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Ci permettiamo di pubblicare l’articolo apparso su Naufraghi.ch, 8 marzo 2021, che ci pare molto esaustivo.

“Per giocare a golf non è necessario essere stupidi. Però aiuta.”: tutti conoscono il motto irriguardoso di G.B. Shaw, che i praticanti della disciplina hanno da sempre metabolizzato con sovrana sprezzatura. Analogamente, uno potrebbe pensare che il calcio non forzatamente accresca l’intelligenza di chi lo pratica direttamente, o di chi si accontenta di fruirlo allo stadio o alla tv; è un dubbio che però potrebbe alimentarsi davanti alle minacce e alle contumelie di cui alcuni “tifosi” stanno bersagliando gli oppositori al mega-centro sportiv-immobiliar-amministrativo che si favoleggia di costruire in quel di Cornaredo.

Abbiamo sentito l’alcalde, tra il confuso, l’isterico e l’indignato (per il tanto ardire del suo contraddittore), vaneggiare al Quotidiano per difendere un progetto faraonico, concepito male sotto tutti gli aspetti e ora difeso anche peggio.

Un paio di elementi:

il progetto è stato imposto come immodificabile a coloro che – specialisti riconosciuti nel settore – avrebbero potuto dare invece ottime idee alternative;
con questa premessa, gli interessati hanno comprensibilmente posto condizioni, in particolare economico-finanziarie (leasing e riscatto, entrambi onerosissimi per le casse del Comune);
sarà anche per questo che i costi per la realizzazione dello stadio pare eccedano di parecchio quelli per strutture paragonabili in Svizzera;
l’alcalde ripete, come un disco rotto, la fola della partnership pubblico-privato, quando la costruzione degli impianti sportivi sarebbe facilmente finanziabile (bond o prestito bancario) dal Comune, con costi nettamente inferiori a quelli di un leasing con riscatto;
non è stato valutato l’impatto urbanistico e socioeconomico del trasferimento dell’amministrazione comunale dal centro a Cornaredo (tra gli altri, negozianti e ristoratori del centro ringrazierebbero);
si tenta di giustificare il suddetto trasferimento con il fatto che gli uffici in centro dovrebbero comunque essere ristrutturati con costi importanti, dimenticando di dire che anche i locali svuotati dall’amministrazione dovranno alla fine esserlo;
anche qui (come si tentò, fallendo, di farlo con l’aeroporto), si prova il vecchio trucco di mettere i contribuenti e il legislativo comunale di fronte al fatto compiuto, pretestando urgenza e chiedendo di fare il solito “atto di fede” e di bere l’amaro calice tappandosi il naso (e ci stanno cascando in molti);
si è anche provato invano a far passare alla cassa il Cantone, che avrebbe forse finanziato uno stadio-Ticino ma di certo non un progetto localistico, che non raccoglie nemmeno il consenso nel distretto;
valendosi anche dei soliti killer da carta stampata, ora si delegittimano e si intimidiscono gli oppositori con ogni mezzo, solleticando i peggiori istinti di certuni, e si fanno le vergini in sala parto quando sui social si scatenano le minacce;
dalle nebbie del generale oblio in cui giustamente si trova, re Giorgio auspica un congelamento del dibattito in periodo elettorale, sperando (non a torto) nella memoria da pesce rosso dei contribuenti, per poi far passare il progetto tel quel.

Che gli appassionati di calcio, passivi o praticanti, lo capiscano: se vi saranno ritardi per lo stadio di calcio, non sarà colpa di chi contesta ora questo progetto – utilizzando peraltro strumenti democratici, e facendo elementare esercizio di ragionevolezza – ma di coloro che hanno ritardato il ritardabile, che hanno voluto, e ora promuovono, una costosissima colata di cemento, senza alcuna necessità (sportiva o di altro genere), ma con il consueto sprezzo della logica, del rispetto della gente, della città e dei suoi interessi veri, della legalità democratica e – forzatamente, trattandosi di una compagnia con l’alcalde come capocomico – del ridicolo.

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