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Adesso persino il direttore della casa per anziani di Sementina afferma che nel modo in cui è stata gestita l’emergenza sanitaria nelle case per anziani (e nella sua in particolare) vi è stato “qualcosa che non ha funzionato”. E con lui tutti ad ammettere che effettivamente è necessario capire, indagare, approfondire. Una parte dei media (in particolare la RSI) ha messo in luce, con servizi documentati e toccanti, quanto è successo, ricorrendo alle testimonianze semplici e chiare dei parenti delle vittime che, con grande dignità, hanno denunciato quel che è capitato ai loro cari.

Insomma, il Cantone ha scoperto che nella pandemia non tutto è andato così bene come le autorità continuano a ripetere (e, oltre alla vicenda case anziani, anche modi e tempi dell’intervento generale sono stati tutt’altro che esenti da critiche).

Ci è voluto più di un mese prima che tutti ormai si rendessero conto di quanto fossero legittime le critiche, precise e dettagliate, che l’MPS aveva sollevato sulla gestione della pandemia nelle case per anziani. Un mese durante il quale l’atteggiamento delle forze politiche (di tutte, senza distinzione) è stato sostanzialmente quella della denigrazione. L’accusa, l’abbiamo sentita più volte, è stata quella di “strumentalizzare”, di “approfittare a fini politici”, di “cavalcare il dolore dei parenti”.

Tutto questo bel mondo non pensava ad altro che a difendere la propria parte politica, a cominciare dai social-liberali (di Bellinzona, seguiti dal partito cantonale), seguiti da liberali e democristiani, che non potevano non difendere l’operato del Municipio e del sindaco di Bellinzona. Oggi, naturalmente, tutti costoro tacciono, imbarazzati e, speriamo, pieni di vergogna dopo le testimonianze che si sono susseguite.

Non molto più brillante il corpo medico, avvolto in un silenzio omertoso che ha coinvolto tutto l’arco costituzionale (da medici più ufficiali di destra a quelli “progressisti” o presunti tali), tutti a sostegno dell’azione del governo nella lotta alla pandemia: lotta che ha visto non solo uno dei tassi di letalità tra i più alti della Svizzera, ma inanellare una serie di errori e ritardi tra i quali quelli che hanno portato alla strage nelle case per anziani.

Oggi tutti costoro dovrebbero cominciare a fare un esame di coscienza. E chiedere scusa; non certo a noi, non abbiamo bisogno delle loro scuse, ma a tutte quelle persone che cercano di capire perché hanno dovuto separarsi, in modi inspiegabili e inaccettabili, dai loro cari; e perché tutti tentano di evitare qualsiasi risposta alle domande che essi continuano a porre.

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