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Abbondano sui cosiddetti social networks i messaggini entusiasti nel celebrare il “disinteressato spirito internazionalista del popolo e del governo cubani” che, al momento in cui Trump taglia i viveri all’OMS, spediscono squadre mediche a destra e manca. Ammirativi lo si può anche essere, però cercare di capire sarebbe forse più necessario.

Come dimostrato da Samuel Faber nell’eccellente articolo “Medici cubani: apparenza e realtà”  (https://mps-ti.ch/2020/06/medici-cubani-allestero-apparenza-e-realta/) – l’esportazione di personale sanitario rappresenta la prima fonte di introiti in valuta estera per l’economia cubana, più importante della somma delle rimesse dei cubani emigrati e dei benefici generati dal turismo.

Rilanciare il prodotto faro

Al di là degli effetti positivi per le popolazioni che hanno beneficiato dell’aiuto cubano, il forte dispiegamento di squadre mediche in vari paesi toccati dalla pandemia assomiglia alle più classiche operazioni pubblicitarie. Si tratta né più né meno di valorizzare l’esportazione di servizi medici che, nel 2019, rappresentava il 46% del totale delle esportazioni e più del 6% del PIL: un vero prodotto faro.

Da due anni a questa parte però, questo settore è colpito frontalmente da una serie di decisioni politiche. L’espulsione dal Brasile di 8’500 medici cubani decisa da Jair Bolsonaro nel novembre del 2018 è stata infatti seguita, un anno più tardi, dall’espulsione di 700 medici dalla Bolivia, in seguito al colpo di stato, e dalla decisione presa unilateralmente l’11 novembre 2019 dal governo di Lenin Moreno in Ecuator di rompere il programma di collaborazione medica e scientifica con Cuba. Le perdite di introiti sono enormi, in un ordine che va dai 6 agli 8 miliardi di dollari[i].

In altri contesti, l’esportazione di servizi medici ha dato luogo a degli scambi di prodotti a prezzi preferenziali, in particolar modo con il Venezuela, come la fornitura di petrolio. Anche in questo caso però, l’irrigidimento delle sanzioni statunitensi contro il governo bolivariano e la caduta vertiginosa della produzione di greggio venezuelano – ridotta a meno del 40% di quanto era al momento della morte di Chavez nel 2014 – aggravano la situazione.

Dal settembre dello scorso anno dunque, l’erogazione di energia elettrica – prodotta con il petrolio- viene interrotta più volte al giorno tranne in alcuni quartieri della capitale, quelli dei ministeri e delle ambasciate. Combinate alle difficoltà di trasporto – il trasporto ferroviario è ridotto oramai alla sua più semplice espressione- le interruzionidi elettricità provocano una caduta brutale della produttività del lavoro nel settore dell’industria e dei servizi.

Affamati e al buio…

La produttività del lavoro è pure in caduta libera nell’agricoltura nella misura in cui , senza la sovvenzione mensile di 200 litri di petrolio che non viene più versata dal settembre dello scorso anno, l’agricoltura ha operato un ritorno forzato alla trazione animale. “Quel che facevo in un’ora con il trattore[ii], lo faccio adesso in un giorno con i buoi”, spiegava recentemente un lavoratore agricolo della regione di Camaguëy in un reportage della radio svizzera[iii]. E quando uno i buoi non ce li ha? Smette di produrre per gli altri, punto e basta.

Tutto ciò aggrava la situazione già precaria dell’agricultura cubana le cui terre fertili sono per métà almeno condannate da un arbusto spinoso dalle profondissime radici e particolarmente invadente importato negli anni Novanta negli intestini di mandrie di mucche provenienti dall’Africa, chiamato a Cuba, marabout. Siccome è molto difficile da strappare, vista la profondità delle radici, i cubani si erano rassegnati a tagliarlo accumulando in tal modo delle grandi quantità di legname che un accordo raggiunto con l’amministrazione Obama permetteva di smerciare negli Stati Uniti per la fabbricazione di cellulosa.

La rottura di quell’accordo da parte dell’amministrazione Trump lascia sulle braccia dei Cubani immense quantità di legname. E, vista quest’accumulazione, si rinuncia addirittura al taglio degli arbusti, favorendo così l’estensione duratura del marabout.

Gli effetti sono immediati: dopo alcune avvisaglie alla fine dello scorso anno, le penurie alimentari sono diventate realtà nelle grandi città cubane dove, oltretutto, la corrente elettrica manca più ore al giorno.

Helms & Burton

La situazione è aggravata dalla decisione statunitense del maggio del 2019 di applicare i titoli II e III della legge Helms & Burton adottata nel 1996.

Le due disposizioni, entrate in vigore per la prima volta lo scorso anno e che permettono a chiunque, cittadino statunitense o emigrato cubano “vittima” di espropriazione da parte del regime castrista, di introdurre un’azione in giustizia contro chi investe o fa del commercio con Cuba, hanno un effetto massiccio sugli investimenti esteri nell’isola dei Caraibi. Al momento in cui la direzione dello stato cubano fa gli occhi dolci agli investimenti esteri, la cosa preoccupa…

Si aggiungono a quest’attivazione dei titoli contestati della Helms & Burton, altre misure prese dall’amministrazione Trump. Alla restrizione a 1’000 dollari dell’importo mensile delle rimesse degli emigrati alla famiglia restata sull’isola – che potrebbe ridurre i flussi monetari nella misura del 20-30%[iv]– sono poi da aggiungere la limitazione dei permessi accordati ai cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba, la soppressione dei permessi per i viaggi marittimi, crociere comprese, e la limitazione dei voli dagli Stati Uniti verso il solo aeroporto dell’Avana[v].

Quanto al turismo, che già aveva conosciuto un calo del 9,3% lo scorso anno, si stima che l’attuale chiusura delle frontiere costi all’economia cubana circa 140 milioni di dollari al mese.

Il risultato è evidente: a fine aprile, il 16% delle famiglie cubane non era in misura di soddisfare i propri bisogni di base[vi]. Anche su questo piano però, la scollatura tra “los cubanos que van à pié[vii] ed il nuovo strato di beneficiari dell’apertura al settore privato accentua la nuova stratificazione sociale in corso a Cuba.

Approfittare della pandemia

Impegnato in una restaurazione di forme importanti di proprietà privata e dopo aver accordato la proprietà delle ferrovie – e della più che strategica linea L’Avana-Santiago – alla francese SNCF ed alla russa RZD nel 2018-, il governo potrebbe approfittare della pandemia – il cui impatto sul PIL è stimato a una diminuzione del 3,7%[viii]– per accelerare le riforme strutturali.

È così che, stimolate dall’ufficialissimo Centro di studi dell’economia cubana (CEEC), una serie di proposte di riforme – che assumono un chiarissimo aspetto di contro-riforme – si fanno strada.

Fra queste, figura in primo luogo la riforma del sistema monetario e di scambio, con la soppressione della doppia moneta, il peso cubano per i cubani ed il CUC per gli stranieri, a profitto di una moneta unica, il CUC, che rassicuri gli investitori esteri. Ciò significa che la politica monetaria che doveva proteggere la popolazione cubana tramite la fissazione dei prezzi con la moneta nazionale, rischia di scomparirire mettendo il semplice cittadino cubano sullo stesso piano delle multinazionali che investono a Cuba.

E poiché la Costituzione adottata lo scorso anno lo permette[ix], la soppressione di alcuni elementi di protezione sociale dovrebbe favorire una più grande flessibilità per il settore privato e suscitare investimenti esteri.

Nel contempo, nuovo favore concesso al settore privato, si tratterebbe di ampliare la lista dei prodotti acquisibili in divise estere ed anticipare allo scopo l’adozione, prevista per il 2022, di una legge “sulle imprese, associazioni e società mercantili” che dà ampio spazio agli interessi privati. Esperti del CEEC insistono pure sulla “necessaria collaborazione tra settore pubblico e privato” nella fissazione dei prezzi della produzione agricola[x].

D’altra parte, personalità del CEEC insistono sulla necessità di accelerare il processo di adozione della Legge sulle terre. Prevista per il 2022, questa nuova legge costituisce una rottura fondamentale con il passato rivoluzionario nella misura in cui prevede nientepopodimeno che la “privatizzazione delle terre[xi].

In fin dei conti

Quindi, tra ammirazione beata e tristi realtà, è la fredda analisi di queste ultime che si impone… Purtroppo. (7 luglio)

* articolo apparso su rproject.it


[i] A titolo di paragone, nel 2018, il PIL di Cuba era di 97 miliardi di dollari

[ii] E, come per gli altri macchinari agricoli, si trattava in generale di vecchi trattori sovietici degli anni Settanta che soffrivano spesso di mancanza di pezzi di ricambio

[iii] RSR1, 29 gennaio 2020, emissione «Tout un monde»

[iv] Ricardo Torres, professore di economia all’Università dell’Avana, «El rompecabeza economico cubano frente a la pandemia» Nueva Sociedad, Mayo 2020

[v] Una prima limitazione dei soggiorni di cittadini statunitensi a Cuba era stata introdotta dall’amministrazione Trump che autorizza i soggiorni a Cuba al solo scopo di «aiutare il popolo di Cuba a liberarsi dalla dittatura comunista»

[vi] Torres, articolo citato

[vii] «I cubani che vanno a piedi», cioè quelli che l’automobile se la sognano

[viii] Torres, Ibid.

[ix] http://rproject.it/2019/03/cuba-cosi-e-se-ci-pare/

[x] Torres, Ibid.

[xi] Torres, Ibid.

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