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Pubblichiamo l’intervento di Angelica Lepori alla manifestazione di Bellinzona del 14 giugno. (Red)

Nel 2004 ci siamo battute contro il primo tentativo di aumentare l’età di pensionamento delle donne a 65 anni. Abbiamo portato la nostra collera nelle piazze e nelle strade contro l’11esima revisione dell’AVS che già allora voleva far pagare alle donne un prezzo troppo alto.

Nel 2017, insieme, alcuni gruppi femministi, sindacaliste e attiviste di sinistra si sono mobilitate contro un altro tentativo di farci andare in pensione a 65 anni…anche lì abbiamo detto NO, non ci stiamo non è questa la parità che vogliamo e abbiamo vinto perché la maggior parte della popolazione e soprattutto delle donne non vuole e non può lavorare di più.

Le nostre condizioni di lavoro sono sempre più precarie, i nostri salari sempre più bassi, e il carico di lavoro famigliare e di cura (non retribuito o mal retribuito) ricade sempre sulle nostre spalle.

Molte di noi sono poi disoccupate, faticano a trovare un lavoro dopo 55 anni, hanno problemi di salute sono povere e non possono permettersi un pensionamento anticipato.

La crisi sanitaria ha accentuato questa situazione e sta peggiorando le nostre vite. Noi donne siamo state maggiormente colpite dalla crisi, abbiamo continuato a lavorare nei settori essenziali in condizioni di stress estremo e esponendoci ad un rischio elevato di contagio, abbiamo svolto tra mille difficoltà il telelavoro gestendo casa e famiglia non sono nello stesso tempo ma anche nello stesso spazio, molte di noi sono state costrette a lasciare il posto di lavoro o sono state licenziate. E le conseguenze della crisi si faranno sentire ancora per molti anni.

In questa situazione ci troviamo confrontate con l’ennesima proposta di aumentare l’età pensionabile delle donne, una vera e propria provocazione.

Ancora una volta ci troviamo a combattere questa proposta ingiusta e irreale. Le nostre ragioni per dire no rimangono le stesse di sempre: aumentare l’età pensionabile delle donne spalanca la strada all’aumento dell’età di pensionamento per tutti. L’AVS non è sull’orlo del baratro: nel 2020 ha guadagnato 1,9 miliardi di franchi e qualsiasi riforma non può passare sulle spalle delle donne. Se si aumentassero i salari e si eliminasse la disparità salariale si aumenterebbero i contributi versati all’AVS…ed è illogico, in un paese ricco come il nostro, definire l’invecchiamento della popolazione come un problema…dovremmo invece esserne felici…evitando di mettere le generazioni le une contro le altre.

Per la terza volta combatteremo fino alla fine contro l’AVS 21. Porteremo il nostro NO con rabbia e determinazione nelle strade, nelle piazze e alle urne…nessuna compensazione potrà farci accettare questa proposta…siamo stufe di non essere ascoltate, siamo stufe di sentire sempre le solite argomentazioni assurde e ingiustificate…ma non siamo stanche di lottare e continueremo a farlo per i nostri diritti, per una vita degna di essere vissuta e per una società più giusta e solidale.

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