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Dopo aver partecipato alla Piattaforma dello scorso 30 aprile, presieduta da F. Steinegger, si rafforza ancor più la convinzione che “il dado” sia oramai “tratto”!

E sì! Abbiamo incamerato l’ulteriore conferma che lo scenario è stato definitivamente delineato e consacrato in toto, senza alcuna riserva, dalle FFS e dalle massime autorità politiche locali.

Fugato quindi ogni dubbio sul fatto che i rappresentanti del consolidato “trinomio” ( FFS, Governo e Città) stia ormai “serenamente” procedendo, mano nella mano, verso l’inaugurazione della futuristica struttura (2026?) e già col pensiero volto verso il cerimoniale taglio del nastro!

Una “squadra” tripartita coesa, che non palesa “crepe”! Pronta a sostenersi gli uni degli altri; così, quando le FFS decidono, ecco che, senza obiezione alcuna, scatta, come in una religiosa litania, la conferma della bontà della scelta!  Tanto per intenderci:

– quando le FFS decretano “via i carri” (qualsiasi sia il motivo): via i carri sia!

– quando le FFS decidono che non gliene frega più nulla del mantenimento dello “Status quo (vedi variante Prato verde)” e degli accordi sottoscritti in passati, seppur vincolanti: eccoli tutti a sostenere il menefreghismo delle FFS!  

– quando le FFS decretano che si debba rinunciare a tutte le attività attuali e future del traffico merci: così sarà!

– quando le FFS stabiliscono di “tagliare” almeno 165 posti di lavoro! Così sia, che tagli siano!

E la stucchevole litania potrebbe continuare sorretta dal loro “contratto d’unione (dichiarazione di intenti)” che hanno disposto di sottoscrivere “tri-lateralmente (FFS, Cantone e Città)”, guardandosi bene attorno per sincerarsi d’essere soli, così da non correre il rischio di trovarsi “tra i piedi” potenziali guastatori! Meglio ancora, delegittimando in modo infido (e pure calunniando) coloro che, fin dal 2008 e per oltre un decennio, con umiltà e dedizione, hanno messo tanta energia e cuore, impegnandosi in prima persona, nell’impresa di gettare le basi necessarie per far crescere le OBe e, con esse, le opportunità occupazionali (sciopero, iniziativa 1.4.2008, CdC, ecc.). Tutto quanto vanificato in modo scriteriato, sopraffatti dal timore di trovarsi ancora tra i piedi l’ingombrante problema delle OBe ad occupare i pregiatissimi terreni in centro città!  Un dissennato tentativo quindi di spegnere l’ultimo focherello di resistenza rimasto e con esso ogni remota possibilità di salvaguardare ancora gli almeno 165 posti di lavoro degli attuali 470, e tutte quante le potenzialità di sviluppo future! Complici dunque d’aver spento definitivamente un “bene comune” qual è l’Officina! Siate pure sereni che ci penserà la storia a tenerne comunque conto!

La morale di tutto ciò? Le FFS, sfruttando compiutamente la nostra “disattenzione” dovuta all’impazienza rispetto al mancato “Piano industriale (PI)”, con “raffinata strategia (forsanche concordata)”, si stanno già, pian pianino, portandosi avanti, facendoci quindi “assimilare”, tutto quello che non dobbiamo più attenderci che ci sia nel tanto agognato PI!  Una tattica raffinata per tenere “mansuete” soprattutto le maestranze, dando pure vita a gruppi di lavoro interni alle OBe, semplicemente funzionali a tale scopo: Servirsene per raccogliere e rendere infine “digeribili” le “trasformazioni”!

Un PI estremamente necessario per ottenere l’approvazione del progetto da parte del CDA FFS e, di conseguenza, per la delibera del credito ultramilionario.  E per lo stanziamento dei 120 MCHF da parte di Cantone e Città? Detta brevemente, ed è più che una sensazione, che sia bastato, oltre che lasciare carta bianca alle FFS per la definizione del PI e su cosa accadrà a Castione, sincerarsi del definitivo sgombero delle Officine dai preziosi terreni (finalmente identificato il vero significato di “bene comune”!), con delle minime pre-garanzie per quanto riguardano le attività e il grado occupazionale, che ben conosciamo e che rappresenta (seppur indicizzato a marzo 2021) i due terzi dello “Status quo”! Se le parole hanno ancora senso: non ci danno sostanzialmente nulla, ma ci tolgono qualcosa!

Con un investimento di ~400 MCHF (pari a ~1,4 MCHF per singolo posto di lavoro) eccoci (sempre il 30.4.2021) illustrata, per sommi capi, l’Officina che verrà! Anzi no! Per rispetto dell’originale che i più “malinconici sognatori” conoscono, sarebbe più corretto definirla – vista la conformazione produttiva e strutturale coi suoi ~205mq per singolo collaboratore – un “hangar” o una “trenorimessa”.

Un progetto che, come ci è stato presentato ancora ieri, risulta essere, per coloro che non guardano negli “specchietti retrovisori”: avvenente, sfavillante, avanguardistico. Forse anche da sogno, sotto l’aspetto tecnologico ma, osservandolo per bene sotto l’aspetto più umano e sociale, visti anche gli immensi spazi vuoti, appare manifestamente malinconico, angosciante, avvilente, impersonale, freddo e senz’anima! 

È sembrato essere lo “specchio” delle persone che lo hanno presentato con tanta “enfasi” e di coloro che guardavano con tanto stupore e compiacimento, sopraffatti dalle animate simulazioni degli interni degli “infiniti e asettici (pari a sale operatorie d’ospedale)” capannoni. Relatori, con fare accademico, subito pronti a scusarsi per la momentanea mancanza delle pareti (per esigenze rappresentative) ma senza proferire parola (e che nessuno se ne fosse accorto e infastidito di ciò!) sulla manifesta assenza del bene vitale, del “cuore pulsante”, rappresentato dalle maestranze, dalle lavoratrici e dai lavoratori. Con tanta intelligenza artificiale ma, per l’appunto, senza anima, carne e sangue, intelligenza operaia e calore umano!

Si son visti “robot” che “instancabilmente (fin che c’è carica!)” pulivano i lucentissimi e sterili pavimenti, super sistemi robotizzati che si destreggiavano (ben programmati!) tra gli scaffali di un avanguardistico magazzino, carrelli tecnologici che spostavano con estrema facilità e leggerezza interi convogli. Come detto però, nessun viso, niente braccia o tute arancioni, nessun “cuore pulsante”. Una rappresentazione tetra, angosciante. Una magistrale raffigurazione di come si raggiunge la “massimizzazione” della redditività e, di conseguenza, del profitto, mediante un livello di produzione elevato alla massima potenza: Beatificato sia il Kaizen! La riproduzione a colori di “TEMPI MODERNI”, riportato ai nostri giorni, con le debite differenze dovute ai cambiamenti tecnologici intercorsi, ma tanto simili nella sostanza: “senza anima e cuore”! 

Con un impianto produttivo che sarà anche efficiente, ma accostato poi su di un concetto di “governance” che potrà solo andare bene alle FFS (ricordate lo studio della BDO di Vitta?); altro che unica Officina FFS a potersi anche occupare di “mercati” del trasporto ferroviario di terzi o privati!

E il resto del mondo: partiti, consessi parlamentari, benpensanti, forze sociali, quella parte di società che chiede a gran voce l’autodeterminazione o l’emancipazione operaia (quando però è a portata fanno di tutto per soffocarla), che dicono? Salvo sporadiche eccezioni, si constata che non si fa altro – forse per non peccare d’infedeltà ai propri politici di riferimento che “regnano” all’ombra dei “Castelli UNESCO” – che denotare, se non indifferenza perlomeno tanta superficialità nell’affrontare il “prezioso” tema, optando quindi per fare eco al liturgico: Amen o così sia!

Peccato! Potrà anche sembrare folle, ma resterò comunque sempre dell’idea che, nonostante molti attorno a te ti dicano, o ti abbiano detto, “rinuncia” o “arrenditi” e accodati al “gregge”, la dignità, la coerenza, l’indignazione, la fame e la sete di verità e giustizia, dovrebbero sussurrarti: Mai! Provaci almeno ancora una volta, una volta ancora e ancora… delle volte però si è confrontati con dei limiti impostaci dai cosiddetti “poteri forti”, che vanno oltre la nostra sola buona volontà e abnegazione, tali da indurci, nostro malgrado, a chiamare giocoforza all’appello coloro che hanno perseverato nel loro riprovevole agire (firmatari della famigerata Dichiarazione d’intenti e fiancheggiatori), affinché si prendano a carico, fino in fondo, le responsabilità delle decisioni prese (e non stiamo parlando delle sole FFS!). Ciò significa, per esempio, a non limitarsi a proiettare il discorso ed esultare su ciò che “presumibilmente (vista ancora l’assenza di un PI)” arriverà nel 2026, sarebbe invece alquanto opportuno che varcassero i cancelli delle OBe, per fornire finalmente, all’angustiato personale, delle esaustive risposte sulle loro odierne, prossime e future, più che incerte prospettive occupazionali! 

*Presidente “Associazione Giù le mani dall’Officina”

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