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A poco a poco (a volte anche in fretta) la realtà delle cose dà delle risposte definitive a coloro che, in modo diversi, hanno voluto negarla. E in materia di pandemia COVID-19 abbiamo assistito a moltissime smentite. Cominciamo da coloro che hanno negato che la pandemia nei loro paesi potesse diffondersi. Senza dubbio l’oscar per una simile stupidaggine va, quasi a pari merito, a Donald Trump e a Vladimir Putin, con Boris Johnson lì ad insidiare il loro primato.

I primi due, nei primi giorni di sviluppo della pandemia, avevano dichiarato chiaro e tondo che il loro paese non solo non era coinvolto, ma che non lo sarebbe stato. Oggi si trovano nettamente in testa alla classifica mondiale per numero di contagiati e di morti, e ogni giorno che passa continuano a macinare tristi record.

Boris Johnson, invece, pensava furbescamente al cosiddetto effetto gregge: in poche settimane la Gran Bretagna avrebbe certo pagato un tributo di vittime, ma si sarebbe liberata quasi del tutto dal contagio. Il risultato è stato che il geniale stratega per poco non ci lasciava la pelle: ed ora il suo paese è sicuramente, a livello europeo, quello al momento più inguaiato rispetto alla pandemia.

Ma, accanto a costoro, vi sono quelli che hanno espresso simpatia e interesse per altri modelli che in alcuni paesi sono stati messi in atto per affrontare la pandemia. Il modello al quale molti hanno guardato e guardano con simpatia, è il modello svedese.

Persino alle nostre latitudini ha trovato estimatori. I quali, naturalmente, non osano dire che loro, forse, avrebbero fatto come in Svezia; si limitano ad affermare che, certo non è che lo si possa applicare, ma che quanto fatto in Svezia è “interessante” e merita di essere analizzato e approfondito. È stato questo, ad esempio, il pensiero espresso a grandi linee (e a più riprese) dal capo dell’area medica dell’EOC, il dottor Paolo Ferrari.

Noi, naturalmente, non siamo degli specialisti ed è possibile che gli svedesi e coloro che “apprezzano” quella strategia abbiano, sul lungo termine, ragione. Staremo a vedere.  Sta di fatto che, a tre mesi dall’inizio della pandemia qualche dato, più o meno fermo, c’è; ed è possibile fare qualche confronto.

Ad oggi la Svezia ha avuto circa 4’000 morti su una popolazione di circa 10’000 milioni di abitanti. La Svizzera (con poco più di 8,5 milioni di abitanti) ne ha poco più della metà (circa 1’600). Se in Svizzera avessimo avuto lo stesso rapporto popolazione/nri di morti della Svezia, conteremmo circa il doppio dei morti, superando ampiamente i 3’000.

Ora, certamente, per persone come il miliardario Sawiris valeva la pena fare come gli svedesi (praticamente non chiudere nulla salvo le università e le scuole elementari): avremmo risparmiato, come ha già dichiarato, miliardi dal punto di vista economico e avremmo avuto “solo” mille o due mila morti in più.

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