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Pubblichiamo la recente presa della STAN (Società Ticinese per l’Arte e la Natura) in merito al PSE e, in modo particolare, agli aspetti urbanistici collegati al progetto: una nuova, autorevole e critica posizione contro il PSE. Ricordiamo che è tuttora pendente un suo ricorso contro le Varianti di Piano Regolatore del Nuovo Quartiere di Cornaredo – Fase 2. (Red)

Molto è già stato scritto sull’argomento. La STAN reputa di non poter essere assente da un dibattito di una portata che va oltre i confini della pur estesa nuova Lugano. Gli argomenti dei favorevoli al PSE sono rispettabili, ma generalmente ispirati alla tifoseria per questo o quello sport, oppure ad un facile entusiasmo per lo sviluppo di una parte della città dato per certo. Sul fronte degli oppositori si trovano argomenti razionali, soppesati e valutati finanziariamente in modo approfondito.
A pochi giorni dal termine per la raccolta delle firme necessarie per indire un referendum, disponendo di informazioni ufficiose che parlano di successo numerico, val la pena proporre alcuni argomenti legati agli obiettivi di Patrimonio Svizzero (di cui la STAN costituisce la sezione in Ticino) che finora non sono stati sollevati e che, in vista di una probabile campagna referendaria, ci riserviamo di proporre.

Incominciamo dalla questione pianificatoria. L’impostazione del progetto di piano di quartiere è antiquata: per ingolosire i privati a partecipare alla realizzazione del PSE si è creduto opportuno accompagnare gli impianti sportivi veri e propri con contenuti abitativi, amministrativi e commerciali assai voluminosi, pensati in un momento con tendenza all’espansione socioeconomica che però oggi sembra del tutto superata.
Con la demografia in grave calo, il radicale cambiamento di paradigma del modo di lavorare e, infine, con il commercio al dettaglio che sembra destinato a cedere il passo agli acquisti “on-line”, sembra di intravedere il sorgere di cattedrali nel deserto.

Per di più, visto che il Programma d’Azione Comunale (PAC) è ancora molto lontano nel tempo, appare difficile concepire come i contenuti esagerati del programma d’accompagnamento degli impianti sportivi possa giustificarsi alla luce dell’Art. 15 LPT e dei disposti della scheda R6 di Piano direttore che ne dà concreta applicazione. A questo proposito è necessario ricordare che la STAN ha interposto un ricorso contro la modifica dell’NQC e che quindi la sua approvazione, contrariamente a quanto affermato da Municipio di Lugano, non è in dirittura di arrivo.
Nell quartiere di Molino Nuovo/Cornaredo  vi sono molti luoghi sensibili ai sensi delle Linee guida sul PAC Programma d’azione comunale per lo sviluppo insediativo centripeto di qualità che la Città dovrà elaborare entro tre anni dall’entrata in vigore della Scheda R6, non ultima la Masseria Bizzozero, significativa dal profilo sociale, che fa parte di una rete di luoghi sensibili  che il PSE verrebbe a indebolire.
Dal profilo architettonico, il progetto volumetrico seduce solo a prima vista, ma difficilmente supererebbe l’esame se effettuato in applicazione delle Linee-guida per l’esame delle domande di costruzione emanate dal Dipartimento del territorio. Lo stadio per il calcio, ampollosamente chiamato Arena, dimostrando di ignorare che cosa sia un’arena, è stato sprofondato nel terreno per ben nove metri. E’ questa una costosissima astuzia per far sembrare meno ingombrante l’enorme fabbrica, quasi ci si vergognasse di farlo apparire con tutta la sua eccezionale volumetria.
Secondo le citate linee-guida violentare il sito in tali esagerate dimensioni è una scelta da censurare, a maggior ragione perché mettere a dimora tutto quel materiale sarà un’impresa costosa e inquinante.
Vien da pensare che lo stadio è stato in gran parte nascosto nel terreno per far emergere le “torri”, la cui altezza era fissata dalle norme di PR. Ma anche la denominazione “torri” è un abuso linguistico: in architettura edifici con una simile forma sono chiamati “barre”. Le cosiddette torri appaiono snelle solo a chi le guarda rigorosamente di fronte, come però non capita quasi mai. Viste di sbieco o di lato, esse si presentano necessariamente tozze e banali. Il loro pregio sta nell’abbinamento che, tuttavia, date le proporzioni si presta a formare un fastidioso canale del vento. Gran parte di chi le userà, gli uffici o gli appartamenti, avrà come solo orizzonte la finestra del suo dirimpettaio.
Veniamo ora al Palazzetto dello sport: ci si chiede perché un edificio di queste dimensioni debba essere nominato con un vezzeggiativo. Forse per celare il fatto che anch’esso è incassato nel sottosuolo per una buona decina di metri. Le illustrazioni chiamate a sedurre il cittadino mostrano spazi luminosi, con ampie finestre, ma bisogna ricordare che questo è un privilegio riservato alle discipline che usufruiscono del pianterreno. Le altre discipline dovranno accontentarsi di spazi privi di luce naturale e di aria artificiale perché dovranno essere esercitate sottoterra, in cantina, insomma.

Ci si chiede perché l’edificio delle molteplici discipline sportive altre che il calcio non sia stato progettato al posto delle case d’appartamento, previste in terza fase, evitando di scavare un volume gigantesco, di mandare i giovani sportivi a svolgere la loro attività, come già detto, in cantina e rinunciando a costruire delle case d’appartamenti in un luogo poco idoneo perché affatto tranquillo e poco salubre, essendo affacciati su una strada di forte traffico.

Ancora un argomento: si legge in uno dei siti che Lugano dedica al PSE (Domande frequenti) che per ovviare all’infausto taglio tra gli edifici per lo sport e i campi verdi dovuto ad una nuova strada a quattro corsie è previsto di gettare un ponte. Sembra di sognare leggendo tale affermazione! Supporre che tutti i movimenti pedonali tra gli impianti sportivi passino da quell’unico ponte è una mera illusione. La scelta è poco lungimirante e denota scarsa conoscenza del comportamento spontaneo dei pedoni, i quali saranno invogliati, invece, ad attraversare le quattro corsie senza utilizzare il sovrappasso a loro rischio e pericolo. L’incidente sembra programmato appositamente!

Già che parliamo degli impianti a sud dell’”Arena”, qualcuno vuole spiegarci perché l’atletica, uno degli sporti più antichi e nobili, non merita una tribuna?

Tutto sommato e pur limitandoci ad una parte dei problemi emersi dall’esame del progetto, possiamo ben affermare che nell’insieme esso è diseconomico, come altri hanno abbondantemente dimostrato, spreca risorse naturali a favore di un formalismo superato e ingiustificato, assorbe eccessive risorse a scapito di altre esigenze sociali presenti e irrisolte, specie nei quartieri recentemente aggregati. Il PSE, insomma, è ben lontano dal raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile.
Auspicando che il Municipio, in tempi brevi presenti un progetto meno ampolloso, ma più consono ai reali bisogni di tutte le società sportive, la STAN raccomanda alla popolazione di respingere il progetto approvato dal Consiglio comunale di Lugano.

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