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Ieri, di fronte alle osservazioni di governo e maggioranza parlamentare, che dicevano, tra le altre cose, di non essere preparati ad affrontare una discussione sul Covid 19 (malgrado se ne parli da mesi e mesi) avevamo pensato che si trattasse di una pura scusa.
Dopo le vicende di questi giorni e, in particolare, il “fa e disfa” sulle misure relative a cinema e teatri dobbiamo ricrederci: effettivamente governo e maggioranza parlamentare non vogliono discutere perché non solo hanno poche idee su come combattere la pandemia, ma quelle che mettono in campo sono, è il meno che si possa dire, confuse.
Altro esempio: quello che sta succedendo nel campo dei trasporti. Interpellanze, mozioni, interrogazioni, petizioni da questa primavera ad oggi non sono finora servite a smuovere le FFS e gli altri assuntori di trasporti affinché, vista la situazione pandemica, finalmente decidano, in particolare negli orari di punta che tutti conoscono, di potenziare la loro offerta.
E le FFS si difendono dicendo che loro fanno quello che il governo federale e quelli cantonali chiedono (ad esempio verificare l’obbligo della mascherina). E così se la cavano di fronte all’incompetenza di governo e consiglieri di Stato, a cominciare da Bertoli (treni e bus pieni di studenti ammassati) e per finire con quel triste personaggio, ministro dei trasporti, che si chiama Claudio Zali. Il quale, silente in occasione di praticamente tutte le conferenze stampa del governo durante la prima fase della pandemia, continua a distinguersi con lo stesso squalificante atteggiamento.

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