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Alla luce dei risultati dei Consigli Comunali (che riflettono più esattamente i rapporti di forza elettorali tra le forze politiche) appare chiara la sconfitta dei partiti che siedono nei Municipi delle principali città del Ticino.

È evidente che le alchimie alla base della traduzione dei voti in seggi riesce a nascondere (soprattutto per i Municipi) la verità, per quanto sappiamo essere sempre relativa, dei dati elettorali.

Per non appesantire di dati eccessivi il nostro ragionamento, ci siamo limitati a prendere in considerazione le due principali città del Cantone: ma le stesse riflessioni sarebbero valide (con qualche piccola eccezione) anche per gli altri centri (a cominciare da Locarno e Mendrisio). D’altronde Bellinzona e Lugano, che abbiamo preso a esempio, rappresentano più di un quarto dell’elettorato cantonale e quindi illustrano in modo significativo, a nostro modo di vedere, tendenze importanti e di fondo.

Cominciamo da Bellinzona. Qui la “concordanza” municipale, l’accordo del governare tutti assieme, il rifiuto di qualsiasi dialettica politica interna (l’orrore espresso per qualsiasi dissenso che si fosse potuto inserire in Municipio dove, pare, debba vigere il pensiero unico come nella Corea di Ay) ha preso, in termini di voti, una bellissima scoppola.

I dati confrontabili del Consiglio Comunale ci dicono che il PLRT ha perso 707 schede rispetto a quattro anni fa (facciamo il confronto con le schede, visto che parliamo di partiti; anche se prendessimo in considerazioni i voti di lista avremmo lo stesso risultato); il PPD ne ha persi 513 e il PS 271. Messi assieme perdono 1’491 schede, pari al 16% dei voti da lor raccolti quattro anni fa. Se contassimo pure la Lega-UDC che pure collabora con impegno in Municipio e che, a differenza degli altri partiti, ha ottenuto un piccolo miglioramento (+ 133 schede), il risultato cambierebbe, ma di poco. La compagine municipale ha perso il 15% delle schede rispetto a quattro anni fa: solo gli analfabeti de La Regione non riescono a fare questo calcolo pertanto semplicissimo.

Possiamo far notare che la cosiddetta “sedicente opposizione” (sempre per utilizzare la felice espressione che tutto dice di cosa oggi rappresenti un foglio come La Regione) ha ottenuto nel 2017 680 schede (257 per l’MPS e 423 per i Verdi). Oggi ne ottiene 1’132, un aumento del 66% dei propri consensi. Ogni commento, persino da parte de La Regione, appare superfluo…

E veniamo a Lugano. Anche qui i partiti alla guida “collegiale” e “condivisa” della città prendono vere e proprie legnate, a cominciare dai “vincitori” o presunti tali, cioè la Lega di Borradori. Questa passa dalle 4’615 schede del 2016 alle 3’386 schede odierne, pari a una perdita di 1’226 schede, ovvero il 26% del proprio elettorato. Il PLRT fa leggermente meglio, nel peggio, perdendo “solo” il 25%, passando da 4’613 schede a 3’451 (-1162); se PLR e Lega hanno perso circa un quarto del proprio elettorato, il PS limita (si fa per dire!) le proprie perdite ad un quinto (-20%) del proprio elettorato passando dalle 2’117 schede alle attuali 1’683; lo stesso destino per il PPD che contiene le sue perdite al 10% (-219) schede.

Nelle altre grandi città, come detto, la tendenza è simile con qualche eccezione: ad esempio, la marcia sul posto di Verdi e Insieme e Sinistra a Mendrisio e a Locarno (qui troviamo, caso unico, anche l’avanzata del PLR).

Ecco un quadro abbastanza preciso di quanto è successo alle politiche di concordanza perseguite dai Municipi dei maggiori comuni del Cantone: una sconfessione su tutta la linea, da qualsiasi parte si prendano le cose. E non poteva essere altrimenti, di fronte alla crisi pandemica e socio-economica (cominciata prima e accelerata dalla pandemia stessa) alla quale questi partiti non hanno saputo dare alcuna risposta ai bisogni, alle sofferenze, alle rivendicazioni delle cittadine e dei cittadini.

E che dire del risultato delle forze che non governano (o non governavano finora) d’amore e d’accordo con questi partiti?

Non vi sono dubbi che i Verdi segnano una progressione, non così forte come forse speravano sulla scorta dei risultati delle elezioni nazionali. A Locarno progrediscono certamente, ma su una impostazione di fatto “governista” e “collaborativa” ancora prima della loro entrata in Municipio. Va notato però che la stessa impostazione a Lugano non sembra aver pagato quanto essi avevano sperato. Vedremo. E non sembra il caso nemmeno a Bellinzona poiché ci pare evidente che il progresso della lista di opposizione è sicuramente da mettere in conto sia sul lavoro svolto dai Verdi ma anche di quello, non meno importante, dell’MPS.

E che dire poi della cosiddetta “sinistra alternativa”? Lo spettacolo più penoso è stato senza dubbio quello di Lugano dove la “sinistra alternativa” invitata a votare per il liberal-leghista-fascista Fabio Schnellmann (che ha ricambiato con oltre 500 voti preferenziali di provenienza liberale per il candidato eletto Fumasoli). Dopo l’endorsement di qualche mese fa di Franco Cavalli ad un altro squallido personaggio (dal punto di vista politico e personale) come il presidente leghista dell’EOC Paolo Sanvido, non vi è ormai limite al peggio. Per tutti questi satelliti, che quasi dappertutto puntellano il declino social-liberale, lo spettacolo è quello di sempre: un’adesione acritica alle politiche di collaborazione con il PS in cambio di una briciola, cioè di un seggio, nei legislativi (attraverso le candidature nelle liste municipali). Seggi social-liberali sui quali si può mettere una propria etichetta.

Su questa strada la “sinistra alternativa” non andrà da nessuna parte; simili scorciatoie non servono a nulla, se non ad avere l’impressione di “contare” qualcosa. In realtà si è valletti sciocchi di chi fa una politica di collaborazione, all’insegna delle logiche neoliberali, con i partiti borghesi. Una politica che, votando per queste liste, di fatto si approva a piene mani (votando consuntivi e preventivi e quasi tutto quanto i municipi propongono) la linea politica dei partiti borghesi nei comuni, pensata a livello cantonale e applicata a livello comunale.

La via da perseguire, ne siamo convinti, è quella della costruzione di una politica indipendente dai partiti borghesi e dai loro alleati sociali-liberali, una politica che cerchiamo, modestamente ma con coerenza, di seguire da anni. È quella politica “gridata” di cui ci accusano molti, a “destra” e a “sinistra”; gridare, che bel verbo! È un’indicazione di gioia, di lotta, di dissenso, di contestazione, di rabbia. È un verbo che indica la volontà di sovvertire l’ordine capitalistico costituito. La sinistra, quella degna di questo nome, dovrebbe decisamente gridare molto di più. E noi continueremo a farlo.

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