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I conti del cantone si chiudono con quasi 170 milioni in meno rispetto a quanto preventivato ed è colpa del Covid che ha fatto calare gli utili delle aziende e il numero di occupati, dice il Consiglio di Stato. Salvo che il coronavirus non spiega come mai il calo dell’imposta sull’utile e degli occupati è stato addirittura più marcato nel 2019, quando ancora si blaterava di “miracolo economico ticinese“e di “Wunderjob”. La verità è che oggi, con o senza virus, paghiamo lo scotto di uno sviluppo economico deleterio basato sul dumping salariale e sull’assurda credenza che basta abbassare le imposte ai ricchi e alle imprese per creare benessere.

Il fatto che qualcosa non torni in Ticino è ancora più evidente se si paragonano i risultati con il resto della Svizzera. Tra i 20 cantoni che hanno già pubblicato i conti, ben 17 hanno registrato risultati addirittura migliori del previsto, grazie in particolare a una distribuzione straordinaria di utili della Banca nazionale svizzera e all’aumento della quota cantonale dell’imposta federale diretta. Anche il Ticino ha ricevuto quasi il quadruplo di quanto si aspettava dalla BNS (110,7 milioni invece di 28,3); eppure non sono bastati a contenere le perdite!

Contrariamente a quanto sostengono alcuni, non sono le spese che crescono più delle entrate, ma le entrate che diminuiscono più del previsto. Il calo complessivo del gettito fiscale è di oltre 155 milioni, considerando anche l’irresponsabile decisione di Gran Consiglio di confermare la riduzione del coefficiente d’imposta cantonale malgrado la pandemia.

Per le imprese il gettito è inferiore di 38 milioni rispetto al preventivo del 2020, ma le mancate entrate avevano superato i 57 milioni nel 2019, quindi prima del coronavirus.

Al gettito delle persone fisiche mancano quasi 118 milioni rispetto al preventivo. Ci si chiede quanto di queste mancate entrate sia dovuto alle riforme fiscali degli ultimi anni che han favorito i milionari e quanto al calo del reddito dei cittadini legato agli effetti della pandemia o alla riduzione dei salari (siamo l’unica grande regione dove il salario mediano è calato negli ultimi anni, anche se “stranamente” pochi media ne han parlato).

Quel che è già chiaro sin d’ora è che i ricchi e chi ha guadagnato anche durante la pandemia beneficerà di sgravi fiscali mentre chi è stato penalizzato dovrà subire altri tagli agli aiuti e una riduzione delle detrazioni per spese lavorative in caso di telelavoro. Insomma, si continua a togliere ai poveri e ai lavoratori per dare ai ricchi. La bugia dello “sgocciolamento della ricchezza verso il verso il basso” in Ticino continua ad aver le gambe lunghe, anche se non esiste nessuna cifra che lo attesti, anzi dicono tutte il contrario.

Chi pensava che dalla pandemia saremmo usciti migliori non ha fatto i conti con una classe politica ancora ferma a 20 anni fa e decisamente incapace di assumersi le proprie responsabilità e di reagire alla crisi sociale che sta mettendo sul lastrico sempre più persone. Ricchi a parte, naturalmente.

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