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Dialogare è senza dubbio il termine più abusato in queste ultime settimane nell’ambito dello scontro tra l’autogestione e il Municipio di Lugano (e con esso la polizia cantonale e il governo cantonale che sabato ha autorizzato blocchi stradali per impedire a chi voleva manifestare di recarsi a Lugano).

Dialogare significa “confrontare le proprie opinioni in vista di un’intesa”. Ma è da ormai circa tre mesi che il Municipio di Lugano ha rinunciato al dialogo: da quando ha deciso disdire la convenzione con il Molino. Dopo quella vera e propria dichiarazione di guerra, il Municipio (e con esso tutti i suoi fiancheggiatori) ha impugnato l’arma del dialogo, facendosene paladino di fronte al Molino, accusato di non avere nessuna disponibilità al dialogo.

E così le cose sono andate avanti per settimane fino a sabato 29 maggio, quando abbiamo assistito al “dialogo della ruspa” e tutto è diventato chiaro: si è potuto toccare con mano quale sia la disponibilità del Municipio di Lugano.

Ma, diciamolo chiaramente, che senso avrebbe che Molino e Municipio dialogassero? Ne aveva già poco prima, quando ancora il Macello era in piedi: ne ha più nessuno oggi che il Macello non c’è più. Di cosa dovrebbero parlare il Molino e il Municipio? Del tempo, delle vacanze estive, del prossimo campionato di hockey o di calcio?

Perché è proprio questa la questione centrale: da quando il Molino ha ricevuto la disdetta, di fatto non vi è più alcun tema su cui dialogare, non vi è nulla su cui discutere, non vi è più l’oggetto del contendere; e questa assenza è diventata drammaticamente chiara e manifesta a tutte e tutti dopo lo sgombero e la demolizione del Macello.

È evidente che fino a quando il Municipio di Lugano (o chi per esso) non metterà sul tavolo, pubblicamente e in modo chiaro, alcune possibili alternative per ospitare l’autogestione (e parliamo di alternative serie, non di prove di creazione di una “riserva indiana” come quella ipotizzata presso l’ex-depuratore di Cadro), non vi sarà alcuna possibilità di dialogare, di discutere, di trattare: proprio perché non esistono proposte sulle quali, appunto, aprire un dialogo.

Oggi l’ostacolo fondamentale non è la posizione del Molino che sarebbe ideologicamente contrario a qualsiasi trattativa, ma la mancanza di volontà e capacità politica del Municipio di Lugano di proporre alternative concrete.

Le cose stanno proprio così: il Municipio di Lugano è il maggiore ostacolo a qualsiasi forma di dialogo.

*articolo apparso sul Corriere del Ticino, martedì 8 giugno 2021

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