Tempo di lettura: 3 minuti

Cristina Zanini, Municipale (social)-liberale di Lugano, sembra essere rientrata nei ranghi. Deve aver paura del proprio coraggio, in particolare di aver sbandierato ai quattro venti la sua (giusta) opposizione allo sgombero e alla demolizione.

Ma, come detto, si è trattato forse di un passo eccessivo per lei; e così è tornata nei ranghi e vediamo di nuovo il Municipio di Lugano apparire compatto e unanime nel gestire questa fase post-demolizione. D’altronde, proprio pochi giorni dopo quell’intervento, in un dibattito radiofonico su un altro tema controverso – Il PSE -. la municipale PS ribadiva la sua piena e forte convinzione sulla necessità di una politica di collaborazione e di concertazione, nonché di rispetto dei meccanismi concertativi della collegialità.

Detto fatto, sembra aver avviato questa nuova fase all’insegna del silenzio. Anche su questioni sulle quali sarebbero utili prese di posizione che chiarissero cosa in realtà è successo. Sarebbe utile, e rappresenterebbe un contributo alla trasparenza e alla democrazia tanto invocate, sapere quali sono le discussioni che hanno portato il Municipio di Lugano, una decina di giorni dopo quegli avvenimenti, a cambiare totalmente versione, sostenendo di aver dato il permesso per demolire solo il tetto e non l’intero edificio… Ma tant’è, non possiamo certo sperare che simili personaggi si spingano oltre alla dichiarazione che quella volta (ma solo quella…) non erano d’accordo.

Ma, nel suo silenzio, Cristina Zanini è attiva anche su altri fronti. Ha pensato bene, ad esempio, di denunciare l’MPS al Procuratore pubblico per diffamazione e calunnia a causa di un passaggio, nella presa di posizione del nostro movimento appena dopo gli avvenimenti del 29 maggio, nel quale si affermava (tra parentesi) che “la Municipale socialista Cristina Zanini era sul posto quando le ruspe procedevano alla demolizione…non per fermarle, ma per indicare loro quali parti potevano essere demolite e quali invece andavano preservate perché beni culturali protetti”. Un’affermazione che non faceva altro che riportare una dichiarazione rilasciata alla radio dalla stessa Zanini e sentita da migliaia di ticinesi.

Il procuratore Respini, evidentemente, l’ha mandata a spasso e ha decretato il non luogo a procedere nei confronti dell’MPS.

Cristina Zanini, invece di perdere tempo a denunciare l’MPS (il che mostra quale volontà di “dialogo” animi i social-liberali di questo cantone nei confronti di altre forze della “sinistra”), potrebbe occupare il suo tempo a far avanzare la causa del Molino. E come potrebbe farlo?

Non certo ripetendo le insulsaggini (del suo e degli altri partiti) sul “superamento delle contrapposizioni ideologiche”, sulla “creazione delle condizioni del dialogo”, sulla “necessità di ristabilire la fiducia”, di “tornare a parlarsi” e minchiate di questo genere: affermazioni a metà tra un delirio pseudo-filosofico e il vuoto assoluto.

Ma potrebbe, come responsabile del Dicastero Immobili della città di Lugano, buttare nella mischia tre o quattro proposte di soluzioni alternative al Macello. Soluzioni credibili, integrate nel tessuto urbano della città, che permettano al Molino non solo di fare cultura “alternativa”, ma di misurare le proprie proposte politiche e sociali con il territorio cittadino. È questa l’unica forma di rispetto, vero e non retorico, per coloro che proclamano l’autogestione a Lugano.

Come capo dicastero è sicuramente in grado in trovare queste proposte, è “informata sui fatti”, potrebbe costituire dei dossier che permettono di discutere a fondo limiti e vantaggi di ognuna delle proposte, misurandone tutti gli aspetti. E potrebbe rendere pubbliche, subito, queste proposte, dando un contributo decisivo ad iniziare una trattativa (il mitico “dialogo”) che senza tali proposte non ha nemmeno senso evocare.

E poco importa che ne discuta con i suoi colleghi e colleghe di Municipio; poco importa che siano proposte del Municipio (che, è evidente, non sembra voler fare proposte serie, limitandosi a quelle stile riserva indiana come l’ex-depuratore di Cadro), poco importa che simile atto potrebbe essere interpretato come un chiaro venire meno ai principi della collegialità e della collaborazione; d’altronde che senso ha essere collegiali e collaborativi con persone che hanno dimostrato il più totale disprezzo di qualsiasi più elementare norma di diritto?

Non vogliamo insegnare il mestiere a nessuno; ma, come si vede, ci sarebbe tanto lavoro per un/una socialista degna di tal nome. Ma, evidentemente, Cristina Zanini può scegliere di dedicare le proprie forze ad un ricorso contro la decisione di non luogo a procedere del procuratore nei confronti dell’MPS. Se lo facesse, non saremmo certo sorpresi!

Pin It on Pinterest