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È prevedibile su cosa i Verdi e l’FDP possono essere d’accordo e dove si trova il potenziale conflitto latente.

Vediamola così: i Verdi (Grüne) e il FDP (Freie Demokratische Partei-Partito Liberale Democratico) hanno ricevuto un mandato di governo dai giovani elettori domenica 26 settembre. Secondo Infratest dimap, il 23% degli under 25 ha votato per i Verdi, il 21% per l’FDP. Insieme potrebbero formare una giovane GroKo (grande coalizione), in questo senso una GroKo del futuro. La penalizzazione del vecchio, difficile da sopportare per la sua pesantezza, è stata così chiara che la formazione del governo avviene ora in un modo completamente diverso da quello tradizionale. Non è il vincitore [la SPD ha ottenuto il 25,7% del secondo voto, la CDU/CSU il 24,1%] delle elezioni che invita i potenziali partner della coalizione alla discussione. Questa volta è il contrario: i “piccoli” partiti [Grüne 14,8%, FDP 11,5%] stanno discutendo in anticipo se possono lavorare insieme e chi potrebbero preferire come cancelliere [tra Olaf Scholz e Armin Laschet]. I “piccoli” non sono più così piccoli rispetto ai “grandi”, perché i “grandi” non sono più così grandi. L’FDP e i Verdi insieme hanno ottenuto il 26,3%, più della CDU/CSU o della SPD. Questo sposta il peso e cambia i rituali.

Già durante la campagna elettorale, l’FDP e i Verdi avevano preso la precauzione di contattarsi a vicenda e avevano concordato di incontrarsi per discutere subito dopo le elezioni per non essere “utilizzati” l’uno contro l’altro, come nell’autunno 2017. L’esperienza traumatica di Christian Lindner [che ha poi rinunciato a una potenziale partecipazione alla coalizione] all’epoca permette ora ai cosiddetti “partiti più lontani in termini di contenuti” di condurre esplorazioni preliminari. Cosa si “discuterà”, cosa emergerà dalle discussioni “trasversali”?

Il fatto che abbiamo a che fare con due partiti liberali, uno cosiddetto di sinistra (i Verdi) e l’altro economico e nazionale (la FDP), depone a favore di un rapido accordo su “progetti comuni”. La storia dei due partiti è strettamente legata. Quando la FDP, un tempo di sinistra, fece la sua famosa svolta Lambsdorff [Otto Graf Lambsdorff fu ministro dell’economia dal 1977 al 1982 sotto il cancelliere Helmut Schmidt; sostenitore dell’ordo-liberalismo e della riduzione del deficit pubblico, causò la rottura della coalizione con la SPD – nel 1982] passando da Helmut Schmidt a Helmut Kohl nel 1982, i Verdi appena fondati riempirono il vuoto social-liberale risultante incarnando la protezione ambientale, I Verdi, appena fondati, riempirono il vuoto social-liberale incarnando la protezione dell’ambiente, i diritti civili, la liberalizzazione della politica sociale, l’orientamento verso il bene comune e tutto ciò che la FDP social-liberale aveva sancito nel suo manifesto di Freiburg nel 1971, ma che aveva lasciato cadere nell’oblio a partire dal 1977.

Guai alle iniziative dei cittadini!

Solo ora, 40 anni dopo, possiamo vedere come le due correnti liberali sono legate l’una all’altra. Infatti, è stato solo con il cambio di leadership di Robert Habeck e Annalena Baerbock [i due co-presidenti dal 2018] che i Verdi hanno riconosciuto apertamente le loro radici social-liberali e si sono visti come i legittimi eredi e innovatori del liberalismo di sinistra tedesco. All’inizio del 2018, tre settimane dopo la sua elezione a co-presidente dei Verdi, Robert Habeck ha detto in un’intervista: “Dobbiamo prepararci alla possibilità che dopo le prossime elezioni il risultato non sia nemmeno sufficiente per una grande coalizione. Per i Verdi, questo significa essere pronti a colmare il divario social-liberale… Dobbiamo fare in modo che la politica di sinistra [in senso social-liberale] nel suo insieme sia in grado di ottenere una maggioranza“.

Da allora, il progetto dominante dei Verdi è la creazione di una economia di mercato eco-sociale Marktwirtschaft -ökologisch-sozialen [una formula che si riferisce a suo modo alla Soziale Marktwirtschaft sviluppata da Ludwig Erhard già nel 1947]. E questo è esattamente il progetto della FDP. Christian Lindner enfatizza l’economia di mercato, mentre i Verdi enfatizzano l’eco-sociale. Quindi c’è una buona sovrapposizione in termini di quadro generale.

Si troverà un accordo sull’accelerazione dello sviluppo delle energie rinnovabili e delle reti infrastrutturali (molte iniziative dei cittadini – Bürgerinitiativen – possono già cominciare a scaldarsi!), sullo “smantellamento della burocrazia” e sul miglioramento delle detrazioni fiscali, su tutto ciò che lega la protezione del clima alla crescita economica, sulla modernizzazione della politica della formazione, sulla liberalizzazione della politica di genere, della famiglia e della droga. E forse anche l’attuazione di ciò che il capo della VW Herbert Diess – in un ambizioso programma in dieci punti – sta sollecitando nei confronti della futura coalizione di governo: una considerevole accelerazione della trasformazione verso la decarbonizzazione. Per l’economia, la trasformazione significa soprattutto: più prodotti, più esportazioni, più consumo, più fatturato, più crescita. La Federazione delle industrie tedesche (BDI) mette quindi in guardia contro una “fase di stallo” troppo lunga nei negoziati e nei colloqui esplorativi e chiede a tutti coloro che vogliono formare un governo “un impegno per la Germania come paese di industria, esportazioni e innovazione“. I Verdi e l’FDP sono probabilmente d’accordo su tutto questo.

Tuttavia, lo stesso argomento che abbiamo considerato qui sopra, forse un po’ prematuramente, come un segno positivo può rappresentare un ostacola ad un accordo duraturo: con la FDP e i Verdi abbiamo a che fare con due partiti liberali, uno di sinistra (i Verdi) e uno economicamente e nazionalmente liberale (la FDP). La storia delle due correnti mostra che, nonostante le ripetute cooperazioni, sono sempre cadute rapidamente e si sono combattute fino alla morte. I liberali di sinistra tendono verso la SPD, i liberali nazionalisti ed economici verso i conservatori. In tutte le crisi – dall’Impero alla Repubblica di Weimar alla Repubblica Federale – i liberali sono sempre stati i primi a sbranarsi a vicenda. Questo materiale esplosivo sarebbe presente anche in una cosiddetta coalizione di governo semaforo (Ampelkoalition). Questo si può già vedere nelle idee contrastanti sulla politica di bilancio, il mercato del lavoro e la politica fiscale, la sanità, l’agricoltura, la politica delle costruzioni e dei trasporti, la politica di sicurezza e l’UE. I vice cancellieri Robert Habeck e Christian Lindner – come Karl Schiller [1] e Franz Josef Strauss in passato [Schiller fu ministro delle finanze sotto Kurt Georg Kiesinger dal 1966 al 1971 e Strauss fu ministro delle finanze sotto lo stesso cancelliere dal dicembre 1966 all’ottobre 1969] – possono essere d’accordo come Plisch e Plum [due giovani cani di un racconto illustrato tedesco della fine del XIX secolo] sulla politica economica e finanziaria, ma l’armonia non sarà sostenibile a lungo termine, perché le contraddizioni tra ecologia ed economia continueranno a farsi sentire a causa della crisi.

Supponendo che entrambi [Verdi e FDP] ignorino il loro potenziale di conflitto latente e sottolineino il terreno comune, con chi preferirebbero governare: Scholz o Laschet? La Wirtschaftswoche raccomanda Laschet, poiché “il percorso dai Verdi alla CDU/CST è più breve di quello dalla FDP alla SPD“. Inoltre, i Verdi potrebbero fare meglio in una cosiddetta coalizione Giamaica [FDP, CDU/CSU, Verdi; in questo ordine: giallo, nero, verde]. Se si confrontano i risultati delle elezioni federali in Renania-Palatinato (dove governa una coalizione semaforo) con quelli dello Schleswig-Holstein (dove è al governo una coalizione Giamaica) si è sorpresi di scoprire che nello Schleswig-Holstein i Verdi hanno ottenuto più della loro media nazionale, mentre la CDU ha perso più della sua media e la FDP ha perso leggermente voti; per contro nella Renania-Palatinato, si è verificato il contrario: l’SPD ha guadagnato più della sua media, i Verdi meno della loro media, mentre l’FDP ha guadagnato più della sua media.

Un nuovo territorio per Olaf Scholz

L’FDP potrebbe quindi fare meglio in una coalizione semaforo (Ampelkoalition). Inoltre, in questa costellazione, solo tre partiti dovrebbero condividere i ministeri, mentre con la coalizione Giamaica sarebbero quattro, a causa della presenza della CSU (Unione Cristiano-Sociale in Baviera – Christlich-Soziale Union in Bayern). I Verdi potrebbero rivendicare più facilmente il ministero dei trasporti, la FDP quello dell’agricoltura.

In ogni caso, cresce la pressione perché l’FDP e i Verdi optino per una coalizione semaforo. I primi sondaggi mostrano un forte sostegno, anche la comunità imprenditoriale è fiduciosa. Inoltre, i sostenitori della FDP mostrano meno resistenze a una coalizione semaforo di quanto ne mostrino i sostenitori dei Verdi rispetto alla coalizione Giamaica.

Il cancelliere Olaf Scholz (SPD) dovrà abituarsi alla nuova fiducia in sé stessi dei partner “minori”. Non può fare affidamento sull’esperienza precedente. Perché Gerhard Schröder [cancelliere 1998-2005], Willy Brandt [cancelliere 1969-1974] e Helmut Schmidt [cancelliere 1974-1982] non sapevano cosa vuol dire avere a che fare con dei giovani camerieri che presentano i loro piatti al vecchio cuoco.

*Articolo pubblicato su Der Freitag, 30 settembre 2021; la traduzione in italiano è stata condotta dal segretariato MPS sulla base di una versione francese apparsa sul sito alencontre.org alla cui redazione si devono le utili note esplicative tra parentesi quadre.

[1] La carriera di Karl Schiller illustra la plasticità della cosiddetta élite politica in Germania. Dal 1937 al 1945 fu membro del NSDAP (partito nazista), nel 1946 entrò nella SPD, fino al 1972. È stato un indipendente dal 1972 al 1980, poi è tornato nella SPD dal 1980 al 1994. Ha avuto una carriera accademica e di insegnamento. Nel 1971, Willy Brandt lo nominò ministro federale dell’economia e delle finanze. (NdR)

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