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Giovedì scorso, gli edili della filiale ticinese del gruppo edile svizzero Walo-Bertschinger AG si sono mobilitati astenendosi dal lavoro. Lo hanno fatto, fondamentalmente, perché non vogliono pagare i costi della crisi Covid-19, come invece ha deciso di fare la famiglia Walo-Bertschinger, nonostante i proclami contenuti nelle Linee guida globali aziendali WALO, dove possiamo leggere che «i collaboratori sono la chiave del successo del Gruppo WALO e meritano particolare riguardo»….

Carta straccia, contano i fatti. E questi trasudano arbitrarietà padronale alla più elevata potenza. In primo luogo, WALO ha usato le vacanze arretrate del 2019 per “pagare” una parte consistente delle ore perse a causa del blocco dell’attività imposto dal Cantone Ticino, rifiutandosi di ricorrere al lavoro ridotto per non “pesare sulla collettività pubblica”. Un moralismo di facciata, disgustoso. Non ricordiamo che WALO abbia mai denunciato, mostrando un po’ di coraggio, gli accordi cartellari attivi in Ticino fino ad almeno il 2008, emersi nel famoso caso di “Asfaltopoli”… E per il gruppo svizzero rubare le vacanze duramente guadagnate dai suoi operai nel 2019 non urta minimamente i suoi principi morali. Stiamo parlando di operai che, su richiesta della ditta, hanno rinunciato, nel 2019, alle vacanze estive, perché la ditta aveva bisogno di questo sforzo solidale. Ebbene il ringraziamento è stato quello di usare i giorni di vacanza arretrati per pagare gli operai durante la pandemia, quando lo Stato ha attivato, snellendolo al massimo, il lavoro ridotto!

Inoltre, ed è importante sottolinearlo, tutte le perizie giuridiche oggi disponibili considerano l’uso delle vacanze, arretrate o no, dei lavoratori per compensare le giornate perse a causa della pandemia come una decisione illegale da parte dei padroni. Il concetto di vacanza è infatti inscindibile dal principio di poter beneficiare dell’essenza stessa della vacanza: decidere liberamente di come usare questo tempo per rigenerarsi fisicamente e mentalmente. Ora, le restrizioni imposte per arginare la pandemia hanno di fatto, e de jure, impedito di sfruttare le vacanze nel senso citato più sopra. E per gli edili frontalieri la situazione è stata ancora più pesante e vincolante, essendo stati confinati all’interno dei loro comuni di domicilio! Ci sono operai che si sono visti togliere 27, 20 e 15 giorni di vacanze arretrate! Parlare in questo caso di “vacanze” è possibile solo se si un padrone il cui esclusivo principio è quello di estrarre il massimo tasso di plusvalore dalla propria forza-lavoro, come dimostrato dalla famiglia Walo-Bertschinger appunto.

Come se ciò non bastasse, WALO ha deciso, a fine maggio, di annullare le vacanze di agosto fissate mesi prima, sempre in nome di una fantomatica “solidarietà aziendale” per rispondere alle difficoltà produttive generate dalla pandemia, imponendo come nuovo periodo nel quale consumare il diritto al riposo quello che va da ottobre a dicembre.

A questo ennesimo abuso padronale condito in salsa pandemica, gli operai della WALO hanno deciso di reagire, di non più accettare passivamente la “solidarietà aziendale”. Con un lavoro di discussione, di confronto e di convincimento, sostenuti dal sindacato Unia, i lavoratori hanno deciso che la misura era colma e che davanti al muro imprenditoriale, fatto di mancanza di volontà di discussione, l’unica via praticabile fosse quella di autorganizzarsi e innescare un rapporto di forza con la direzione ricorrendo alla lotta. Questo tipo vertenze non va commisurato esclusivamente sulla base del risultato concreto e immediato. Certo, questo è importante. Innegabile. In questo senso gli operai della Walo hanno ottenuto il ripristino del loro diritto alle vacanze d’agosto. Invece, per quanto riguardo la retrocessione delle vacanze arretrate usate illegalmente per pagare il salario degli operai durante la pandemia, la direzione nazionale di Walo-Bertschinger AG non ha fatto un passo indietro. Naturalmente, operai e sindacato non considerano affatto chiusa la questione, ma solo rimandata. Altre misure di lotta andranno valutate per recuperare il maltolto.

Come detto più sopra, il risultato di una lotta diretta, di un blocco dell’attività produttiva deve essere misurato anche sulla base di altri parametri. Uno di questi è sicuramente quello di aver recuperato la propria dignità attraverso lo scontro diretto con l’impresa, attraverso la scelta di autorganizzarsi e di lottare per fare rispettare i propri diritti. Gli operai della WALO hanno deciso di non delegare questo compito a terzi (sindacato, via giuridica, ecc.) ma hanno preso nelle proprie mani il loro destino. Non sappiamo come evolverà la situazione, come resisteranno i lavoratori alle pressioni dell’azienda per cercare comunque di forzare la maggioranza di loro a lavorare in agosto. Una cosa è però certa: questa esperienza, anche se durata un solo giorno, lascerà un segno indelebile: unendo le forze, grazie al collante della determinazione e della lotta collettiva, hanno dimostrato a loro stessi e agli altri lavoratori che è possibile mettere un limite allo sfruttamento dei padroni, recuperando così un bene prezioso come la propria dignità di uomini e di lavoratori. Non è poco. 

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