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Come si poteva facilmente preventivare, puntuale come un orologio in questi ultimi anni, un nuovo episodio di malagestione nelle case per anziani si è manifestato negli scorsi giorni.

Questa volta è il turno delle tre case per anziani della Leventina: Santa Croce di Faido, Elena Celio di Giornico e Pra Verde di Prato Leventina.

Strutture di proprietà pubblica con a capo un comitato composto, come sempre, secondo criteri partitici: PPD (con due notabili di peso Eusebio Marzio e Nicoli Giancarlo), PLRT, Lega e PS (a cui è affidata il compito di revisione).

Cambiano le case anziani protagoniste di questi episodi (tralasciamo il lungo elenco che si potrebbe fare relativo agli ultimi 4-5 anni, da Balerna in poi), ma la malagestione è, ancora una volta, resa pubblica dal personale che non ne può più, fiaccato da una pesante situazione, non dissimile da quelle denunciate a più riprese negli scorsi anni. Riportiamo alcuni stralci della lettera resa pubblica dal personale, inviata da oltre un mese anche al medico cantonale ed al Dipartimento Socialità e Sanità:

Stiamo vivendo, dall’inizio del 2020, una situazione lavorativa al limite dell’assurdo. Siamo costantemente confrontati con un sovraccarico di lavoro, di richieste extra per copertura turni. Siamo esausti a causa della mancata sostituzione degli operatori che sono assenti per malattie brevi o lunghe, infortuni, trasferimenti tra le sedi oppure… le dimissioni. I turni del piano di lavoro vengono spesso modificati senza preavviso dal coordinatore di reparto. Il più delle volte, o meglio sempre, senza chiedere al dipendente interessato se ha la disponibilità o meno. Inoltre, in molti casi non vengono nemmeno rispettata la percentuale d’impiego o i turni di riposo. Abbiamo anche paura, siamo alla deriva.

Molte volte, quando tentiamo di accennare che quella determinata situazione non funziona, la risposta è allucinante: Qui comando io! Dovevi organizzarti prima!

Noi che diamo la vita per i nostri pazienti perché amiamo il nostro lavoro, veniamo trattati a pesci in faccia, proprio da chi dovrebbe avere un atteggiamento pacato e aperto con il personale, dato lo stretto contatto esistente. Ci domandiamo, e qui lo ribadiamo, come mai questi atteggiamenti vengono tollerati da parte della direzione?

Da alcune settimane ci è stato comunicato, con la solita metodologia, che dobbiamo organizzare anche dei momenti di animazione sui vari piani. Dovremmo dunque sostituirci agli animatori che operato all’interno della struttura. Questa richiesta, anch’essa chiaramente calata dall’alto e senza una chiara motivazione, non considera la realtà che si vive in reparto e nemmeno il carico di lavoro. Una situazione che genera ancora più senso di sconforto nel personale. Noi viviamo questa nuova richiesta come un modo per metterci in ulteriore difficoltà.

Le dimissioni di tre coordinatori di reparto in pochi mesi e le continue dimissioni da parte del personale (anche neoassunto) generano tanto domande, anche tra i famigliari dei residenti e tra i degenti stessi. Abbiamo anche constatato un certo favoritismo, nemmeno poi così velato, nell’assegnare incarichi importanti a personale senza una formazione ma solo perché vicino ai poteri forti.

Deludiamo le aspettative dei familiari. Le loro lamentele sono associate alle condizioni nelle quali ci troviamo a lavorare.

Errori, distrazioni e dimenticanze, nei confronti di quelle piccole attenzioni che fanno sentire bene la persona a carico, sono all’ordine del giorno. Orami continuano a domandarci cosa sta succedendo, se qualcosa non va, o cosa è cambiato. Hanno notato soprattutto che il personale cambia di continuo.

Al momento e in queste condizioni non siamo più in grado di offrire un approccio di cura di qualità, come descritto nei nostri manuali o nella nostra filosofia lavorativa. Continuiamo a lavorare lo stesso, ma arranchiamo. Siamo stufi di questa situazione, che va avanti da troppo tempo. Serve una gestione rispettosa dei residenti e dei curanti. Chiediamo un intervento da parte del medico cantonale prima che succeda una tragedia.”

Accanto ad un comitato partitico le tre case per anziani sono dirette dal signor Giulio Allidi. Lo stesso fa pure parte del comitato dell’autodefinita Associazione dei direttori delle case per anziani della Svizzera italiana ADiCASI.

Dall’organigramma si apprende che il signor Giulio Allidi è il referente per la Qualità e la Sicurezza: inchieste di soddisfazione, gestione residenti, famigliari, logistica, certificazioni

Dal sito delle tre case anziani apprendiamo che nel corso del mese di settembre 2021 presso la Casa di Prà Verde e Elena Celio “il cantone (Dipartimento Sanità e Socialità) in collaborazione con tutti i direttori delle case anziani del territorio ticinese ha indetto un’indagine sulla rilevazione della soddisfazione delle persone residenti nelle case anziani e dei loro familiari/persone di riferimento”. 

Viene inoltre sottolineato che presso le tre case per anziani “la copertura infermieristica è assicurata, 24 ore su 24, da personale diplomato adeguatamente formato. L’organico e le relative qualifiche sono oggetto di costante verifica da parte delle competenti istanze e devono soddisfare i criteri di qualità imposti dall’Ufficio del Medico Cantonale”.

Sulla questione è intervenuto anche il gruppo MPS in Gran Consiglio che – da tempo- denuncia la situazione delle case per anziani, tra l’altro formulando proposte che, puntualmente, il Parlamento respinge (facciamo riferimento a quella più recente di istituire un Ente Cantone case anziani).

Qui di seguito le domande che il gruppo MPS ha posto al governo, con un’interpellanza presentata nei giorni scorsi, in merito a questa ennesima vicenda:

1. Di indicarci quali sono i comuni proprietari delle tre case per anziani e la ripartizione della proprietà tra di loro.

2. Quali hanno intrapreso il medico cantonale ed il DSS dal momento in cui sono entrati in possesso della lettera (indicativamente fine agosto 2021)?

3. Considerato che nella lettera vi sono chiari e precisi indizi di possibili infrazioni alla legge sul lavoro (tempo di lavoro e riposi, tutela dell’integrità), l’Ispettorato del lavoro, competente per l’applicazione della legge federale sul lavoro, è stato informato?

a) Se sì (quando?), quali passi ha intrapreso l’Ispettorato del lavoro?

b.) Se no, perché non è stato informato?

4. A quando risale l’ultimo controllo relativo all’applicazione della Legge federale sul lavoro avvenuto in ognuna delle tre case anziani da parte dell’Ispettorato del lavoro?

5. Il comitato dell’autoproclamata Associazione ADiCASI è stato informato del fatto che il loro referente per la qualità e la sicurezza è accusato dai propri dipendenti di non saper garantire la qualità e la sicurezza a casa sua?

6. Cosa emerge dall’indagine sulla rilevazione della soddisfazione delle persone residenti nelle case anziani e dei loro familiari/persone di riferimento svolta nel mese di settembre presso due delle tre case anziani?

7. Qualora non si fosse ancora proceduto all’analisi dei dati raccolti, non si ritiene urgente procedere?

8. Quest’ennesimo caso non impone al Consiglio di Stato una riflessione di fondo sul fallimento dell’attuale gestione ed organizzazione delle case anziani in Ticino? Non è forse il caso di procedere, come da tempo suggerito dal MPS, ad una riforma profonda sia da un punto di vista organizzativo che dei criteri di qualità?

9. È evidente che l’ADICASI è una struttura che non può essere considerata rappresentativa delle case anziani, nella misura in cui rappresenta i direttori di queste case. Non ritiene il CdS necessario promuovere la formazione di una associazione effettivamente rappresentativa delle case per anziani che possa diventare un partner istituzionale effettivamente rappresentativo e attraverso il quale il Cantone potrebbe anche coordinare l’applicazione della politica cantonale?

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