Tempo di lettura: 3 minuti

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a una nuova scarica di annunci molto positivi sull’attività dell’aeroporto di Lugano-Agno, la cui gestione è per il momento integralmente nelle mani della città di Lugano.
Commenti a dire il vero piuttosto deliranti. Il povero sindacato di Lugano affermava che «Può sembrare singolare (…) come tutti gli scali maggiori abbiano subito un contraccolpo enorme dalla pandemia con uno spaventoso calo di voli, mentre noi invece nel confronto con un anno fa raggiungiamo una cifra d’affari che si avvicina molto al periodo pre Covid»[1]. Ma che singolare! Con il blocco delle attività economiche e finanziarie a livello mondiale, con il lockdown imposto alla stragrande maggioranza degli aeroporti internazionali, era piuttosto scontato registrare un tracollo dell’attività aviatoria su scala planetaria. Solo Borradori può esserne sorpreso…  E aggiunge pacifico che l’Aeroporto di Lugano ha invece resistito, mostrando praticamente la stessa cifra d’affari, anche nel periodo Covid, dell’anno 2019. Come il sindaco leghista possa trarne motivo di vanto o di ottimismo rimane un mistero. Infatti, i dati presentati confermano solo una grande verità: continua lo stato comatoso, irreversibile, dello scalo luganese. La povera direttrice operativa ad interim dell’aeroporto, Julia Detourbet, è stata obbligata a svolgere un esercizio di propaganda piuttosto miserevole. Vale la pena di riportare le parole rilasciate al sito della RSI: «Rispetto a giugno 2019 abbiamo perso solo il 14% dei voli. Le misure di restrizione Covid-19, durate fino al 15 di giugno, ci hanno limitato, ma sull’arco del mese abbiamo contato comunque 1’300 movimenti”, spiega. “A luglio invece abbiamo perso il 13% rispetto al 2019, ma abbiamo conteggiato 1’521 movimenti, dunque come nel 2018”, prosegue»[2].
In queste cifre non riusciamo a riscontrare il cambiamento degno di nota che ha fatto gridare al piccolo miracolo. In realtà è confermata l’assoluta inutilità sociale di questo aeroporto: neppure il Covid-19 ha intaccato i suoi storici risultati operativi da società fallimentare… La pandemia non ha scalfito lo scalo luganese perché lo stesso ha continuato a servire, come nei tempi pre-pandemia, solo ed esclusivamente un numero di ristretto di super-ricchi proprietari di jet e qualche manager strapagato allergico al treno e ai voli di linea su Malpensa. Un microcosmo di possidenti per i quali, tra l’altro, non sembrano valere le regole imposte ai comuni mortali durante la pandemia. Ancora aspettiamo di sapere a quali controlli sono stati sottoposti i jet privati, gli aerotaxi che hanno scaricato manager italiani in rientro dalla Cina, poi trasportati in Italia con taxi di lusso su quattro ruote…
La direttrice completa la parodia affermando che «oggi chi atterra a Lugano non lo fa perché lo scalo è bello, ma perché lavora in Ticino, perché Lugano è sempre una piazza finanziaria importante o perché torna alla sua abitazione»[3]. Pensavamo che questo genere di affermazioni fosse del tutto tramontato. E invece no. Ma quale aeroporto che servirebbe la piazza finanziaria luganese… Già a inizio anni ’90, quando Lugano era effettivamente una piazza finanziaria emergente, a praticamente nessun operatore bancario interessava l’esistenza o meno dell’aeroporto[4]… Figuriamoci adesso. Constatiamo, ancora una volta, la sensibilità sociale dei difensori dell’aeroporto, per i quali è molto più importante riportare nelle loro lussuose ville le famiglie Bonomi, Lindsay Owen-Jones, Perfetti, De Morgan, Ruffo di Calabria, Pacolli, piuttosto che preservare la salute delle centinaia di famiglie che da decenni sono inondate da tonnellate di CO2 e di ossidi di azoto. Naturalmente nessuno ha pensato, ieri come oggi, a lanciare uno studio serio, magari non affidato all’Università di San Gallo, sull’impatto, per l’ambiente e per la popolazione, di un’attività inutile, a esclusivo profitto di un pugno di possidenti, la cui ricchezza è stata creata dando un contributo tangibile alla crisi ambientale attuale.
Anche per questi motivi, la nostra determinazione nel chiudere questo inutile e dannoso aeroporto rimane intatta, pronti a combattere anche la strategia di cessione ai privati che permetterebbe di perpetuare questo inaccettabile esercizio dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

[1] https://www.tio.ch/ticino/attualita/1451129/aeroporto-lugano-covid-aerotaxi-rilancio

[2] https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Lugano-Airport-in-ripresa-13295502.html

[3] Idem.

[4] «La categoria dei “bancari” dimostratasi legata all’aviazione civile per lo svolgimento delle sue attività, non è, in questo scenario, molto sensibile: solo il 2,9% dice di prendere in considerazione un’altra località se i voli di linea dovessero essere interrotti», Mirko Giulietti, Aeroporti e aviazione civile di linea in Ticino: elementi d’analisi economica, IRE, 1992, p. 35.

Pin It on Pinterest