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Pubblichiamo il testo delle donne MPS che hanno animato oggi un piccolo presidio a Monte Carasso in occasione della visita del consigliere federale Alain Berset. (Red)

Questo è apparso una notte a molti chilometri da noi, proiettato a grande scala su un edificio di Santiago.

In tutta la sua cruda semplicità si è trasformato in uno slogan globale che riflette il tempo che stiamo attraversando e a quanto ci dobbiamo aspettare se non sovvertiamo strutturalmente un sistema orientato al profitto. Profitto che, ormai, tutto governa e tutto gestisce, compresa la salute dei popoli.

Per questo ci presentiamo ad accogliere Berset con una dimostrazione per contestare l’ostinazione del Consiglio Federale nel proseguire il cammino sulla strada di questa normalità.

Per questo vogliamo ricordare che una potenziale imminente pandemia era già stata paventata a settembre, e allertava i Paesi a prepararsi sottolineando che le strutture sanitarie mondiali non fossero adeguate.

Insomma… Tutti sapevano e nessuno ha agito per tempo, Svizzera compresa.

Per questo vogliamo lanciare il nostro grido di allarme chiedendo una politica che agisca nell’interesse comune, per le cittadine e i cittadini e per il territorio che sempre più soffre e necessita di uno stato che lo protegga, al di sopra degli interessi di pochi e del loro tornaconto personale.

Per questo vogliamo fermamente sottolineare che quest’emergenza sanitaria non è che uno spaccato dell’emergenza climatica, sottovalutata e trascurata, che comprende emergenza idrica, emergenza boschiva, emergenza alimentare, nonché emergenza sociale, emergenza lavorativa, emergenza migratoria, emergenza razziale, emergenza di genere…

Per questo chiediamo un repentino e totale sovvertimento di sistema in quanto “Le nostre vite valgono più dei vostri profitti”.

Per questo chiediamo che venga applicato il paradigma ecofemminista della cura. Cura della terra, fauna e flora, e cura delle genti che la popolano… indistintamente.

Per questo chiediamo di “Produrre meno, consumare meno e condividere di più” e “Lavorare meno per lavorare tutti”.

Per questo chiediamo che ogni bene comune come la sanità, l’acqua, l’energia, la natura, senza tralasciare la cultura e il diritto alla scuola, venga messo “fuori mercato”, in un progetto di società ecosocialista.

Oggi si festeggia il “Natale della Patria” e su questo concetto citiamo le parole, ancora una volta, di una donna:

“E se proprio non è possibile uscire dalla percezione genitoriale dell’appartenenza collettiva (padre, ma anche l’ossimoro madre patria) potrebbe essere interessante cominciare a parlare di Matria.”

Matria come luogo sia fisico che metaforico dell’accoglienza. Oltre l’appartenenza nazionale, etnica, religiosa, sociale o di genere.

Concludiamo con un verso del cantautore brasiliano Caetano Veloso: “E io non ho patria, ho una matria e voglio una fratria.”

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