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C’era da scommetterci che sarebbe andata a finire così. Dopo la retorica sugli “eroi” (e limitatamente alla prima ondata pandemica) il riconoscimento per l’attività “eroica”, “indispensabile” e “insostituibile” del personale sanitario comincia a passare in secondo piano. E pensare che la fase che abbiamo vissuto da ottobre e che stiamo tuttora vivendo non è sicuramente, per chi lavora al fronte, meno impegnativa.

Eppure, adesso – che le cose sono diventate forse anche più difficili – il riconoscimento tende a diventare più sporadico, come se quello che fa il personale sanitario sia dovuto, semplicemente perché esso ama il proprio mestiere, quasi avesse innato il “senso del dovere”.

Qualità che, evidente, il personale sanitario ha dimostrato di avere e in abbondanza. Così come ha dimostrato di averlo tutta una lunga serie di professioni che, proprio nel contesto della pandemia, hanno dimostrato di essere assolutamente “indispensabili”: chi ha lavorato e lavora nei supermercati di generi alimentari, ferrovieri, autisti, postini, etc. etc. Innumerevoli professioni hanno mostrato quanto siano indispensabili e confermato che quella che viene chiamata “l’economia”, quelli che vengono evocati spesso come suoi meriti (creazione di ricchezza), altro non sono che il risultato dello sforzo di chi, concretamente, lavora giorno dopo giorno in una dimensione collettiva, dove il lavoro di uno è possibile solo grazie al lavoro dell’altro. Questa esperienza ha confermato, qualora ve ne fosse bisogno, la dimensione collettiva della produzione capitalista ed ha, purtroppo, riconfermato come questa ricchezza prodotta collettivamente sia poi redistribuita tra i soliti pochi, coloro il cui contributo alla produzione di ricchezza è, tutto sommato, trascurabile e non necessario.

Il trattamento riservato al personale sanitario illustra in modo esemplare quanto poco “riconoscente” sia il padronato, pubblico o privato.

Tutti ricordano quante lodi erano state consumate per celebrare il lavoro svolto dal personale sanitario che, sia allora che oggi, lavora sempre in condizioni difficili. Turni al di là delle stesse disposizioni della Legge sul lavoro  (così è stato per la prima fase della pandemia  così e, in parte, anche in questo momento), ; turni massacranti, continuamente in bilico tra la necessità di “sacrificarsi” totalmente per i pazienti (in particolare il personale direttamente a contatto con i malati di Covid, ma il ragionamento vale per tutto il personale) e dover stare attenti a non essere contagiati in un contesto potenzialmente contagioso; una condizione psicologica difficile, vedere morire diverse persone al giorno, che sicuramente lascia tracce nel vissuto quotidiano e a lungo termine di queste persone; infine, a causa della mancanza di personale, spesso la necessità di tornare al lavoro, contagiati e senza aver potuto effettuare una quarantena completa.

Di fronte a tutto questo si sarebbe potuto pensare che gli istituti ospedalieri, pubblici e privati, mostrassero un minimo di riconoscenza, aggiungendo ai “complimenti” anche un riconoscimento materiale, un aumento salariale. Questa considerazione vale ancor di più pensando che il personale del settore sanitario (in primis quello ospedaliero, pubblico e privato) non riceve aumenti salariali da circa 20 anni (tranne qualche sporadico adeguamento al rincaro in anni assai lontani).

Ebbene, nulla di tutto questo. Al personale sanitario non sono nemmeno toccate le briciole. Prendiamo, ad esempio, l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC). Esso si è limitato a redistribuire (e dopo molte insistenze da più parti) circa la metà dei contributi che la popolazione aveva spontaneamente versato, in particolare durante la scorsa primavera. Così dei circa 4 milioni ricevuti, l’EOC ne ha “redistribuito” al personale poco più della metà: 4224 dipendenti hanno avuto diritto al versamento di un bonus di 500 franchi.

Tutto qui, poco più che una mancia che si lascia per mostrare che si è soddisfatti del lavoro fatto. Un contributo misero (ben lontano, ad esempio, dalla richiesta sindacale, soprattutto in Svizzera romanda, di una gratifica pari ad almeno una mensilità). 500 franchi sono l’equivalente dell’1% del salario e non si tratta, visto che siamo di fronte a un bonus, di un aumento salariale; non andrà ad aumentare il salario di base, né i contributi alla cassa pensione, etc. A fine gennaio 2021 i dipendenti dell’EOC riceveranno lo stesso salario che hanno ricevuto un anno fa: eppure un anno è passato, e che anno per loro!

Non siamo sorpresi da questo atteggiamento. Proprio nelle settimane successive alla prima ondata avevamo chiesto, con una mozione rimasta evidentemente inevasa, che il rappresentante del Cantone in seno all’EOC perorasse la causa di un adeguato riconoscimento salariale per quanto il personale sanitario aveva fatto.

Evidentemente il governo non è di questa opinione. L’unico aumento salariale che lo interessa è quello che gli è stato attribuito dal Gran Consiglio con la recente riforma (che abbiamo contestato con il nostro referendum): 33’000 franchi all’anno. Bravi, avanti così!      

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