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Ci viene spesso chiesto cosa sia la sinistra, “dove” ci collochiamo all’interno di essa, quali sono le differenze con gli altri partiti “di sinistra”, etc. etc. La recente costituzione di una tendenza “riformista” all’interno del PSS (che accusa l’attuale direzione del PSS di essere addirittura “marxista” e “anticapitalista”) non può che suscitare ulteriore confusione  attorno ad un termine, quello di “sinistra”, il cui valore evocativo (non parliamo di quello conoscitivo) ha da tempo esaurito il suo “ruolo propulsivo”.

Ebbene, dobbiamo ricrederci. E a spingerci a farlo è stato nientepopodimeno che il copresidente del PS ticinese Fabrizio Sirica che ha fornito un’interpretazione precisa e moderna del termine “sinistra”.

Nel commentare i risultati delle elezioni comunali ha fornito lo specchietto che riportiamo:

Eccola, questa definizione di sinistra: è una società anonima nella quale il “PS è azionista di maggioranza”. E come in tutte le SA che si rispettino vi sono anche i soci di minoranza che, come noto, contano quasi sempre come il due di briscola. Nel nostro caso sarebbero I Verdi, il PC, il POP, il Forum Alternativo e tutti coloro che partecipano a questa corte dei miracoli.

Non sappiamo come funziona con i consigli di amministrazione: ma è probabile che il socio di maggioranza (e le cifre fornite ci dicono quanto sia forte la sua maggioranza) si accaparri tutti i seggi, lasciandone qualcuno (ma di quelli che contano poco o nulla: come i seggi nei Consigli Comunali) a questi soci di minoranza.

Soci di minoranza che hanno il compito, visto di buon occhio, di mostrare quanto la società (la “sinistra”) sia accogliente, trovando posto per tutti e tutte: l’importante e che lascino fare a chi amministra la società e che esprime gli aspetti essenziali della politica da condurre. Poi, come detto, tutti gli azionisti (anche quelli critici: ormai è diventata una consuetudine – ed un valore aggiunto come si dice – che anche le società anonime che si rispettino abbiano ognuna i propri “azionisti critici”) possono esprimersi, intervenire, “arricchire” con la loro presenza i profilo – soprattutto quello pubblico – della SA.

In questo modo l’immagine della SA sarà più composita, “arcobaleno”, “plurielle” (per usare i termini della disastrosa evoluzione di esperienze simili in Italia e in Francia in un passato non molto lontano) e potrà rivolgersi a uno spettro più ampio di investitori, magari attirati dalle “critiche” degli azionisti di minoranza che danno così la garanzia che nell’azienda vi è posto anche per loro.

Che dire? Aspettiamo la quotazione in borsa!

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