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Gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan alla fine del 2001 con l’obiettivo di distruggere al-Qaida e i Talebani che li ospitavano e, presumibilmente, per stabilire uno Stato afgano democratico e aiutare le donne e i bambini afgani.

Vent’anni dopo, gli Stati Uniti e la loro coalizione di circa 40 alleati hanno chiuso le loro basi e ritirato, con poche eccezioni, le loro ultime truppe. I Talebani hanno ripreso la maggior parte del paese, compresa la sua capitale, Kabul.

Più di 5’000 soldati americani e vai contractor privati sono stati uccisi durante questo periodo. Circa 1’200 altri soldati della coalizione hanno pure perso la vita. Al-Qaida non è stata sconfitta; è ancora in Afghanistan, ha molti più membri e opera in molti più territori nel mondo rispetto al 2001. Una lettura attenta dell’accordo di pace del febbraio 2020 tra l’amministrazione Trump e i Talebani, un accordo che l’amministrazione Biden sembra sostenere totalmente, rivela che i Talebani non hanno fatto quasi nessuna concessione in cambio del ritiro degli Stati Uniti.

Come ricercatore di lungo corso sui conflitti in Afghanistan, ho potuto osservare come le vite e le condizioni di vita degli afghani sono state influenzate dalla fallita occupazione occidentale del loro paese in questi ultimi 20 anni.

Lo Stato che gli Stati Uniti si sono lasciati alle spalle

Quando gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan alla fine del 2001, i Talebani erano sul punto di controllare la maggior parte del paese, che allora aveva una popolazione di 21 milioni di persone. Il loro governo fu brutale, ma riuscì a frenare l’estrema illegalità e a stabilizzare un paese che aveva ormai sopportato 22 anni di orribile guerra contro gli occupanti sovietici e tra fazioni afgane rivali.

Fino alla sua fine, a metà agosto 2021, il governo afgano di Kabul è stato debole, corrotto, diviso e vulnerabile. Ha cercato di governare una popolazione di 38 milioni di abitanti con alcune delle istituzioni statali più corrotte del mondo. Il regime, messo in piedi dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, era così disfunzionale che i tribunali afgani erano noti poiché decidevano sempre a favore della parte che pagava di più. Le forze di polizia estorcevano tributi alla parte della popolazione più povera e i funzionari facevano poco o nulla senza il pagamento di una tangente. Molti funzionari statali erano anche signori della guerra, predatori che reclutavano i loro sostenitori nella funzione pubblica nella speranza di arricchirsi con le tangenti.

Le fazioni politiche afgane sostenute dagli stranieri, come il gruppo Hazara Fatemiyoun, organizzato dall’Iran, si sono infiltrate a tutti i livelli di governo. E, in un tentativo disperato di limitare l’avanzata dei Talebani, il governo afgano ha iniziato a pagare direttamente i signori della guerra indipendenti per il loro sostegno, anche se molti di loro erano coinvolti nel traffico di droga e negli abusi sui civili.

Le condizioni di vita degli afgani

Almeno 100’000 civili afgani sono stati uccisi o feriti nel conflitto tra la coalizione guidata dagli Stati Uniti e gli afgani che hanno resistito all’occupazione del loro paese. Questa cifra deve essere considerata una stima al ribasso, anche perché molte vittime afgane sono state sepolte rapidamente secondo le usanze islamiche e non sono state registrate. Probabilmente, altrettanti combattenti afgani hanno perso la vita, e molti altri sono rimasti paralizzati o gravemente feriti. L’aspettativa di vita nell’Afghanistan di oggi è di soli 48 anni.

L’Afghanistan rimane uno dei paesi più poveri del mondo, con 6 afghani su 10 che vivono in povertà e un PIL pro capite di circa 500 dollari all’anno, meno dell’1% di quello degli Stati Uniti. Molte proprietà sono state distrutte e l’economia di guerra ha fatto sprofondare molti afgani in una condizione di povertà ancora maggiore, mentre arricchiva i signori della droga e della guerra legati al regime. Il consumo di oppio e di eroina è salito alle stelle in Afghanistan durante i 20 anni di occupazione, con milioni di afghani che si rivolgono alla droga per sfuggire alla loro dura realtà.

Ci sono 2,5 milioni di rifugiati afgani registrati in Pakistan, Iran e altrove. Altri 3 milioni di afghani sono sfollati interni. Questi numeri sono destinati a salire in seguito alle drammatiche vittorie dei Talebani a metà agosto 2021.

Molti sfollati afgani, sia all’interno che all’esterno dell’Afghanistan, non riescono a soddisfare le loro necessità di base e sono vulnerabili alle malattie e allo sfruttamento. Di tutti i rifugiati del mondo, solo quelli della Palestina e della Siria superano quelli dell’Afghanistan, e gli afgani sono tra i gruppi più numerosi per nazionalità a cercare rifugio in Europa [1].

I Pashtun rurali, il gruppo etnico che fornisce ai Talebani la maggior parte delle sue truppe, sono stati tra quelli che hanno sofferto di più durante la guerra, poiché la maggior parte dei combattimenti ha avuto luogo nelle loro zone.

Alcuni Pashtun urbani e minoranze, in particolare l’etnia Hazara, storicamente svantaggiata, hanno approfittato delle opportunità economiche ed educative offerte dalle agenzie di aiuto occidentali e hanno lavorato per eserciti e organizzazioni straniere. Questi beneficiari della presenza straniera sono ora tra le persone più a rischio in Afghanistan, poiché i Talebani possono considerarli come traditori.

Decine di migliaia di afgani che hanno lavorato per l’esercito americano, per esempio, stanno supplicando Washington di poter andare negli Stati Uniti con le loro famiglie. L’amministrazione Biden ne ha ammessi alcuni, ma molti altri sono ancora in attesa di una risposta dagli Stati Uniti.

La situazione delle donne e dei bambini in Afghanistan non è molto migliorata. Il tasso di mortalità materna, con 1,6 donne che muoiono ogni 100 nascite, non è quasi cambiato dal periodo del dominio dei Talebani alla fine degli anni ’90. Inoltre, benché più donne siano entrate a far parte della forza lavoro e più bambini, soprattutto bambine, abbiano avuto accesso all’istruzione primaria negli ultimi 20 anni, solo un bambino afgano su dieci completa l’istruzione secondaria.

In molte zone rurali, la situazione delle donne e delle ragazze è peggiorata: non solo non hanno ricevuto aiuti o istruzione di qualità, ma hanno dovuto affrontare la povertà estrema, le minacce di violenza e l’insicurezza della guerra.

Cosa riserva il futuro?

L’occupazione americana ha dato agli afghani altri 20 anni di guerra e di sofferenza. Paradossalmente, gli Stati Uniti lasciano l’Afghanistan in uno stato molto simile a quando l’hanno invaso.

I Talebani hanno ripreso il controllo di gran parte dell’Afghanistan, compresa Kabul. La loro ex opposizione, le milizie e i signori della guerra dell’ormai defunta Alleanza del Nord, sono più deboli che nel 2001, poco prima dell’invasione statunitense.

Alcuni membri di gruppi minoritari, tra cui gli Hazara e quelli che hanno collaborato con l’occupazione straniera, probabilmente soffriranno molto. Gli afghani urbani dovranno anche affrontare gravi restrizioni sociali imposte dai Talebani, che colpiscono in particolare le donne e le ragazze. La migrazione fuori dall’Afghanistan aumenterà man mano che gli abitanti delle città e le minoranze fuggiranno per salvarsi la vita. È probabile che i Talebani impongano la loro rigorosa applicazione della legge e istituiscano tribunali che non siano gestiti da funzionari corrotti, il che dovrebbe scoraggiare il crimine.

Per il momento, i Talebani hanno espresso il desiderio di concedere l’amnistia a funzionari, soldati e altri lavoratori [2] implicati con il vecchio regime. Se questo dovesse accadere, e se è mantenuto nel tempo, è probabile che rafforzi il sostegno della popolazione nei confronti dei Talebani

Se gli Stati Uniti, come spesso fanno ai loro avversari nel sistema internazionale, sceglieranno di imporre dure sanzioni all’Afghanistan, come hanno fatto loro e l’ONU negli anni ’90, questo contribuirà ad ulteriori sofferenze.

È anche possibile che la resistenza al regime talebano cresca nei prossimi mesi e anni nel Nord e nel centro del paese. Se la guerra civile dovesse riprendere, credo che gli afghani sperimenteranno ancora più sfruttamento, straziante povertà, morte e sofferenza.

* Abdulkader Sinno è professore di scienze politiche e studi sul Medio Oriente all’Università dell’Indiana. Questo articolo è apparso su The Conversation il 16 agosto 2021. La traduzione in italiano, sulla base di una traduzione francese apparsa sul sito alencontre.org (al quale si devono anche le due note al testo), è stata curata dal segretariato MPS.

[1] Dopo il discorso di Emmanuel Macron la sera del 16 agosto – che annuncia “un’iniziativa europea” per “proteggerla” dai flussi migratori “irregolari” provenienti dall’Afghanistan – François Gemenne, docente a Sciences Po Paris e direttore dell’Osservatorio Hugo all’Università di Liegi in Belgio, ha dichiarato su France Info: “L’idea che la nostra prima preoccupazione di fronte alla terribile situazione di questo paese sia quella di “proteggerci” da flussi che considera “irregolari”, quando si tratta di persone che cercano di salvare la loro vita, mi sembra del tutto indegna, il peggio del peggio e del tutto irrispettosa dei principi più elementari del diritto internazionale e umanitario. I membri dell’estrema destra, il Rassemblement National, annunciano da questa mattina sui social network che bisogna proteggersi da quello che chiamano uno “tsunami migratorio”; e ora, la stessa sera, il presidente della Repubblica riprende le loro parole. Tutto ciò è particolarmente scioccante”.

[2] Secondo il sito web di Al Jazeera – un canale di primo piano a Kabul perché il Qatar ospita i suddetti negoziati e i suoi legami con i Fratelli Musulmani non lo rendono troppo “straniero” per i Talebani – “sulla promessa di amnistia”, i leader Talebani avrebbero “esortato le donne a unirsi al governo”, specificando che sarebbe stato sotto “una guida interamente islamica”. In queste iniziative di comunicazione, i Talebani proclamano la loro “apertura” verso le minoranze etniche. Al Jazeera riportava il 17 agosto: “I Talebani hanno dichiarato finita la guerra in Afghanistan e un loro importante leader ha dichiarato che la forza talebane aspetteranno fino a che le forze straniere se ne saranno andate prima di creare una nuova struttura di governo”.

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