Tempo di lettura: 3 minuti

L’MPS sostiene la mobilitazione del personale sanitario cantonale che manifesterà sabato 29 maggio a partire dalle ore 14.00 in piazza governo per rivendicare migliori condizioni di lavoro, più diritti sindacali e maggiore libertà di espressione.

La pandemia del Covid 19 ha messo in luce le lacune dei sistemi sanitari di tutti i paesi. Queste condizioni sono il risultato delle controriforme neoliberali degli ultimi decenni, che hanno colpito non solo i pazienti, ma soprattutto gli operatori sanitari. Dopo aver preso atto del ruolo decisivo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore sanitario nella lotta alla pandemia, tutte le parti hanno fatto grandi promesse che avrebbero migliorato le condizioni di lavoro nel settore delle cure. Poiché, come previsto, queste promesse si sono rivelate parole vuote e gli applausi e i complimenti non aiutano certo ad arrivare a fine mese, è più che mai necessario che lavoratori e lavoratrici del settore si mobilitino in difesa delle loro rivendicazioni.

Le conseguenze della trasformazione neoliberale del sistema sanitario sono drastiche: cronica mancanza di materiale e di personale in molte strutture sanitarie, enorme carico di lavoro nel settore ospedaliero e assistenziale, distribuzione non solidale dei costi e una sempre maggiore disuguaglianza di accesso ai servizi (medicina a due velocità), organi decisionali estremamente antidemocratici, soprattutto nel settore privato, priorità dei criteri di gestione delle strutture ospedaliere orientata al profitto piuttosto che alla salute della popolazione, infine, lo sviluppo di un’ideologia della responsabilità individuale per la propria salute. Tutto ciò è conseguenza diretta della politica di privatizzazione neoliberale e di smantellamento della sanità.

Alla luce di queste carenze sistemiche di lunga data del sistema sanitario e del fatto che le conseguenze della pandemia si ripercuotono sui dipendenti e sui pazienti, è urgentemente necessaria una svolta nell’organizzazione del sistema sanitario. In particolare, attraverso:

  1. La creazione di un sistema sanitario egualitario, controllato da dipendenti e utenti, dotato di adeguate risorse materiali e umane, in grado di affrontare le pandemie.
  2. Il massiccio aumento del personale impiegato nel sistema sanitario con una significativa riduzione dell’orario di lavoro e un miglioramento delle condizioni di lavoro e dei salari. In Ticino, in particolare, i ritardi nel sistema di formazione, a livello salariale e nelle condizioni di lavoro appaiono ancora più gravi che in altri cantoni.
  3. La realizzazione di una cassa malati unica e con le stesse prestazioni di base garantite a tutti, finanziata dalle imposte sul reddito, sugli immobili e sulle società, unitamente all’abolizione dell’attuale sistema dei premi uguali per tutti.
  4. L’eliminazione di tutte quelle misure e quei sistemi di gestione sanitaria tesi ad orientare il sistema sanitario verso il mercato e la competitività (a cominciare dai pagamenti forfettari per caso); lo stesso per tutti i processi in atto e passati di privatizzazione. La priorità assoluta è la salute della popolazione, perché la salute non deve essere una merce.
  5. L’estensione del controllo pubblico all’industria farmaceutica e diagnostica. Eliminazione della protezione brevettuale su sostanze farmacologicamente attive e processi di produzione.

È in questa prospettiva che va sicuramente rivista la politica condotta dall’Ente Ospedaliero Cantone (EOC) che, inseguendo i privati nella loro logica, ha contribuito fortemente a indebolire la medicina pubblica in Ticino. La prossima pianificazione ospedaliera deve assolutamente mettere al centro il riequilibrio dei rapporti di forza tra le strutture ospedaliere pubbliche e quelle private.

Ma per fare questo è necessario un cambiamento di marcia e mentalità da parte dell’EOC, in particolare migliorando le condizioni di lavoro e di salario del personale; miglioramenti che dovranno poi essere estesi – con un processo di parificazione verso l’alto – anche a tutto il settore privato.

Da questo punto di vista ci si deve chiedere se non vi siano le condizioni, vista anche la situazione, affinché il Contratto di Lavoro in vigore per l’EOC, con gli urgenti e necessari miglioramenti in termini salariali e di condizioni di lavoro, non possa poi essere oggetto di una dichiarazione di forza obbligatoria per tutto il settore sanitario.

La manifestazione del 29 maggio deve essere un primo passo in una strategia di mobilitazione che deve continuare. In questo senso le direzioni sindacali, che presentano con un bilancio estremamente negativo della loro azione perlomeno negli ultimi vent’anni, devono inserire questa giornata di mobilitazione in una strategia di azione che abbandoni la logica della concertazione che ha prodotto enormi danni, un peggioramento dei livelli salariali reali e delle condizioni di lavoro.

Solo attraverso una mobilitazione decisa e costante, attraverso la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore sanitario alle scelte di fondo sarà possibile rilanciare la qualità del settore sanitario in Ticino.

Pin It on Pinterest