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Il movimento per il socialismo (MPS) prende atto con preoccupazione dei primi annunci di quarantena nelle scuole. Una tendenza che rischia di rafforzarsi nelle prossime settimane, anche perché il DECS prevede di allentare le già insufficienti misure in atto.

Per queste ragioni l’MPS non può che riprendere alcune delle critiche e proposte che ha già formulato nelle scorse settimane all’indirizzo dell’orientamento perseguito dal DECS, a nostro modo di vedere del tutto insufficiente.

Avevamo ricordato come la posizione del governo e del DECS sia in sostanza quella di rinunciare ai test di massa sistematici (come si fa in altri cantoni con i test salivari), di rendere facoltativo l’uso della mascherina alle medie dopo le prime due settimane di scuola e di permettere, sulla base di un’autocertificazione ai docenti e agli studenti vaccinati delle scuole superiori di togliere la mascherina, solo nelle situazioni in cui è possibile mantenere il distanziamento sociale.

Si tratta in generale di misure che non tengono minimamente della realtà e della vita concreta all’interno degli istituti scolastici e che oltre rischiare di portare ad un aumento dei casi di contagio, renderà la vita di docenti e studenti più complicata.

Per le scuole medie, per esempio, senza mascherina la quarantena di classe scatterà con un solo allievo positivo, mentre oggi questa misura entra in vigore nel caso di tre allievi positivi. Inoltre, sarà impossibile per il docente vaccinato fare a meno della mascherina, proprio perché l’insegnamento, soprattutto alle medie, prevede un contatto diretto con gli allievi e non è un insegnamento cattedratico in cui è possibile rimanere a distanza.

Per quel che riguarda l’autocertificazione per le scuole superiori si tratta evidentemente di un esercizio di stile: docenti e allievi potranno fare a meno della mascherina solo se sono garantite le distanze…cosa che nel contesto attuale delle scuole superiori è praticamente impossibile.

Mal si comprende quindi questa richiesta da parte del DECS dell’autocertificazione, se non come, sembrerebbe, per scopi di tipo meramente statistico, aggirando in questo modo il divieto di obbligare gli studenti e i docenti a dichiarare se sono vaccinati o meno.

Di conseguenza, un minimo di senso pratico e saggezza vorrebbe che l’obbligo della mascherina sia introdotto in modo chiaro e permanente sia per le scuole medie che per le superiori.

Accanto a questa misura riteniamo necessario introdurre massicciamente, in tutti gli ordini scolastici (dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori dei test) test salivali regolari che permettano di tenere sotto controllo l’evoluzione dei contagi e abbiano una funzione di prevenzione alla sua diffusione. L’utilità di questi test sembra essere dimostrata e la scoperta recente di un focolaio in una casa anziani (avvenuta dopo test salivali ai collaboratori) lo prova ulteriormente. Si tratta di test poco invasivi e rapidi (sono stati del resto caldeggiati dalla Confederazione che ne copre le spese) e mal si comprende l’ostinazione con cui il DCES si rifiuta di metterli in pratica. La loro introduzione e generalizzazione potrebbe permettere, alla luce della evoluzione della pandemia, di rinunciare alla mascherina in aula senza però esporsi a un rischio elevato di contagio. E potrebbe forse evitare le quarantene di classe soprattutto alle scuole elementari e dell’infanzia.

Infine, desta qualche sorpresa il modo in cui si affronta la campagna vaccinale rivolta ai giovani. La carovana vaccinale itinerante prevista nelle prossime settimane non riesce a coprire in modo importante realtà dove sono presenti molti studenti che potrebbero essere vaccinati. Prendiamo ad esempio, la realtà della SCC – Liceo cantonale di Bellinzona per la quale è prevista una sola giornata di presenza. Ebbene, in questa sede vi sono ogni giorno circa 2’500 studenti: sarebbe necessaria una presenza continua – magari estesa su una o più settimane – per avviare permettere veramente a tutti coloro che lo desiderano di informarsi e decidere eventualmente di vaccinarsi. A questo va aggiunto la rinuncia da parte del DECS a svolgere un lavoro di informazione ed educativo (pensiamo agli oltre 5’000 studenti delle scuole medie superiori) sui benefici della vaccinazione. Anche questo contribuirebbe sicuramente a migliorare la situazione.

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