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A quanto ci è dato di sapere le direzioni della scuole medie superiori hanno ricevuto una nuova direttiva dal Dipartimento e dal medico cantonale che chiede loro di riorganizzare gli orari di entrata e di uscita studenti posticipando l’orario di entrata la mattina (ad esempio dalle 8.15 alle 9.00) e quello di uscita la sera (ad esempio attorno alle 17.15): tutto questo per evitare assembramenti sui mezzi pubblici (la chicca è che ci sarà un primo piano orario dal 23 novembre all’11 dicembre e un secondo che entrerà in vigore dopo l’11 dicembre con il passaggio all’orario invernale delle FFS)…

Già di primo acchito la notizia non può lasciare che di stucco.

Prima di tutto per le motivazioni. La scuola deve riorganizzare i propri orari non per migliorare la sua efficienza o, ancora più comprensibile, per migliorare la protezione di studenti e docenti: no, deve farlo perché le FFS e i responsabili degli altri vettori di trasporto non hanno alcuna intenzione di cambiare la propria politica.

La logica che viene presentata sfida qualsiasi buonsenso. È noto che vi è un sovraffollamento dei mezzi pubblici e quindi un maggior rischio di contagio. Ma questo sovraffollamento non è certo una novità. Sono ormai anni che, sistematicamente, si leva l’indignazione popolare per il fatto che le FFS e i responsabili degli altri vettori di trasposto non abbiano ancora voluto potenziare, in particolare in determinati orari, la loro offerta. La pandemia ha solo peggiorato le cose per i possibili effetti sanitari di un tale sovraffollamento.

Malgrado le ripetute e documentate denunce, le FFS e i responsabili degli altri vettori di trasporto hanno pensato bene di continuare a lasciar correre le cose, pandemia o no. Il governo, in questi anni, non è mai andato al di là di qualche pubblica dichiarazione alla quale non vi è stato alcun seguito concreto.

Ed ecco, ora in piena pandemia, che governo e DECS, per risolvere il problema del sovraffollamento, decidono di modificare gli orari delle scuole. In poche parole, di fronte ad una cronicamente inadeguata offerta di trasporto, governo e DECS si piegano e impongono alle scuole di cambiare orari. Il mondo all’incontrario!

Senza contare che la misura rischia di non avere un grande effetto sulla diminuzione dell’affollamento dei mezzi di trasporto. In molti casi i collegamenti tra i luoghi di vita degli studenti e le scuole sono molto limitati e lo spostamento di un’ora non permetterà di fare scelte fondamentalmente diverse da quelle fatte fino ad ora.

La seconda osservazione riguarda la tempistica con cui si applica il provvedimento. A quasi tre mesi dall’inizio della scuola ci si accorge che c’è un problema di affollamento dei mezzi pubblici, problema già ben noto prima dell’emergenza Covid e che oggi si pone in maniera ancora più drammatica.

Forse sarebbe stato molto meglio pensarci prima e prevedere già da settembre, invece che il posticipo delle lezioni, orari cadenzati tra le classi con entrate differenziate che avrebbero permesso di ridurre anche l’affollamento negli spazi comuni delle scuole e delle mense. Un lavoro certo impegnativo ma che poteva essere fatto a partire da marzo e avrebbe permesso forse di aprire le scuole in maggior sicurezza…invece di riflettere a scenari 2 e 3 di dubbio valore e che si continua a predicare di non voler implementare.

Infine una considerazione sulle solite modalità di intervento: di fronte a un problema noto e arcinoto si aspetta che monti la polemica e la rabbia e poi, alla belle e meglio, si impone una misura (di dubbia utilità) che mette sotto pressione le direzioni degli istituti costrette a ripensare orari, pause e incastri tra docenti di diversi sedi (e questo per ben due volte: una volta dal 23 novembre all’11 dicembre e poi con il nuovo orario in vigore dall’11 dicembre) che scombina la vita di molti docenti che magari hanno dei figli piccoli che hanno organizzato in base all’orario di settembre e anche la vita degli allievi che svolgono alcune attività extrascolastiche ancora permesso; ma di tutto questo nessuno si preoccupa, l’importante e cercare di far vedere che si sta facendo qualcosa, come poi queste misure vengono vissute da chi le subisce (la questione degli eventi culturali non ha insegnato proprio nulla) e che impatto reale avranno sull’evoluzione della pandemia non importa a nessuno o quasi…

Ma è proprio vero che questa pandemia sta mostrando come la lungimiranza non sia una delle qualità di chi ci governa…

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