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Da un lato, gli agricoltori sono stati costretti a gettare grandi quantità di prodotti freschi invenduti. Dall’altro, i banchi alimentari sono stati costretti a razionare la distribuzione di cibo a centinaia di migliaia di disoccupati. Nella prima potenza mondiale, la crisi sanitaria ha messo in luce la fragilità del sistema agro-industriale.

Nel Midwest e nel sud degli Stati Uniti i produttori sono preoccupati. Dopo la chiusura delle mense scolastiche, delle mense aziendali o quelle delle collettività pubbliche, non riescono più a trovare acquirenti. Tonnellate di prodotti deperibili, verdure, latte, carne e uova, devono essere sepolti o abbandonati nei campi. Negli allevamenti di polli, in particolare, ogni giorno vengono distrutte più di 750’000 uova. Con il 60-80% della produzione destinata alle collettività, le aziende agricole statunitensi sono costrette a ripensare l’intera catena di lavorazione e distribuzione dei prodotti freschi in modo che i loro alimenti possano essere commercializzati al dettaglio. Si tratta di costosi cambiamenti di processo e dei requisiti di etichettatura, che tra l’altro non danno alcuna garanzia di poter vendere i loro prodotti presso i supermercati e i piccoli negozi, che non hanno più spazio nei magazzini e che sono costretti a limitare il numero di acquisti per persona per evitare situazione di penuria.

14.000 tonnellate di latte gettate via ogni giorno

Tra gli agricoltori, i produttori di latte sono senza dubbio i più colpiti dalla crisi. La più grande cooperativa casearia del Paese, la Dairy Farmers of America, ha calcolato che ogni giorno vengano gettate via circa 14’000 tonnellate di latte. Tra la chiusura delle collettività e il calo dei consumi nelle famiglie confinate, anche i produttori di latte stanno affrontando un drastico calo del prezzo del latte, che sta mettendo a repentaglio l’intero futuro del settore. Chris Galen, vicepresidente della Federazione nazionale dei produttori di latte, non nasconde i suoi timori e ritiene che la crisi attuale potrebbe avere “conseguenze più drammatiche della crisi del 2009” [1].

Per aiutarli, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha annunciato, il 17 aprile, il lancio di un programma di assistenza alimentare d’emergenza denominato “Coronavirus Food Assistance Programme” (programma di assistenza alimentare Coronavirus). Prevede il pagamento di aiuti compensativi, l’acquisto e la distribuzione della produzione in eccesso ai banchi alimentari e ai servizi alimentari. Tuttavia, questo programma di aiuti non potrà entrare in vigore prima del mese di giugno. Si tratta di un limite di tempo troppo lungo per gli agricoltori, e in particolare per i produttori indipendenti che sono in prima linea nella creazione di circuiti alimentari alternativi e che temono che questi aiuti vengano totalmente reindirizzati verso le grandi aziende agricole industriali.

Nel frattempo, gli agricoltori stanno quindi cercando di reindirizzare i loro prodotti invenduti verso i banchi alimentari, che potrebbero rapidamente esaurire i prodotti non deperibili a causa dell’elevata domanda. Dall’inizio della crisi sanitaria, 26 milioni di americani hanno perso il lavoro e hanno chiesto il sussidio di disoccupazione [2]. Feeding America, una grande rete di banchi alimentari, parla di un aumento del 98% del numero di beneficiari, secondo CBS News. Ma per alcuni banchi alimentari, i tempi di rifornimento possono variare da quattro a otto settimane, costringendoli a razionare il cibo che distribuiscono.

Lavoratori dell’agro-alimentare in prima linea, senza protezioni sanitarie

Se è vero che non c’è carenza di cibo negli Stati Uniti, è altrettanto vero che la diffusione del virus tra i lavoratori del settore agro-industriale ha avuto ed ha un forte impatto sulla produzione e la distribuzione dei generi di prima necessità. Costretti a lavorare senza misure di protezione sanitaria, un numero sempre maggiore di lavoratori, camionisti e addetti alla distribuzione si ammalano. Nel South Dakota, Minnesota e Iowa, i più grandi stabilimenti di lavorazione della carne – Smithfield Foods, JBS e Tyson Fresh Foods che da soli rappresentano il 15 per cento della produzione di tutto il Paese – sono stati costretti a chiudere a fronte del crescente numero di pazienti Covid-19 nei loro macelli. Almeno 20 dipendenti dell’industria sono morti a causa del coronavirus e più di 5’000 i sono stati ricoverati in ospedale o hanno mostrato sintomi.

Il 28 aprile, Donald Trump ha firmato un decreto che ordina ai produttori di carne di mantenere la loro attività. Ha invocato il “Defense Production Act” per classificare questo settore come cruciale. Il governo federale si è impegnato a fornire dispositivi di protezione per i dipendenti. Il sindacato che rappresenta i lavoratori del settore alimentare, l’UFCW, ha chiesto che l’ordine sia accompagnato da misure per aumentare i test Covid-19 e di distanziamento sociale nelle fabbriche.

“La pandemia mette in luce le disfunzioni dell’agricoltura industriale”

Dopo diverse settimane trascorse a minimizzare la crisi sanitaria e a rifiutare di chiudere settori non essenziali, la brusca inversione di tendenza dell’amministrazione Trump ha causato un vero e proprio panico nel paese e ha lasciato diversi milioni di americani nel più totale sconcerto. Le code davanti ai banchi alimentari si allungano ogni giorno di più. Nel Paese più colpito dal Covid-19 – il milionesimo caso diagnosticato è stato superato il 28 aprile e più di 56’000 persone già sono morte – l’impennata del ricorso all’aiuto alimentare sta rivelando tutte le disfunzioni del sistema agro-industriale.

Secondo Raj Patel, economista e ricercatore dell’Università del Texas: “La pandemia mette a nudo le carenze dell’agricoltura industriale e permette di criticare l’idea che essa sia l’unico modo per nutrire il mondo. Quando una catena di produzione e distribuzione si concede il monopolio, l’intero sistema si indebolisce. In realtà, le piccole reti agricole sono molto più resistenti […] ed è importante riconoscere rapidamente i difetti dell’attuale sistema agricolo” [3].

*articolo apparso su https://www.bastamag.net il 1° maggio 2020. Traduzione a cura del segretariato MPS

1. Intervista di Chris Galen sul sito web della Federazione Nazionale dei Produttori di Latte.

2. Secondo un rapporto trasmesso da Reuters, il 23 aprile scorso

3. Intervista a The Intercept.

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