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Case per anziani della città di Bellinzona: l’incompetenza della dirigenza continua… a scapito della salute degli anziani degenti

Durante la prima ondata del COVID-19 la dirigenza delle case anziani di Bellinzona, ed in particolare il suo direttore Silvano Morisoli ed il Municipio di Bellinzona si sono dimostrati incapaci di gestire l’emergenza. Prova né sia il triste primato di morti avvenute presso la casa anziani di Sementina.

Purtroppo, e non poteva essere diversamente, tale incompetenza dei dirigenti è continuata anche nel periodo successivo alla prima ondata.

Negli scorsi giorni la stampa, ed in particolare tio.ch, ha dato risalto al grido d’allarme lanciato da alcuni parenti di ospiti delle strutture per anziani gestiti dalla città di Bellinzona. Denunciano pratiche di fatto favorirebbero l’isolamento sociale degli anziani degenti, causato dall’assenza di attività e di una concessione con il contagocce delle visite ai parenti.

Di fatto queste strutture invece di potenziare il personale e introdurre delle modifiche organizzative e logistiche alfine di permettere, in sicurezza, agli ospiti di riprendere una vita normale, hanno pensato bene di scegliere la via più semplice e dunque di segregare nelle camere o nelle strutture i propri ospiti. Tutti elementi che contribuiscono anche ad una perdita della capacità cognitiva e motoria.

Come indicato nel bollettino n. 7 del 10 giugno 2020 della casa per anziani comunale:

“la Casa …accoglie 72 Residenti e l’applicazione della Direttiva dell’Ufficio del medico cantonale ci permette al momento di offrire unicamente 28 visite settimanali complessive (4 visite al giorno)”.

Dunque ogni anziano ha avuto diritto ad una visita ogni 17 giorni.

Dal 18 giugno da una postazione per le visite si è passati a 2. Di conseguenza le visite settimanali sono passate a 56. Dunque ogni anziano ha diritto ad una visita, di 45 minuti ogni 9 giorni.

Inoltre da metà agosto invece che ampliare il servizio di videochiamate e informazioni sullo stato di salute psico-fisica degli anziani è stato limitato. Ed in particolare, come indicato nel Bollettino n. 18 del 26 agosto 2020:

Vogliate inoltre prendere nota che, da subito, il Servizio Attivazione effettuerà le videochiamate per i nostri Residenti unicamente previa prenotazione da parte dei famigliari/persone di riferimento al numero telefonico ed orari sopra indicati.

Servizi di comunicazione:

visite 7 giorni su 7, previo appuntamento (chiamare dal lunedi al venerdi, ore 14.00-16.00)

telefonate di report tramite il Servizio Infermieristico, su richiesta dei famigliari/curatori

videochiamate tramite il servizio attivazione, previa prenotazione (chiamare dal lunedi al venerdi, ore 14.00-16.00)

Bollettino “Finestra aperta sulla Casa anziani comunale”

Questi esempi, e ve ne sarebbero molti altri, non corrispondono ad una corretta applicazione delle disposizioni del medico cantonale; medico cantonale che, evidentemente, non ha fatto nulla per modificare questa situazione, confermando una propria filosofia lassista e non interventista ben nota.

Le conseguenze per gli ospiti sono estremamente gravi e riteniamo possano configurare alcune infrazioni alla legge sanitaria. Già solo per questo motivo il medico cantonale sarebbe tenuto ad intervenire d’ufficio.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo al Consiglio di Stato:

1.     Perché il medico cantonale non è intervenuto per obbligare la direzione delle case per anziani di Bellinzona, nel rispetto delle direttive del 29 maggio 2020, a:

a.     a garantire il diritto a dei contatti regolari con i parenti (visite e videochiamate)?

b.     a riprendere le attività sociosanitarie e socializzanti (all’interno ed all’esterno), le visite dei ministri di culto e l’attività delle parrucchiere?

2.     Perché il medico cantonale, seppur sollecitato, non è intervenuto così da obbligare la direzione delle case per anziani di Bellinzona a tutelare la salute fisica e mentale degli ospiti?

3.     In ottemperanza alla legge sanitaria non ritiene di dover imporre alle case anziani di potenziare il personale per permettergli di applicare le direttive COVID, garantire le attività sociosanitarie e socializzanti così come maggiori contatti tra gli utenti e i famigliari tutelandone la salute?

Per il Gruppo MPS-POP-Indipendenti

Matteo Pronzini, Simona Arigoni, Angelica Lepori

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