisfazione la sua decisione. Un atto dovuto verso quei lavoratori che si ammalarono a seguito dell’amianto respirato sul lavoro.

Rifacendoci proprio a questo tipo di situazione, a noi sembrerebbe opportuno e doveroso da parte del Ministero Pubblico avviare una raccolta di informazioni sui decessi avvenuti in alcune case anziani del nostro cantone nel corso degli ultimi due mesi, in particolare con l’obiettivo di capire se le misure di prevenzione messe in atto dal medico cantonale e dalle direzioni delle singole strutture possano essere considerate come rispettose dello stato dell’arte.

In qualità di membri del Parlamento cantonale, abbiamo un obbligo di denuncia e chiediamo formalmente che il Ministero pubblico avvii un’inchiesta preliminare, ovvero raccolga tutte le informazioni necessarie e atte ad accertare se vi siano stati o meno comportamenti penalmente rilevanti in relazione allo straordinario numero di decessi verificatisi in talune case anziani ticinesi’

Rimaniamo evidentemente a sua completa disposizione per renderla partecipe, dettagliatamente, di tutti gli elementi che abbiamo potuto raccogliere sia per quanto riguarda testimonianze che materiale.

Con i nostri migliori saluti.

Per il Gruppo MPS-POP-Indipendenti

Simona Arigoni, Angelica Lepori, Matteo Pronzini

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