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Non si può non constatare come, ancora una volta, le istituzioni pubbliche siano guidate, nella lotta alla pandemia, da un atteggiamento reattivo piuttosto che preventivo. Questo comporta un ritardo sistematico nell’adozione di misure di lotta al COVID 19: misure che vengono adottate quando gli effetti che avrebbero potuto contribuire ad evitare, se adottate in precedenza, sono ormai acquisiti.
Prendiamo le ultime misure (quella relativa alla mascherina), sia a livello cantonale che a livello federale: non vi sono dubbi che esse avrebbero potuto e dovuto essere prese già da diverso tempo: è probabile invece che esse vengano a cadere in una fase già avanzata e che quindi il loro effetto non sia quello sperato, siano cioè inadeguate allo sviluppo raggiunto dalla pandemia.
Per giorni le autorità cantonali hanno ignorato gli appelli che provenivano da più parti affinché l’uso della mascherina venisse generalizzato. Solo venerdì scorso (quando ormai era evidente che si sarebbe comunque andati in questa direzione a livello federale) sono arrivate le decisioni di ampliare l’obbligo di portare la mascherina in tutti i luoghi pubblici chiusi. Eppure, gli appelli in tal senso erano stati parecchi: ricordiamo quelli, inascoltati, di praticamente tutto il corpo medico che, a più riprese, ha insistito per andare in questa direzione.
Questo atteggiamento sostanzialmente attendista ha pesato e pesa profondamente sul comportamento di chi è chiamato a prendere le decisioni organizzative fondamentali (sui luoghi di lavoro pubblici e privati) per fare in modo che il lavoro si svolga in condizioni tali da garantire la sicurezza e la salute di lavoratrici e lavoratori. Un atteggiamento, in particolare quello di rinunciare all’obbligo della mascherina sui luoghi di lavoro, che conferma il ruolo subalterno dei governi rispetto ai desideri del padronato.
Le segnalazioni che giungono da più parti (ad esempio quella di venerdì scorso proveniente da un settore dell’amministrazione cantonale oggetto di una nostra pubblica interpellanza) mostrano l’accumulazione di ritardi e una mancanza di determinazione e di convinzione nell’intraprendere tutta una serie di possibili misure per porre un freno alla diffusione del virus.
È quindi necessario andare oltre, con celerità, perché la partita non potrà essere vinta limitandosi alle misure attuali.
Ci pare che (al di là di misure che – a breve verranno sicuramente adottate come l’obbligo della mascherina alla scuola media: ancora una volta in ritardo!) la questione di fondo sia quella di estendere l’obbligo di portare la mascherina a tutti i luoghi di lavoro, siano essi pubblici o privati (amministrazione, cantieri, uffici, etc.)
Questo obbligo deve, naturalmente, essere accompagnato da un rafforzamento delle altre misure di protezione (mantenimento comunque delle distanze, messa a disposizione di disinfettante sui luoghi di lavoro, etc.). E dovrebbe, naturalmente, essere oggetto anche di una verifica da parte dell’autorità preposta al controllo delle condizioni di lavoro (perché si tratta di garantire condizioni di lavoro sicure!).
Tutto questo è necessario perché non serve a nulla il solito appello ai comportamenti e alla responsabilità individuale; dovrebbe essere chiaro a tutti che i nostri comportamenti individuali si sviluppano all’interno di un quadro collettivo caratterizzato da decisioni politiche e amministrative che possono vanificare comportamenti individuali virtuosi. Ad esempio: portare la mascherina per una scelta individuale all’interno di una struttura pubblica nella quale non vige l’obbligo per tutti di portarla, rende in parte vano l’esercizio della responsabilità individuale.
Infine, è necessario che le mascherine vengano messe a disposizione gratuitamente della popolazione sui luoghi di lavoro da parte dei datori di lavoro o, nei luoghi pubblici (scuole, uffici, etc.), da parte delle amministrazioni pubbliche.
Insomma, bisogna agire con celerità e abbandonare la logica fin qui seguita nelle ultime settimane, pena il ripetersi di quanto successo, avendo seguito la stessa colpevole logica, nella fase iniziale dello sviluppo della pandemia. u

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