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Ad una settimana dalla riapertura delle scuole nella Svizzera interna già due strutture hanno dovuto chiedere e mettere docenti e allievi in quarantena e isolamento. Una possibilità che nessuno nega potrebbe verificarsi anche in Ticino. Stupisce, ma forse non molto, la leggerezza con cui il DECS e le autorità sanitarie immaginano periodi di quarantena per le classi o le scuole. Tenere a casa 10 giorni classi di allievi comporta una riorganizzazione della gestione famigliare, una riorganizzazione della didattica e uno scombussolamento continuo delle abitudini di ragazzi e ragazze che già in questi mesi hanno vissuto momenti di grande difficoltà.

Stupisce ancora di più la pochezza della misura messe in atto affinché questo non avvenga. La scuola che riaprirà a settembre sarà, fortunatamente una scuola in presenza, l’unica forma di insegnamento che può essere chiamata tale. Sorprende però che in una situazione come quella che ci siamo lasciati alle spalle, almeno per ora, la scuola riapra così com’era prima. Classi con lo stesso numero di allievi, nessun potenziamento del personale addetto alla pulizia degli spazi, nessun investimento in nuove strutture e spazi più ampi e nessun sostegno reale alle sedi per mettere in atto i necessari momenti di recupero di tutto quello che non si è potuto fare nel periodo di chiusura della scuola.

Ovviamente ora sugli aspetti strutturali (numero di classi, numero di allievi e docenti, spazi messi a disposizione) non si può più intervenire (lo si sarebbe dovuto e potuto fare a partire da giugno, ma governo e DECS hanno deciso altrimenti); ma in queste due settimane che ci separano dall’apertura delle scuole si potrebbero almeno mettere in atto alcune misure che in qualche modo darebbero qualche garanzia in più.

Il DECS continua a cincischiare, affermando di voler verificare in alcune sedi la possibilità di rispettare le distanze sia nelle aule che negli spazi comuni: chi conosce le scuole ticinesi sa come questo sia assai difficile se non impossibile, nelle scuole medie superiori e in diverse scuole medie che contano dai 500 ai 1200 allievi. Allievi che del resto scenderanno dai mezzi pubblici indossando la mascherina e che, per ragioni francamente incomprensibili, dovranno togliersela per entrare in uno spazio anche più affollato e chiuso di un treno o di un bus. Un atteggiamento, quello del Dipartimento, che contrasta con i pressanti appelli della stragrande maggioranza dei medici del cantone a favore dell’uso delle mascherine negli spazi chiusi ed affollati (e le scuole sono spazi di questo genere) e con quello che sta avvenendo alla riapertura delle scuole in Svizzera interna.

Anche la questione dei trasporti rimane molto problematica. Si tratterebbe infatti di obbligare le FFS a mettere in atto un potenziamento dei collegamenti (soprattutto al mattino e a fine pomeriggio) proprio per evitare quelle situazioni di sovraccarico che puntualmente si verificano con la riapertura delle scuole. Situazioni denunciate da tempo e alla cui soluzione è stata dedicata scarsissima attenzione e disponibilità da parte delle FFS e del governo. Una situazione, malgrado l’uso della mascherina, che rischia di rivelarsi problematica.

Il piano di protezione per il servizio mensa non è ancora disponibile. Anche qui però ci chiediamo come si possa realmente mettere in protezione un servizio mensa che nel giro di un’ora e mezza deve servire gli studenti di quattro o cinque scuole superiori. Anche qui si sarebbe dovuto giocare d’anticipo pensare ad aprire nuovi spazi e nuovi servizi di mensa per evitare che gli studenti delle scuole dovessero servirsi tutto allo stesso posto e nello stesso momento. Nelle scuole superiori la capienza del servizio mensa era un problema già prima della crisi del Covid e lo diventerà ancora di più in questo contesto.

Infine non è poi dato sapere se il DECS abbia previsto un potenziamento del personale addetto alle pulizie degli spazi che in questo contesto deve essere garantita con frequenza maggiore (anche durante la giornata, in occasione di spostamenti da un’aula all’altra degli studenti che, malgrado si cerchino soluzioni che li limitino, saranno comunque inevitabili) e con una certa cura.

Ancora una volta saranno poi le singole sedi e le singole direzioni a doversi assumere la responsabilità di mettere in protezione le scuole con direttive poco chiare. Ancora una volta il Dipartimento scarica sulle direzioni e sulle sedi la responsabilità di quanto succederà nelle scuole. Ancora una volta si perde l’occasione per promuovere un vero cambiamento all’interno del sistema scolastico e veri piani di protezione rischiando così di mettere una seria ipoteca sulla possibilità di continuare nel tempo con la scuola in presenza.

E’ vero nessuno di noi può sapere cosa succederà in autunno. Abbiamo però imparato che alcune misure possono aiutare nel contenere la diffusione del virus: mantenere le distanze o portare una mascherina nel caso in cui questo non sia possibile, lavarsi le mani e lavare gli spazi comuni, evitare gli assembramenti; tutte condizioni che la riapertura delle scuole, così come pensata oggi, non permette di rispettare pienamente. 

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