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Vedendo la convocazione di domenica, ci si poteva aspettare, ahinoi ingenuamente, che finalmente il governo cogliesse la gravità della situazione e varasse misure che, effettivamente, potessero fare la differenza nel modo di affrontare la pandemia, avviando un processo che possa permettere, a termine, di stroncarne la progressione.

Invece il governo si è limitato alle solite, ormai stucchevoli, ripetizioni (quasi un mantra religioso sulla necessità di non peccare) sulla responsabilità individuale; marcando questa litania con ulteriori restrizioni delle libertà individuali che, tuttavia, poco o nulla modificheranno, rispetto alle disposizioni precedenti (in gran parte volute dal Consiglio Federale), sia i comportamenti individuali che la progressione del virus.

Anche dal punto di vista sanitario il governo ha annunciato misure discutibili. A cominciare dalla competenza che continua ad essere demandata alle singole case per anziani per comunicare pubblicamente casi di contagio e/o adottare le misure concernenti sia la gestione interna delle case, sia la questione delle modalità delle visite. Il fatto che questa seconda ondata abbia, come la prima, fatto registrate la metà delle morti tra gli ospiti delle case per anziani, necessiterebbe di una riformulazione e di una centralizzazione delle disposizioni sulle case per anziani. A meno di non pensare, come ha dichiarato il medico cantonale ancora ieri sera, che l’evoluzione della pandemia nelle case per anziani sia una questione di “destino” (in primavera, sempre secondo il medico cantonale, si era trattato di “sfortuna”).

Unica nota positiva la decisione di principio di “precettare” il personale e le strutture sanitarie e metterle a disposizione nella lotta al COVID 19, rivendicazione che l’MPS ha avanzato già da parecchi giorni. Vedremo se, effettivamente, questa dichiarazione di principio sarà seguita da fatti concreti (le precisazioni di De Rosa non sembrano molto convincenti in questa direzione).

Deludente (per non dir di peggio) quanto previsto sul piano economico. Il ministro Vitta, oltre alla consueta preghiera sulla responsabilità individuale, non è andato oltre a promettere il sostegno del Cantone al futuro decreto del Consiglio federale sui cosiddetti “casi di rigore”, per aiutare situazioni di aziende particolari in settori particolarmente colpiti. Si tratta, come ha già affermato il consigliere federale Parmalin negli scorsi giorni, di casi particolari e gli importi di cui si parla porterebbero briciole al Ticino. In sostanza le dichiarazioni di Vitta sul sostegno cantonale all’economia restano, come finora, solo parole.

L’MPS non può quindi che ribadire le proposte che ha già formulato negli scorsi giorni e che qui vuole brevemente richiamare:

– la chiusura di tutte le attività produttive e commerciali, pubbliche e private, non essenziali

– la chiusura di bar, ristoranti, luoghi di svago e tutte le altre strutture che prevedano dei contatti, tranne i servizi di cura alle persone

– mantenimento, il più a lungo possibile, dell’insegnamento in presenza, potenziando le misure di distanziamento, di igiene e di protezione (obbligo delle mascherine in tutti gli ordini di scuola)

– il coinvolgimento, su tutti i luoghi di lavoro, del personale nella definizione dei piani di protezione e nella loro applicazione (competenze che possono essere demandate, dove esistono, alle commissioni del personale)

Allo stesso tempo il governo deve proporre al Gran Consiglio (o all’organismo competente):

1. la costituzione di un fondo cantonale di 100 milioni di franchi che possa intervenire, in collegamento con altre misure previste a livello federale, per:

– di sostenere le attività indipendenti che si trovassero, a seguito della decisione di chiusura, in difficoltà, in particolare per coloro che non ricevono altre indennità (lavoro ridotto, etc.)

– di garantire la parte di perdita di salario non rimborsata dalle assicurazioni sociali, in particolare dalla indennità per lavoro ridotto

– di introdurre un “reddito di pandemia” che garantisca almeno un reddito di 4’000 franchi

Tale fondo (un fondo di solidarietà) potrebbe facilmente essere finanziato attraverso un contributo versato dai datori di lavoro pari allo 0,5-1% sulla massa salariale da prelevare nel corso del prossimo anno (sul modello del fondo per formazione professionale). Senza escludere, come abbiamo già proposto, un aumento della fiscalità ordinaria, in particolare attraverso un aumento delle aliquote fiscali per i redditi superiori ai 100’000 franchi, per le sostanze superiori a 1 milione di franchi e sugli utili delle persone giuridiche

2. L’attivazione su tutto il territorio di servizi di sostegno alle categorie più vulnerabili (spesa a domicilio, contatto telefonico regolare da parte dei servizi di assistenza, attivazione di una hotline di aiuto e sostegno piscologico) e la distribuzione a tutta la popolazione di mascherine e disinfettanti.

3. l’introduzione di una moratoria – per tutta la durata dell’emergenza Covid-19 – su qualsiasi licenziamento economico, su qualsiasi sfratto dovuto a canoni di locazione non pagati, su qualsiasi sospensione delle prestazioni sanitarie dovute al mancato pagamento dei contributi. Una particolare attenzione dovrà essere dedicata alle donne che, come hanno dimostrato i dati relativi al periodo della precedente ondata pandemica, sono state le più colpite a livello occupazionale.

4. il rispetto dei diritti democratici, evitando il ricorso a strutture non democratiche di gestione della crisi quale lo Stato maggiore cantonale di condotta, come nella scorsa primavera.

In questo ambito rientra anche la sospensione dei termini per quel che riguarda referendum e iniziative cantonali: è evidente che nel contesto attuale è difficile, vedi impossibile, organizzare pubbliche raccolte di firme senza rischiare di apportare pregiudizio alla salute pubblica.

Allo stesso modo dovrebbero essere prese misure affinché il Parlamento (anche ricorrendo a forme a distanza) possa continuare ad essere attivo, permettendo una discussione pubblica sulle scelte necessarie per combattere la pandemia e proteggere i diritti politici e sociali dei cittadini e delle cittadine, oltre ad esercitare, nella misura del possibile, una qualche forma di controllo sull’esecutivo.

L’MPS continuerà a battersi in questa direzione e a richiamare il governo a un intervento celere e deciso per combattere la pandemia e le conseguenze materiali e sociali per la popolazione.

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