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Pubblichiamo la lettera che il comitato studentesco del Liceo di Bellinzona ha inoltra al Gran Consiglio e al DECS. Oltre ad avanzare forti dubbi sulla scelta di ristrutturare il Liceo invece di costruirne uno nuovo, il comitato studentesco critica il progetto per la costruzione di una sede provvisoria in prefabbricati nella quale si svolgerà l’attività di tutto il Liceo nei tre anni (e forse di più) previsti per la ristrutturazione. Si tratta, a nostra modo di vedere, di critiche più che pertinenti che, a più riprese, anche noi abbiamo rivolto al progetto del DECS e del governo. (Red)

Stimate Granconsigliere e stimati Granconsiglieri,

È previsto per l’inizio del prossimo anno scolastico l’avvio dei lavori di ristrutturazione del Liceo di Bellinzona, edificio costruito negli anni ’70 del secolo scorso e ormai inadatto, quanto a spazi e qualità infrastrutturale, ad accogliere i quasi 800 allievi attualmente iscritti. È una notizia, quella della ristrutturazione, che naturalmente accogliamo con favore – è l’occasione per far nascere una nuova struttura, moderna e ampia, adatta alle diverse esigenze che oggi si presentano. Le rosee aspettative, tuttavia, si scontrano ben presto con la cruda realtà: il percorso verso il nuovo liceo si presenta irto di questioni irrisolte, gravi problemi strutturali e profonde mancanze organizzative, sulle quali, nella presente, vorremmo richiamare la vostra attenzione. Dopo un’analisi delle numerose varianti messe sul tavolo, è stata infine scelta la proposta che prevede la ristrutturazione e il risanamento dell’attuale sedime. Dato l’elevato grado di profondità degli interventi – verrà mantenuto solamente lo “scheletro” portante dell’edificio –, per l’intera durata della ristrutturazione (vale a dire, come minimo, per tre anni) si renderà necessario trasferire l’intero organismo scolastico in una serie di stabilimenti provvisori – delle strutture prefabbricate il cui costo si aggira intorno ai 9 milioni di franchi – a lato dell’attuale edificio. Non vogliamo, in questa sede, discutere la maggiore o minore opportunità di una simile scelta; facciamo solamente notare, en passant, che la costruzione di un edificio completamente nuovo (i cui costi sarebbero risultati persino minori [!]dell’attuale progetto di ristrutturazione), avrebbe permesso 1. di rimanere nel vecchio stabile sino al termine dei lavori, organizzando così un unico trasloco, e 2. di aumentate a piacere le dimensioni del nuovo edificio, mentre, secondo l’attuale progetto, il futuro Liceo, che dovrà sorgere sulle vestigia del vecchio stabile (di dimensioni già modeste), lascerà quasi invariati gli spazi disponibili. Quanto più ci preoccupa, invece, è la fase di “transizione” dal vecchio stabile al nuovo, quel periodo di tre anni durante il quale l’attuale edificio sarà completamente inagibile. A nostro parere – e le planimetrie sono eloquenti in tal senso – la gestione degli spazi negli stabili prefabbricati risulta essere disastrosa e assolutamente inadeguata ad ospitare un organico di quasi 800 allievi e un centinaio di docenti. Ci basti presentare qualche esempio. Sappiamo che già oggi, nell’attuale edificio, esiste un grave problema di carenza di spazi: in ispecie d’inverno o in occasione di maltempo, quando gli studenti non si recano più a pranzare fuori sede, caffetteria, corridoi ed atrii non bastano ad accogliere tutti coloro che vogliono consumare il proprio pasto con una sedia sotto le gambe (e infatti, dallo scorso anno, si è reso necessario mettere a disposizione per il pranzo anche diverse aule scolastiche). Ebbene, si sappia che la nuova struttura provvisoria prevede un unico spazio comune, diviso in due parti, grande poco più dell’attuale caffetteria; un unico spazio – non più corridoi, non più atrii, non più aule, non più gli altri ampi spazi (e sono numerosi!) in cui, grazie alla presenza di sedie, panche e tavoli, è oggi possibile studiare e mangiare – per ospitare all’incirca 800 allievi. Le planimetrie dicono che questi spazi comuni – lo ricordiamo, gli unici presenti nell’intera struttura provvisoria – potranno ospitare un numero massimo di circa 250 persone (in 340 mq di spazio), a fronte (conviene ripeterlo nuovamente) di 800 studenti iscritti. Quest’unico dato dovrebbe far ripensare all’intera gestione del progetto dei prefabbricati (ancor più dopo l’esperienza pandemica!): evidentemente è fisicamente impensabile credere di poter accogliere (specialmente in inverno, come si è detto) l’intero corpo studentesco in uno spazio di simili dimensioni. Altre questioni, che forse qualcuno potrebbe sottovalutare, sono altresì problematiche: si pensi, ad esempio, che la biblioteca “provvisoria” potrà ospitare solamente un quarto dei volumi attualmente esposti; gli altri libri, non più consultabili, dovranno essere depositati in altra sede. Inutile dire che si tratta di una gravissima perdita culturale e specialmente didattica, che va a scapito della generazione di studenti che si troverà costretta a trascorrere il loro intero percorso liceale in una serie di disagevoli container metallici. Sono, questi, problemi strutturali di grandissima rilevanza che devono assolutamente venire riconsiderati e risolti. Non possiamo far altro, perciò, che invitare energicamente gli stimati granconsiglieri e le stimate granconsigliere a una rivalutazione sistematica della natura del progetto prima della sua approvazione, poiché questo, per la sua attuale forma, rischia di rendere infernale l’esperienza scolastica di centinaia di giovani.

Cordialmente,

il Comitato degli studenti del Liceo di Bellinzona

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