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Molti tendono a vedere nella prossima votazione del 28 novembre sul Polo Sportivo e degli Eventi (PSE) una questione tutta interna alla città di Lugano. C’è anche chi ha utilizzato questo argomento per tentare di delegittimare il referendum lanciato con successo dall’MPS sostenendo che si trattava di un’”ingerenza bellinzonese”.

In realtà attorno alla campagna contro il PSE convergono alcuni temi che hanno una rilevanza di tipo perlomeno cantonale e che dovrebbero suscitare l’interesse di tutte e tutti, indipendentemente dal polo urbano nel quale vivono.

Tanto per cominciare è stato lo stesso Consiglio di Stato a decretare “la rilevanza cantonale” del PSE, arrivando a promettere di praticamente a triplicare il proprio contributo all’opera. Se il progetto andrà in porto, superando lo scoglio del voto popolare a Lugano, l’esecutivo cantonale proporrà di stanziare ben 18 milioni quale contributo a fondo perso per il PSE.

Non sono propriamente bruscolini, soprattutto con i tempi che corrono le cui difficoltà ci vengono spesso richiamate, in particolare per segnalarci la necessità di avviare una politica di austerità per i prossimi anni.

Ma quanto avviene nell’ambito del PSE luganese ha altri punti di raccordo con politiche e dinamiche simili che si sviluppano in altri centri (Bellinzona, Locarno).

Prendiamo, ad esempio, lo sviluppo immobiliare che caratterizza i nostri centri. Quelli ticinesi, Lugano in testa ma anche Bellinzona, si caratterizzano da tempo per una continua edificazione che va ad aumentare costantemente ma regolarmente la percentuale di sfitto.

Un vero e proprio sperpero del territorio, una colata di cemento sulle nostre città, una degradazione del tessuto urbano dei nostri centri: il tutto stimolato dalla necessità di non lasciare improduttivi (e, visti i tempi che corrono, assumerne le perdite di deposito) le grandi masse di capitale che giacciono nelle banche o nei fondi pensione di banche e assicurazioni.

Il PSE insite e persiste in questa logica (non a caso il grande finanziatore del progetto è il Credit Suisse e i suoi fondi pensione); così come nella stessa logica vanno i numerosi progetti immobiliari che fioriscono nei nostri centri, ma anche nelle zone ad essi vicine.

Bloccare il progetto PSE, in particolare la sua componente “immobiliare” (che è il nucleo di fondo che viene contestato ormai da uno schieramento ampio che va al di là del solo MPS), sarebbe un segnale importante, per Lugano e per tutto il Ticino.

Vorrebbe dire rimettere al centro le esigenze, i bisogni, le necessità abitative della stragrande maggioranza delle e degli abitanti di questo Cantone.

Che questo boom edilizio non serva a offrire nuove opportunità abitative, ce lo conferma l’aumento cospicuo del tasso di sfitto.

Poi, proprio in questi giorni, abbiamo avuto la conferma che le ovvietà economiche che ci vengono ammannite a giustificazione di questa politica (l’aumento dell’offerta tenderebbe a diminuire gli affitti) non sono per nulla ovvie. Lugano, oltre ad avere il quasi primato dello sfitto a livello nazionale, ha anche segnato il primato dell’aumento degli affitti (una progressione dell’1,6% nei confronti di agosto e un balzo del 3,2% su base annua). E gli altri centri del Cantone – a cominciare da Bellinzona – confermano la stessa dinamica: aumento dello sfitto, aumento degli affitti.

La battaglia di Lugano, quindi, non riguarda solo Lugano, ma mette al centro la contestazione di un modo di gestire le città e il territorio che riguardano tutto il Cantone.

Per questo invitiamo tutte e tutti, anche i non Luganesi, a seguire e a impegnarsi in questa nostra campagna contro il PSE. La posta in gioco va ben oltre Lugano.

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