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Nelle ultime settimane si sono susseguiti comunicati poco chiari sulle aperture delle frontiere con l’Italia. Da subito, naturalmente, si è capito che le uniche possibilità per i cittadini italiani, di poter entrare nel nostro paese erano economiche: se fai parte della forza lavoro, impiegato in Ticino per evidenti convenienze salariali, puoi (anzi, devi!) entrare, non importa se provieni da una zona fortemente toccata dal virus Covid. Per tutto il resto, pensiamoci…

Il ministro Gobbi ci fa sapere che nei prossimi giorni il ricongiungimento familiare potrà essere possibile, ma con le stesse modalità previste per gli altri paesi. In particolare che con il termine di ricongiungimento familiare si intendono solo quelle situazioni “regolari” o considerate tali dalla legge.

Un situazione che, pur essendo dettata da regolamentazioni federali, non può certo lasciare indifferenti poiché coinvolge diritti della persona.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo al Consiglio di Stato:

1.Ritiene giuste queste disposizioni, visto che esse ledono alcuni diritti fondamentali della persona (pensiamo, ad esempio, alle persone che convivono pur non essendo sposate, oppure alle unioni civili e alle coppie lgbt)?

2. Le direttive federali non impediscono certo un intervento a tutela dei diritti fondamentali della persona. Non ritiene il Consiglio di Stato di dovere e poter intervenire (prevedendo, ad esempio, procedure di annuncio particolari rivolte a questo tipo di situazioni non previste dalle regolamentazioni vigenti) per sanare questa palese disparità di trattamento?

3. Il governo insiste sulla non reciprocità dell’apertura delle frontiere e quindi della libera circolazione a partire dal 3 giugno (data decisa dall’Italia). Eppure decine di migliaia di frontalieri entrano in Ticino ogni giorno per lavorare. Poiché sono in vigore disposizioni di legge chiare sulla protezione dal contagio, qualsiasi cittadino che entrasse in Svizzera sarebbe tenuto a rispettarle.

Non ritiene il Consiglio di Stato di applicare due pesi e due misure: chi entra al servizio della produzione va bene, chi entra per altre scopi non può farlo?

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