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Circa 1600 cittadine e cittadini hanno firmato la petizione (rivolta alla città di Lugano e al Cantone) con la quale si chiede il ripristino della funzionalità del Pronto soccorso dell’Ospedale italiano di Viganello 7 giorni su 7, 24 ore su 24. La petizione lanciata pochi giorni fa è stata consegnata oggi a Bellinzona (al governo cantonale) e al Municipio di Lugano (foto).
Sappiamo bene che in questo momento di crisi pandemica questo Pronto Soccorso è chiuso, così come lo è fin dal 9 marzo scorso, quando se ne decretò la chiusura unitamente agli ospedali di Acquarossa e Faido.
Ma questi due ultimi Pronto soccorso sono stati a poco a poco riaperti, così come pure le altre strutture che erano state sospese, nell’ambito della pianificazione cantonale in vigore, per concentrare mezzi e persone nella lotta al Covid.
Ma la riapertura di alcune strutture (come, ad esempio, la maternità a Mendrisio) è coincisa con la presentazione da parte dell’Ente Ospedaliero Cantone (EOC) (e del governo che ne sostiene la politica) con una rimessa in discussione di alcuni servizi di base negli ospedali regionali.
Il segnalo chiaro della volontà (che sicuramente si manifesterà nel quadro della prossima pianificazione ospedaliera) di tentare di fare quello che, anche grazie all’opposizione dell’MPS, EOC, governo e maggioranza del Parlamento avevano tentato di fare in occasione dell’ultima pianificazione ospedaliera.
Una politica di razionamento (chiamata in modo truffaldino razionalizzazione) delle strutture e dell’offerta ospedaliera.
In questa prospettiva sono in pericolo interi reparti di base (come la maternità a Mendrisio, ma non solo), alcuni Pronto soccorso (quello dell’ospedale italiano oggetto di questa petizione), ma anche quelli di Faido e Acquarossa. E così per altre strutture e servizi di base: il tutto nella logica (che si sta sviluppando anche a livello nazionale) di tagliare, raggruppare, chiudere strutture e servizi sanitari e ospedalieri in nome della redditività aziendale e di una logica mercantile applicata alla salute.
L’EOC ha tenuto chiuso, senza troppo rumore, il Pronto Soccorso dell’Ospedale italiano, rifiutandosi di riaprirlo anche quando la prima fase del Covid 19 sembrava essere terminata. Ora, complice la seconda ondata, questa chiusura viene mantenuta.
Si tratta di una decisione inaccettabile che porta pregiudizio ai diritti sanitari di moltissime cittadine e cittadini. Si tratta infatti di un Pronto soccorso situato in una delle zone più densamente popolate del Ticino (Viganello, Molino Nuovo, Pregassona e Cassarate), con una popolazione spesso anche anziana, la quale non sempre può facilmente spostarsi per andare al pronto soccorso del Civico, ed è usato (era usato) spesso anche dai lavoratori che si feriscono sui luoghi di lavoro come i cantieri. Quest’ultimo, inoltre, è una struttura che risponde, in alcune specialità, come pronto soccorso cantonale: da qui la sua situazione di sovraccarico continuo che pregiudica la qualità e la celerità delle prestazioni.
Il Pronto Soccorso dell’Ospedale italiano deve essere mantenuto per un’ulteriore ragione di fondo: è noto che la presenza di un pronto soccorso rafforza e sviluppa ruolo e funzione di un ospedale (non è un caso che la clinica privata Moncucco abbia deciso ultimamente di ampliare ulteriormente i propri servizi di pronto soccorso): la rinuncia a questo servizio rischia di rappresentare, a termine, la rimessa in discussione dello stesso Ospedale italiano di Viganello. Consegniamo oggi questa petizione coscienti che essa rappresenta il primo tassello di una battaglia più ampia a difesa della qualità del servizio pubblico ospedaliero che dovremo combattere nel prossimo periodo

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