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È ormai passata una settimana da quando è entrato in vigore il nuovo orario per le scuole medie superiori del Cantone. Un cambiamento al quale le scuole si sono dovute piegare vista l’ingiunzione del DECS (la lettera inviata dalla direzione della Divisione dell’insegnamento medio superiore alle non lasciava spazio a interpretazioni).

Già al primo annuncio, avevamo espresso le nostre riserve di fondo. In particolare, al di là della possibilità di raggiungere veramente gli obiettivi che la misura si prefiggeva (sgravare il traffico pubblico), poiché il DECS imponeva alle scuole una modifica del loro funzionamento per sopperire a inefficienze e politiche sbagliate dei responsabili dei vettori di traffico (a cominciare dalle FFS). Prova ne sia che la questione del sovraccarico di treni e autobus in alcuni momenti della giornata è ormai annoso: DECS e governo non si fanno sentire e le FFS non ci sentono. Anche se non fosse sopraggiunto il Covid la situazione era e resta inaccettabile.

Ma, tornando al provvedimento, non vi sono dubbi che esso si presenti come l’ennesimo pietoso fallimento del DECS, più preoccupato di mostrare di “far qualcosa” che di dare risposte adeguate (ed efficaci) a problemi reali. Dictat e improvvisazione sono ormai alla base di questa politica.

Così, negli scorsi giorni, abbiamo assistito alle legittime proteste degli studenti di alcune scuole medie superiori che hanno manifestato il proprio dissenso in modo chiaro.

Chi lavora e vive nella scuola vede poi gli effetti concreti di questa misura: orari giornalieri che si allungano, ragazzi e ragazze che arrivano la sera a casa tardi o che sono comunque costretti ad arrivare a scuola un’ora prima dell’inizio delle lezioni, ecc.

E tutto questo, così sembra, senza nessun beneficio sul sovraffollamento dei mezzi pubblici: in molti casi gli studenti prendono, tutti, bus e treni successivi a quelli usuali, spostando semplicemente il problema; la sera poi si ritrovano a condividere i trasporti con i lavoratori e le lavoratrici aumentando così la situazione di sovraffollamento. Le immagini che circolavano sui social la prima settimana di introduzione del nuovo orario erano eloquenti da questo punto di vista.

Neppure soddisfatte appaiono le famiglie che hanno spesso dovuto riorganizzare parte della loro attività e vita in comune, senza che tutto ciò abbia portato beneficio nella lotta alla pandemia, aumentando la sicurezza dei loro figli.

E per finire, nemmeno gli insegnanti trovano apparenti benefici da questa modifica. Laddove è stata introdotta per tutto l’orario settimanale (in poche parole applicando una sorta di “ora legale” su tutto l’orario scolastico), si sono constatati disagi, problemi organizzativi e di attenzione.

Tanto è vero che perfino il medico cantonale Giorgio Merlani, che si sa non essersi mai espresso in maniera critica sull’operato del governo e sulle misure intraprese per combattere la pandemia, ha dovuto ammettere che su questa questione non si è ancora riusciti a trovare la soluzione ottimale. Una dichiarazione che tradotta in lingua normale e non da funzionario cantonale suona come una critica bella e buona.

In poche parole, le reazioni tra coloro che sono stati toccati da questa modifica calata dall’alto appaiono assai negative.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo al Consiglio di Stato:

1. In che modo è stata applicata nelle diverse scuole questa decisione di posticipare l’orario delle lezioni?

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  1. Le modalità di applicazione sono state, in generale, sottoposte a consultazione tra i docenti e gli studenti prima di essere decise e messe in pratica?
  2. Come, a giudizio del Governo, è stata accolta questa decisione da studenti, famiglie e insegnanti?
  3. Il giudizio del Governo in risposta al punto 3 è fondato su un qualche tipo di sondaggio, seppur informale, eseguito presso studenti e docenti (oggi facilmente e celermente realizzabile grazie ai mezzi informatici)?
  4. Il Governo è in grado di fornire dati sugli effetti di questa misura sul sovraffollamento dei mezzi pubblici? Se sì, come sono stati raccolti questi dati? Se no, intende procedere in questo senso? Con quale modalità e quali tempi?
  5. Alla luce delle critiche sollevate da studenti, docenti e famiglie il governo non ritiene opportuno rivedere la misura adottata e attivarsi per potenziare i mezzi di trasporto a disposizione?

Per MPS-POP-Indipendenti Matteo Pronzini
Arigoni Zürcher – Lepori Sergi

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