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Qui di seguito il testo di un’interpellanza depositata oggi dal gruppo parlamentare MPS. La stessa si configura anche come una presa di posizione dell’MPS sui problemi relativi all’obbligo del certificato Covid emersi in questi ultimi giorni.

Con le nuove disposizione sull’obbligo del certificato Covid le autorità federali hanno ulteriormente accelerato l’introduzione di misure che tendono a restringere diritti fondamentali, quali ad esempio il diritto al lavoro e allo studio, in particolare attraverso le raccomandazioni e decisioni prese dalle autorità universitarie. Questi orientamenti sono stati condivisi dalla maggior parte dei Cantoni.
Pur riconoscendo e sostenendo la necessità della campagna vaccinale riteniamo che l’obbligo del certificato Covid rappresenti da una parte una scorciatoia per evitare altre misure di protezione, dall’altra rimette in discussione alcuni diritti fondamentali andando a toccare soprattutto alcune delle categorie più svantaggiate (il tasso di popolazione vaccinata è più basso tra la popolazione a basso reddito o immigrata).
La decisione di introdurre da oggi l’obbligo del certificato Covid in alcune strutture, seppur criticabile, rappresenta una limitazione delle libertà ancora relativa. Gli ambiti nei quali viene introdotto sono attività sostanzialmente di tipo elettivo; ognuno sceglie sulla base di proprie disposizioni se andare in palestra, al cinema o a visitare una mostra.
Diversa la situazione per quel che riguarda il lavoro o lo studio. Per il lavoro si tratta di un’attività di fatto obbligatoria, a meno di non disporre di un patrimonio che permetta di rinunciare al lavoro. La stragrande maggioranza della popolazione svizzera – così come quella dei maggiori paesi al mondo – è salariata. Difficile quindi poter rinunciare al lavoro, fonte primaria di reddito.
Lo stesso ragionamento vale per lo studio e la formazione in generale, senza la quale difficilmente si può entrare nel mondo produttivo. La formazione – quella post-obbligatoria – è diventata una sorta di “obbligo”, sancito anche dalle recenti decisioni prese dal Gran Consiglio. In questo senso la decisione presa dalla SUPSI ci pare violi fortemente questo diritto allo studio.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo al Consiglio di Stato:

  1. Qual’è stata la posizione precisa del governo cantonale nell’ambito della consultazione avviata dal Consiglio Federale in merito alla possibilità data ai datori di lavoro di introdurre nelle aziende l’obbligo di certificato Covid?
  1. Non ritiene, indipendentemente dal parere espresso in fase di consultazione, che, anche alla luce del dibattito sviluppatosi nel paese, sia necessario intervenire presso l’autorità federale affinché questa possibilità venga revocata a favore del potenziamento di altre misure di prevenzione (ad esempio i test salivari da introdurre nelle imprese come ha fatto il Canton Grigioni) o di una più efficace applicazione delle attuali misure (mascherine, distanziamento, tamponi, aerazione dei luoghi di lavoro, etc.) ?
  2. Quali misure intende prendere, qualora e fino a quando questa possibilità di obbligo del certificato Covid rimarrà, per garantire che tale obbligo sia rispettoso del diritto dei lavoratori e delle lavoratrici a essere consultati/e preventivamente? In particolare, quali disposizioni intende dare all’Ispettorato del lavoro affinché tale controllo venga effettuato con maggiore intensità?
  3. Abbiamo letto sulla stampa della decisione della SUPSI di introdurre questo obbligo di Certificato Covid per i propri collaboratori e per gli studenti. Nel caso dei collaboratori, a conoscenza del governo, il diritto di essere sentiti è stato rispettato? Ancora: la SUPSI è dotata degli spazi necessari, al di là dell’obbligo di certificato COVID, per garantire ai propri studenti le misure di distanziamento che, comunque, restano sempre valide?
  4. Non ritiene necessario ricordare alle aziende che qualora introducano l’obbligo di certificato Covid, dovranno, comunque, assumersi gli oneri ad esso relativi, a cominciare dai costi del tampone?
  5. Non ritiene necessario, qualora la Confederazione non recedesse dalla intenzione di introdurre l’obbligo dei tamponi a partire dal 1° ottobre, assumere questi costi per gli studenti della SUPSI?
  6. Non ritiene utile proporre altri strumenti per incoraggiare le persone indecise a vaccinarsi, spingendo sulla discussione e la prevenzione rafforzando la campagna di vaccinazione “on the road”, organizzando momenti di vaccinazione per determinate categorie professionali o momenti informativi?

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