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Le deputate MPS in consiglio comunale hanno presentato, nell’ultima seduta, una risoluzione in merito all’annuncio delle FFS di voler liquidare definitivamente le lavorazioni legate ai carri entro il 2022 (consultabile su questo sito).
Sentendosi chiamati in causa Municipio e partiti che lo compongono hanno presentato una risoluzione alternativa che cerca di nascondere il fatto centrale di questa legislatura che sta per terminare: la loro responsabilità nella liquidazione dell’Officina per assecondare di fatto i progetti delle FFS contro i quali i lavoratori (e tutto il Ticino con essi) si erano mobilitati nel 2008 e negli anni successivi. Proponiamo qui l’intervento di Angelica Lepori. (Red)

Siamo sinceramente contenti che i partiti al governo della città abbiano presentato una risoluzione alternativa alla nostra. Per più ragioni.
Da un lato perché era evidente che a poche settimane dalle elezioni comunali i vostri partiti (e il Municipio nel quale sedete) non potevano ignorare che la legislatura che finisce è stata quella della liquidazione dell’Officina, della liquidazione di oltre 250 posti di lavoro, dell’affermazione definitiva dei progetti delle FFS del 2008. E non potevano ignorare che di fronte a queste evidenze non vi è nulla, ma proprio nulla di concreto che possa in qualche modo essere venduto alla popolazione come una contropartita per la quale si possa sostenere che valesse la pena: nemmeno l’ombra di un piano industriale, nemmeno l’ombra di un progetto concreto per quel che riguarda il mitico polo tecnologico, una coacervo di proposte (premio chi la spara più grossa o la prima che vi viene in mente) per occupare la parte cittadina: l’unica realtà è il bel progettone di cementificazione delle FFS.
La nostra risoluzione non fa altro, attraverso le sue proposte finali e le sue considerazioni, che mettere in evidenza questi elementi, in particolare l’aggravamento di uno di questi elementi: e cioè il fatto che la liquidazione dei posti di lavoro dedicati al settore carri (nel senso ampio del termine) subisce un’accelerazione non prevista (da voi, pronti a credere e a firmare tutto quello che le FFS vi mettono davanti al naso), compromettendo la cosiddetta fase di transizione così come era stata presentata dalle FFS. Un’altra delle menzogne che, a poco poco, si stanno palesando.
Il vostro disagio diciamo così, la vostra coda di paglia, è confermata dal fatto stesso che abbiate presentato una risoluzione solo dopo la presentazione della nostra. O le cose vanno nel migliore dei modi (e non si capisce per quale ragione si debba allora presentare una risoluzione); oppure quelli che segnaliamo noi con la nostra risoluzione sono elementi gravi e necessitano una presa di posizione. È evidente che, presentando una vostra risoluzione (che d’altronde riprende in gran parte gli elementi contenuti nel dispositivo finale della nostra) tentate, soprattutto nelle considerazioni introduttive, di inquadrare i problemi attuali nella vostra prospettiva, cercando di tranquillizzare i lavoratori e la popolazione. Tutto va bene, madame la marquise! Tutto come previsto.
Le vostre considerazioni introduttive meriterebbero una circostanziata contestazione, in particolare alcuni dati che proponete ad esempio: per quale mistero una produzione del 6% occuperebbe più della metà del personale? Presentare le cose così facilita di molto l’affermazione dell’idea che si tratti di un settore senza futuro.
Oppure come mai si giustificava lo spostamento a Castione per ragioni di spazio e ora si fanno entrare alle officine treni ancora più lunghi di quelli che, facendo ovviamente confusione, si diceva che non potevano entrare alle OBE e che dovevano andare fino a Chiasso per essere girati e entrare in Officina?
O, ancora, sul numero dei dipendenti che vi ostinate a indicare in 395 mentre sono, ancora oggi, almeno 435;
A pensare male si potrebbe pensare che la vostra risoluzione sia stata scritta direttamente dal servizio delle pubbliche relazioni delle FFS… e facendo una breve analisi linguistica vediamo infatti che i termini utilizzati riprendono ampiamente quelli usati dalla direzione aziendale…
Basterebbe una breve analisi linguistica per dimostrarlo. Ad esempio: il nuovo stabilimento industriale viene definito “grande”: per dimensioni? Per numero di impiegati? Per che cosa? Confronto alle attuali Officine è tutto sommato una piccola cosa.
O, ancora, l’utilizzazione del termine “moderno”, anche qui per glorificare e sottolineare la novità, contrapposta al vecchio, da rottamare, rappresentato dall’attuale Officina. O, ancora, il richiamo al fatto che il nuovo stabilimento sarà uno stabilimento “tecnologicamente avanzato” “moderno” per l’appunto, “grande”, i lavori di manutenzione che vi si svolgeranno sono “importanti”, riservati, ancora una volta, “ai moderni convogli”, e via di questo passo.
Sembra il linguaggio utilizzato nei paesi del “comunismo surreale” quando glorificano le proprie realizzazioni…
Nella vostra foga tesa a difendere il punto di vista delle FFS non solo ripetere come pappagalli quanto le FFS vi hanno comunicato più di tre anni fa, e cioè che questo nuovo stabilimento occuperebbe tra ai 200 e i 230 dipendenti; non solo dopo tre anni nessuno ha ancora spiegato come si arriva a questa cifra (lo si potrebbe solo con presentazione di un serio piano industriale); ma non avete il senso del ridicolo quando affermate che “lo stesso accordo non escludeva di poter incrementare ulteriormente questo numero”. Avete mai visto un accordo industriale o produttivo che mette un limite al numero di posti di lavoro che potrebbe creare o all’aumento del numero che prevede di creare? Affermare cose del genere è semplicemente ridicolo e mostra un certo affanno.
Concludiamo con quella che è la perla della vostra risoluzione, e cioè la vostra confessione di aver ceduto alle FFS, ai loro interessi e di aver buttato a mare i lavoratori dell’Officina.
Affermate che gli accordi del 2017 hanno “consentito di superare una situazione di stallo”. È vero, ma semplicemente perché voi avete fatto vincere le FFS. Il rapporto di stallo, come lo chiamate voi, era un rapporto di forze che, fino al 2017, è stato favorevole ai lavoratori. Un rapporto di forza che ha permesso di mantenere i posti di lavoro fino ad oggi e aveva permesso di mettere in scacco i progetti delle FFS, chiaramente annunciati: la chiusura dell’attuale Officina, la realizzazione di un progetto immobiliare, l’abbandono del settore dei carri e delle produzioni ad esso legate. Un rapporto di forza che aveva anche permesso di avviare i primi passi per la costituzione di un’alternativa fondata sul centro di competenze (al quale la città aveva anche aderito) costruito attorno alle attuali Officine e al loro sviluppo.
Il potenziale di sviluppo delle OBE è emerso dagli studi della Supsi e della BDO i cui contenuti dovrebbero essere noti a tutti i membri del consiglio comunale, studi “benedetti”, non solo dalle maestranze ma pure da tutte le istituzioni politiche, che decretavano il futuro delle OBe nel sito indiscusso dove si trovano da 135 anni, senza porre alcuna riserva di natura tecnico-logistica, dovuta all’ubicazione. Ma non solo le stesse FFS, ancora nel 2017, hanno presentato una variante “ottimizzazione” dell’attuale sito, tecnicamente attualizzabile con un investimento di 130 MCHF.
Dunque, per cortesia e onestà intellettuale sbarazziamo, una volta per tutte, il campo da insinuazioni atte a giustificare che lo “sfratto” delle OBe, dall’attuale sito, sia da attribuire a delle ragioni tecnico-logistiche, che divergono quindi da quelle d’interesse “speculativo immobiliare”!

Oggi, voi – con le vostre decisioni – avete spostato il rapporto di forza a favore delle FFS, delle loro strategie, dei loro progetti. È questo il bilancio della legislatura che si chiude. Potete votare tutte le vostre risoluzioni e affermare il contrario: nondimeno passerete alla storia come coloro che hanno decretato la fine di una storia industriale, sociale e culturale centenaria. Complimenti!

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