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I ritardi accumulati nella presa di coscienza della seconda ondata pandemica da parte delle autorità politiche e sanitarie del Cantone (ripetendo, di fatto, l’errore commesso nel corso della prima ondata), rendono ormai necessario adottare nuove e urgenti misure.

Appare infatti evidente che anche le ultime misure decretate circa una settimana fa (nella quale si anticipavano di fatto misure poi decretate come obbligatorie dal Consiglio Federale due giorni dopo) non sono sufficienti a bloccare lo sviluppo ormai impetuoso della pandemia.

Attendere i prossimi dieci giorni per vedere “l’effetto che fa” appare del tutto inadeguato e un po’ anche irresponsabile, e conferma quella logica reattiva e non preventiva che noi, ma anche molti altri, rimproveriamo al governo cantonale (e anche a quello federale).

Valga la pena, a titolo esemplificativo, la surreale discussione (di cui abbiamo avuto notizia in queste ultime ore) che starebbe avvenendo tra la direzione del DECS e il medico cantonale sulla eventualità di introdurre l’obbligo della mascherina anche per gli studenti della scuola media. Una proposta che medici, insegnanti, addetti ai lavori e, più in generale, l’opinione pubblica caldeggiano da settimane partendo dalla semplice considerazione che una misura di prevenzione è opportuna nel contesto della nuova fase pandemica (cioè almeno da metà settembre); rifiutando la logica difesa finora con la solita ostinazione dal capo del DECS per il quale tale misura diverrebbe utile solo a partire da un certo sviluppo della pandemia.

L’evoluzione della situazione in diversi cantoni ha ormai confermato che le misure fin qui adottate (in parte anche più severe di quelle adottate da noi) non sono state e non sono sufficienti a bloccare il contagio e che quindi è necessario passare a uno stadio superiore.

D’altronde, anche in una logica di limitazione dei danni per l’economica (che sembra essere la preoccupazione finora prevalente delle autorità politiche), appare chiaro che più si attenderà e ancora maggiori saranno i danni che causerà la inevitabile adozione di misure ancora più pesanti e di durata assai maggiore.

Alla luce di queste considerazioni è quindi necessario che l’autorità politica decida nuove misure che permettano di stroncare la progressione del contagio. Chiediamo quindi in particolare di decretare:

– la chiusura di tutte le attività produttive e commerciali, pubbliche e private, non essenziali

– la chiusura di bar, ristoranti, luoghi di svago e tutte le altre strutture che prevedano dei contatti, tranne i servizi di cura alle persone

– mantenimento, il più a lungo possibile, dell’insegnamento in presenza, potenziando le misure di distanziamento, di igiene e di protezione (obbligo delle mascherine in tutti gli ordini di scuola)

– il coinvolgimento, su tutti i luoghi di lavoro, del personale nella definizione dei piani di protezione e nella loro applicazione (competenze che possono essere demandate, dove esistono, alle commissioni del personale)

Allo stesso tempo il governo deve proporre al Gran Consiglio (o all’organismo competente):

1. la costituzione di un fondo cantonale di 100 milioni di franchi che possa intervenire, in collegamento con altre misure previste a livello federale, per:

– di sostenere le attività indipendenti che si trovassero, a seguito della decisione di chiusura, in difficoltà, in particolare per coloro che non ricevono altre indennità (lavoro ridotto, etc.)

– di garantire la parte di perdita di salario non rimborsata dalle assicurazioni sociali, in particolare dalla indennità per lavoro ridotto

– di introdurre un “reddito di pandemia” che garantisca almeno un reddito di 4’000 franchi

Tale fondo (un fondo di solidarietà) potrebbe facilmente essere finanziato attraverso un contributo versato dai datori di lavoro pari allo 0,5-1% sulla massa salariale da prelevare nel corso del prossimo anno (sul modello del fondo per formazione professionale). Senza escludere, come abbiamo già proposto, un aumento della fiscalità ordinaria, in particolare attraverso un aumento delle aliquote fiscali per i redditi superiori ai 100’000 franchi, per le sostanze superiori a 1 milione di franchi e sugli utili delle persone giuridiche

2. L’attivazione su tutto il territorio di servizi di sostegno alle categorie più vulnerabili (spesa a domicilio, contatto telefonico regolare da parte dei servizi di assistenza, attivazione di una hotline di aiuto e sostegno piscologico) e la distribuzione a tutta la popolazione di mascherine e disinfettanti.

3. l’introduzione di una moratoria – per tutta la durata dell’emergenza Covid-19 – su qualsiasi licenziamento economico, su qualsiasi sfratto dovuto a canoni di locazione non pagati, su qualsiasi sospensione delle prestazioni sanitarie dovute al mancato pagamento dei contributi. Una particolare attenzione dovrà essere dedicata alle donne che, come hanno dimostrato i dati relativi al periodo della precedente ondata pandemica, sono state le più colpite a livello occupazionale.

4. il rispetto dei diritti democratici, evitando il ricorso a strutture non democratiche di gestione della crisi quale lo Stato maggiore cantonale di condotta, come nella scorsa primavera. Allo stesso modo dovrebbero essere prese misure affinché il Parlamento (anche ricorrendo a forme a distanza) possa continuare ad essere attivo, permettendo una discussione pubblica sulle scelte necessarie per combattere la pandemia e proteggere i diritti politici e sociali dei cittadini e delle cittadine, oltre ad esercitare, nella misura del possibile, una qualche forma di controllo sull’esecutivo.

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