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Uno studio pubblicato nel numero di questo mese della rivista Lancet Planetary Health arriva alla conclusione che l’uso generalizzato di pesticidi e di altri prodotti agrochimici può accelerare la trasmissione di quella debilitante malattia denominata schistosomiasi, perturbando gli equilibri ecologici negli ambienti acquatici che prevengono le infezioni.
La schistosomiasi, nota anche come febbre della lumaca o bilarziosi, è causata da vermi parassiti che si sviluppano e si moltiplicano all’interno delle lumache d’acqua dolce e si trasmette attraverso il contatto con l’acqua contaminata. L’infezione, che può causare danni permanenti al fegato e ai reni, colpisce più di 200 milioni di persone ogni anno.
In termini di impatto complessivo sulla salute umana, è la seconda malattia parassitaria più comune dopo la malaria. Non esiste un vaccino contro la schistosomiasi e i trattamenti sono spesso inefficaci.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la schistosomiasi è diffusa nelle aree tropicali e subtropicali, in particolare nelle comunità povere che non hanno accesso ad acqua potabile sicura e a servizi igienici adeguati: circa il 90% delle persone che hanno bisogno di cure vive nell’Africa subsahariana. È particolarmente comune tra i bambini che nuotano o giocano in acque infestate.
Le donne che svolgono compiti come il lavaggio dei vestiti in acqua infestata possono sviluppare la schistosomiasi genitale femminile, un fattore di rischio di infezione da HIV.
Il nuovo studio, condotto dai ricercatori dell’Università della California a Berkeley, ha scoperto che i prodotti agrochimici possono aumentare la trasmissione di vermi schistosomiatici in diversi modi: influenzando direttamente la sopravvivenza del parassita acquatico stesso, decimando i predatori acquatici che si nutrono di lumache che trasportano il parassita, alterando la composizione delle alghe nell’acqua che è un’importante fonte di cibo per le lumache.
Christopher Hoover dell’Università di Berkeley e autore principale dello studio afferma: “Sappiamo che la costruzione di dighe e l’espansione dell’irrigazione aumentano la trasmissione della schistosomiasi in ambienti a basso reddito perturbando gli ecosistemi di acqua dolce. Siamo rimasti scioccati dall’evidenza delle prove che abbiamo trovato che collegano l’inquinamento agrochimico anche all’aumento della trasmissione della schistosomiasi”.
Queste conclusioni arrivano proprio nel momento in cui i legami tra l’ambiente e le malattie infettive sono state messe in grande evidenza dalla pandemia di Covid-19, causata da un agente patogeno emergente che si pensa sia legato alla fauna selvatica.
Scrive Justin Remais della Scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Berkeley: “Gli inquinanti ambientali possono aumentare la nostra esposizione e la nostra suscettibilità alle malattie infettive. Dalle diossine che diminuiscono la resistenza al virus dell’influenza agli inquinanti atmosferici che aumentano la mortalità da Covid-19, all’arsenico che colpisce le vie respiratorie inferiori e le infezioni enteriche – la ricerca ha dimostrato che ridurre l’inquinamento è un modo importante per proteggere le persone dalle malattie infettive“.
I ricercatori hanno scoperto che anche basse concentrazioni di pesticidi comuni – tra cui atrazina, glifosato e clorpirifos – possono aumentare la velocità di trasmissione e interferire con gli sforzi per controllare la schistosomiasi. L’amplificazione agrochimica della trasmissione dei parassiti non è stata priva di conseguenze. Nelle comunità studiate all’interno del bacino del fiume Senegal in Africa occidentale, l’eccessivo carico di malattie attribuibili all’inquinamento agrochimico era paragonabile alle malattie causate dall’esposizione al piombo, da una dieta ad alto contenuto di sodio e da una scarsa attività fisica.
Conclude Christopher Hoover: “Dobbiamo sviluppare politiche che proteggano la salute pubblica limitando l’amplificazione della trasmissione della schistosomiasi attraverso l’inquinamento agrochimico. Oltre il 90% dei casi di schistosomiasi si verifica in alcune zone dell’Africa subsahariana, dove l’uso di prodotti agrochimici è in espansione. Se riuscissimo a trovare il modo di mantenere i benefici agricoli di queste sostanze chimiche, limitandone l’uso eccessivo nelle aree endemiche della schistosomiasi, potremmo prevenire ulteriori danni alla salute pubblica in comunità che già presentano un carico di malattie inaccettabilmente elevato“.

* Questo articolo include materiali forniti dall’Università della California, Berkeley. È stato pubblicato sul sito web di Climate&Capitalism, il 27 agosto 2020. La traduzione in italiano è stata curata dal segretariato MPS.

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