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E così tra tre giorni la scuola ricomincerà. Speriamo che i temporali si esauriscono nel prossimo fine settimana in modo che i ragazzi possano usufruire a fondo degli spazi esterni e alleggerire l’affollamento di quelli interni che in alcune sedi (a cominciare da quelle delle scuole medie superiori, ma non solo: pensiamo ad alcune sedi di scuola media storicamente sovraffollate o ad alcuni centri di formazione) sono veramente esigui.

Tornare a scuola in presenza è sicuramente una buona cosa. Da questo punto di vista l’orientamento difeso dal governo va sostenuto. Meno possono invece essere sostenute e comprese le condizioni nelle quali questa ripresa avviene, in particolare per alcuni ordini di scuola che (anche in ragione della popolazione che vi appartiene) pongono problemi importanti dal punto di vista della sicurezza.

Lo abbiamo già detto, abbiamo fatto parecchie proposte e dobbiamo ora constatare che il ritorno a scuola, avviene sostanzialmente nelle stesse condizioni degli scorsi anni, se si escludono alcune precauzioni sulle quali vi sarebbe pure da eccepire per l’incertezza con la quale vengono assunte. In poche parole tutte le preoccupazioni di ordine sanitario si esauriscono in una sorta di appello alla responsabilità individuale e poco o nulla vanno ad incidere sulle condizioni materiali nelle quali le strutture scolastiche riapriranno.

Partiamo dagli spazi: fondamentali in un contesto nel quale la principale forma di protezione è proprio quella di mantenere le distanze, di garantire spazi adeguati tra le persone.

Ebbene, le scuole ricominciano con gli stessi spazi dello scorso anno. Possiamo affermare che nulla è stato fatto per dotare sedi (che, da mesi, si sapeva sarebbero state affollate in modo non adeguato rispetto agli standard di sicurezza) di ulteriori spazi. Pensiamo, ad esempio, alla posa di strutture prefabbricate (facili da organizzare) che avrebbero permesso a molti istituti di contare su “valvole di sfogo”, soprattutto in quegli istituiti di scuola media superiore che contano oltre 1’000 studenti.

La messa a disposizione di nuovi spazi avrebbe potuto permettere di ridurre tendenzialmente il numero di allievi per classe: oggi vi sono parecchie classi, in molte scuole medie e medie superiori, con 23-24-25 studenti: un numero che rende impossibile garantire il distanziamento sociale in buona parte delle aule scolastiche. Questa situazione è sostanzialmente identica, se non addirittura peggiore, rispetto allo scorso anno (vedremo di precisare quella che per ora è solo una prima impressione fondata tuttavia su sondaggi fatti in alcune sedi): con la differenza che lo scorso anno non avevamo problemi di distanziamento. Ci si trova in questa inconfortevole situazione a seguito delle direttive fornite dal DECS alle direzioni scolastiche già a giugno in vista della formazione delle classi: direttive che riprendevano quelle degli ultimi anni, con un uguale numero di ore a disposizione per la formazione delle classi. Il tutto come se negli scorsi mesi non fosse successo nulla!

È in questo contesto che si inserisce il surreale dibattito sull’uso della mascherina. È evidente che nelle scuole medie superiori essa è di fatto obbligatoria: per la semplice ragione che non ci sono più di cinque o sei aule in ognuna di queste scuole (che ne contano ognuna almeno una trentina) che permettono di mantenere le distanze; men che meno negli spazi comuni.

Eppure il DECS continua a sostenere (e così recitano i piani di protezione) che la mascherina non è obbligatoria e che la si deve mettere solo in mancanza delle misure di distanziamento.

È solo una questione linguistica, ci siamo chiesti? No, è una dimostrazione di ottusità politica. E lo ha confermato (in un intervento di fronte a parecchie persone pochi giorni fa) lo stesso capo del DECS; il quale, pensandosi un fine stratega, ha dichiarato che l’obbligo della mascherina lo riserva ad una ulteriore fase, quando dovessero cominciare a svilupparsi dei contagi. Per mostrare, immaginiamo sia questo il suo ragionamento strategico, che governo e dipartimento prendono nuovi e più incisivi provvedimenti. Noi, avevamo invece capito che l’obbligo della mascherina servisse proprio ad evitare che si sviluppassero nuovi focolai…

Naturalmente a questa decisione si deve pensare anche in termini finanziari. Infatti se non vi è un obbligo di portare la mascherina ci si può accontentare di dare 10 mascherine gratuite il primo giorno e poi basta. Se invece vi fosse l’obbligo, è evidente a tutti che si dovrebbero fornire agli studenti mascherine gratuitamente e a seconda dei bisogni…Ma se la riapertura deve essere di fatto a costo zero…

Una logica, questa del risparmio, che vediamo affiorare qua e là in molte scuole. In una delle più importanti sedi liceali del cantone, ad esempio, il disinfettante per le mani non sarà a disposizione nelle aule nelle quali vi è un lavandino. Si dovrà quindi fare la fila a inizio e fine lezione per lavarsi le mani…e perdere un buon quarto d’ora di lezione. E sempre nella stessa scuola gli studenti di alcune classi non avranno le lezioni di italiano per le prime due settimane. Le procedure per l’assunzione di nuovi docenti non saranno esaurite prima di due settimane e il DECS reputa inutile assumere un supplente. Pratica invece normalmente messa in atto appena un docente titolare si assente per almeno una settimana. Misteri del COVID…

Simili considerazioni valgono per tutta la struttura logistica delle scuole: lavori di pulizia, di portineria, di organizzazione delle diverse attività. Gli effettivi (se si esclude qualche leggere ritocco per le pulizie serali) sono rimasti gli stessi. E tutti possono comprendere che gestire le strutture di una scuola in tempi normali o con l’enorme attenzione da dedicare in un contesto come quello attuale sono due cose ben diverse, che necessitano la messa a disposizione di mezzi diversi. Il risultato è un self-service per quel che riguarda la pulizia di banchi, computer, etc. e, durante la giornata, anche dei gabinetti…

Tutto quanto abbiamo fin qui raccontato ci mostra come questo ritorno a scuola non avvenga nelle migliori condizioni. E poco serve appellarsi alla responsabilità individuale: essa conta relativamente poco se le condizioni nelle quali si esercita tale responsabilità tendono a vanificarla, a renderla difficile per non dire superflua. Condizioni dettate da scelte politiche ben precise. Scelte che abbiamo cercato di delineare a pochi giorni dall’inizio della scuola. Scelte per nulla rassicuranti. Non ci resta che affidarci alla buona sorte.

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