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Interpellanza al Consiglio di Stato

Durante la recente puntata della trasmissione televisiva Falò (3 settembre 2020) è emerso, in maniera chiara e inequivocabile, come la sessione della migrazione gestisca in maniera illegale la politica dei permessi. Vittime di questa modalità di agire centinaia di persone che si vedono negare o revocare, senza nessuna base legale, il proprio permesso. Una situazione che ha portato ad un aumento importante dei ricorsi (290 nel 2012, 557 nel 2019) e, soprattutto, di quelli accolti in seconda istanza.

Si tratta di una situazione che chiama causa direttamente l’ufficio ricorsi del Consiglio di stato che viene “bacchettato” da tribunale amministrativo cantonale perché non riesce a fare da filtro e “non adegua la propria prassi alla giurisprudenza”.

Nel servizio, l’avvocato Paolo Bernasconi mette in evidenza come non si è mai visto un tribunale (riferendosi al tribunale amministrativo cantonale) con una percentuale così alta di annullamenti di decisioni prese da istanze inferiori e afferma che “il Consiglio di stato è pesantemente responsabile del fatto che nel settore della migrazione le leggi non vengono rispettate e specialmente il Consiglio di stato in corpore collegialmente continua a ignorare i segnali manifesti e espliciti che vengono forniti dal tribunale cantonale”.

Nel commentare il servizio il consigliere di stato Norman Gobbi, dopo aver minimizzato numeri e situazione, ha affermato che “adeguerà la prassi alla giurisprudenza (ammettendo quindi di aver agito nell’illegalità) anche se questo gli fa ribollire le busecca” e, non contento, ha dichiarato che la legge sul rilascio dei permessi non gli piace e che quindi la applica nel modo più restrittivo possibile (leggi illegale).

Incalzato dal giornalista sul fatto che appare comunque strano che il Tribunale amministrativo abbia dovuto smentire così tante decisioni prese dall’Ufficio ricorsi del Consiglio di stato e abbia bacchettato più volte lo stesso per non aver tenuto conto della giurisprudenza, Gobbi ha dichiarato che “si tratta di una scelta politica, il Consiglio di stato in sede di ricorso in prima istanza ha sempre tutelato le decisioni del ufficio delle migrazioni per una chiara scelta politica, proprio perché l’ambito della sicurezza pubblica è uno di quei pochi ambiti che permette all’autorità cantonale di non concedere permessi di dimora e di lavoro sul proprio territorio, questa era una chiara volontà, poi ne abbiamo discusso e le prassi si sono allineate alla giurisprudenza andando contro alla scelta politica proprio perché nemmeno al consiglio di stato piace perdere contro il Tram anche se questo, lo ripeto, fa ribollire le busecca”.

Al di là dei problemi intestinali del consigliere di Stato Gobbi, queste affermazioni portano a credere che il Consiglio di stato condivida e sostenga politicamente, sulla base di una scelta collegiale, una modalità di agire illegale e contraria alla giurisprudenza come scelta politica collegiale.

Di fronte a queste affermazioni chiediamo al Consiglio di stato

1. Come giudica le dichiarazioni rese a Falò nella trasmissione dello scorso 3 settembre e che abbiamo qui in parte riportato?
2. Corrisponde al vero che è stata una scelta politica collegiale, come dichiarato dal consigliere Gobbi, quella di avallare, in sede di ricorso, le interpretazioni e le applicazioni delle leggi (evidentemente in modo non conforme alle leggi stesse come hanno dimostrato, in diverse fattispecie, le decisioni del Tribunale amministrativo) prese dall’Ufficio cantonale della migrazione?

Per il gruppo MPS-POP-Indipendenti
Angelica Lepori, Simona Arigoni, Matteo Pronzini

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