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Sia la municipale Valenzano Rossi, sia il sindaco Borradori, a precisissima domanda dei giornalisti, hanno affermato che la demolizione era parte di un dispositivo di polizia, che la vita delle persone era in pericolo e per questo bisognava demolire subito. Che attraverso la demolizione bisognava ripristinare la legalità. La realtà però è tutt’altra. La demolizione di un’ala del complesso dell’ex Macello avvenuta sabato notte è completamente illegale.

La clausola generale di polizia, prevista sì dalla Costituzione, permette all’autorità di prendere tutti i provvedimenti necessari qualora sia confrontata con un pericolo grave, immediato e non altrimenti evitabile. Nessuno di questi elementi era riscontrabile sabato sera a Lugano: la manifestazione si è svolta tranquillamente per le strade della Città, come riconosciuto anche dai Colonnelli del Ceresio; a partire dalle 19 circa alcuni manifestanti pacifici sono stati bloccati da molti agenti antisommossa nello stabile ex Vanoni e nelle vie adiacenti: nessuno poteva né entrare, né uscire; nel frattempo, fuori e dentro il Csoa Molino non c’era più nessuno. Non c’era alcun pericolo grave, immediato e non altrimenti evitabile alla base della decisione (di cui nessuno, nell’ignavia più totale, vuole prendersi la paternità) di demolire l’ala del centro sociale. Chiaramente i municipali coinvolti, sapendo di dire boiate richiamandosi alla clausola di polizia, poi si contraddicono dicendo che comunque si sistemerà tutto con una sanatoria. Una sanatoria che daranno a sé stessi, dal momento che l’autorità che concede sanatorie se non sono state presentate domande di demolizione… è il Municipio stesso. Che diritto è questo, in cui un’autorità agisce nella consapevole illegalità e poi annuncia che sanerà sé stessa?

La realtà delle cose è che ai municipali coinvolti della legalità non interessa nulla. L’unica volontà che emerge è quella di farla pagare ai “brozzoni” per cacciarli dal salotto luganese. Con una differenza di peso fra le due parti: quando i “molinari” compiono reati, comunque lo fanno a livello individuale e la loro eventuale “illegalità” deve essere accertata nei modi e nelle procedure previste dalla legge. Così funziona lo Stato di diritto. Mentre l’autorità stessa non può muoversi all’esterno della legge, dal momento che è lei stessa ad essere incaricata di farla rispettare. Anche questo è un principio cardine dello Stato di diritto. Che però a Lugano è stato sospeso. La legge edilizia prescrive infatti l’obbligo della licenza per procedere a qualsiasi demolizione di un edificio. Gli avvocati Borradori e Valenzano Rossi ben lo sanno. La domanda di demolizione va controllata nelle forme e nei tempi previsti, per un motivo di garanzia di ricorso. Inoltre, ad eccezione dell’ala ormai abbattuta, tutto il complesso dell’ex Macello è anche tutelato in quanto bene culturale. E i regolamenti comunali prevedono che ogni intervento suscettibile di modificare un oggetto tutelato deve essere sottoposto preventivamente al Municipio, tramite domanda di costruzione. Peraltro non si può escludere che in giro ci sia amianto. Per questo le demolizioni immediate, alle due di notte, non sono mai giustificate, nemmeno da una clausola generale di polizia. Ciò che è stato fatto è un gesto altamente simbolico, di una violenza esorbitante e completamente esterno alla legalità. Siamo indignati e addolorati e speriamo che la comunità luganese e il cantone tutto chiedano di mettere fine a questa cultura dell’illegalità che ha preso piede a Lugano, travalicandone poi i confini con l’avallo, più o meno visibile, dello Sceriffo sceso dalla Leventina.

*giuristi. Articolo apparso su La Regione del 2 giugno 2021

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