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Nel corso di questa emergenza sanitaria e sociale, abbiamo più volte sottolineato che, per chi non ha ricevuto un’entrata sufficiente (lavoro ridotto, licenziati, indipendenti, piccoli negozi), le spese per le pigioni sarebbero state un grosso problema da affrontare.

Abbiamo chiesto, a inizio pandemia, una moratoria per i primi sei mesi del 2020 (con l’idea che gli affitti già versati andassero conteggiati come pagamento del secondo semestre).

Ora, notizia di pochi giorni fa, il Consiglio federale ha deciso che non c’è niente da fare: le pigioni sono dovute (sia a livello commerciale che privato); le conseguenze sono chiare, aumenteranno i casi di messa in mora (cioè di cause per mancato pagamento della pigione) con il conseguente aumento di procedure legate a questioni di diritto di locazione. L’unico, minimo punto concesso agli inquilini riguarda il termine per la disdetta dal momento della messa in mora (cioè dal momento in cui l’inquilino riceve il richiamo per non aver pagato): da 30 a 90 giorni.

La lobby dei proprietari fondiari (di cui “l’amico del popolo” Marco Chiesa in Ticino è uno dei maggiori rappresentanti) l’ha spuntata ancora una volta, in nome della sacralità della proprietà privata. E, questo è bene ricordarlo, in un Cantone dove la grande maggioranza della popolazione è formata da inquilini.

Questa antisociale decisione del governo federale, come ci si poteva attendere, fa riferimento alle “spese insostenibili per i proprietari”; dimenticando che costoro non solo hanno visto negli ultimi quindici anni diminuire sistematicamente i tassi ipotecari, in un contesto degli affitti che non hanno fatto altro che, nello stesso periodo, crescere complessivamente fino al 30%.

Eppure sarebbero state possibili altre soluzioni. Alcuni cantoni (Vaud e Ginevra ad esempio) hanno trovato un accordo con i proprietari immobiliari per i piccoli negozianti e ristoratori che potranno pagare il 25% delle pigioni in accordo con locatori e cantone.

Se si escludono alcune iniziative locali (ci pare che Lugano abbia rinunciato ad esigere il pagamento degli affitti per un certo periodo) non vi è alcuna soluzione complessiva a livello cantonale, né alcuna proposta sembra delinearsi all’orizzonte. Forse perché il peso del padronato immobiliare conta di più delle chiacchiere sul rilancio del turismo e delle attività ad esso legate.

Decidere una moratoria degli affitti è possibile: prova ne sia la mozione approvata ieri dal Consiglio Nazionale che chiede due mesi di esenzione dal pagamento dell’affitto a favore delle piccole imprese e dei lavoratori indipendenti le cui pigioni lorde non superano i 5000 franchi mensili; o, ancora, quella approvata oggi dal Consiglio Nazionale che chiede di limitare al 30% gli affitti esigibili per ristoranti e altre strutture chiuse a causa del coronavirus.

La situazione di eccezionalità non riguarda tuttavia solo le imprese e i ristoranti, ma, ancor di più il popolo degli inquilini che rappresenta quasi i due terzi della popolazione di questo paese; la crisi del coronavirus non può e non deve servire solo a far sì che le aziende ricevano fino a mezzo milione di credito dalle banche in mezz’ora: ma deve permettere di prendere misure che interrompano le esigenze dei proprietari immobiliari e rispondano alle esigenze e ai problemi degli inquilini.

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