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L’MPS si è opposto al credito di costruzione per il Liceo provvisorio di Bellinzona poiché, da almeno due anni (e lo ha fatto con diversi atti parlamentari), sostiene la necessità della costruzione di un nuovo immobile. La ristrutturazione dell’attuale, vecchio di oltre quarant’anni, non risolverà i problemi e costerà, alla fine, più di una nuova costruzione. Di seguito la forma estesa dell’intervento in Gran Consiglio delle/i nostre/i deputate/i. (Red)

Un primo elemento fondamentale è che, in realtà, come fa notare anche il rapporto della commissione, stiamo votando un progetto di ristrutturazione pesantemente aggiornato nel preventivo di investimento, senza che di questo aggiornamento, dei dettagli e delle ragioni, si sia potuto discutere. Di fatto, ci stiamo pronunciando su un credito del 67,5% superiore a quello preventivato nel 2015; ma lo facciamo indirettamente – esprimendoci su un altro credito – quello per la realizzazione della sede provvisoria del Liceo.

Uno strano modo di procedere. Non potendo fare i lavori in una sola tappa, potrebbe rispondere qualcuno, siamo obbligati alla realizzazione di una sede provvisoria (i 9,8 milioni oggetto del messaggio dopo la correzione della commissione).

Ma le cose non stanno proprio così, visto che la decisione sulla ristrutturazione del Liceo di Bellinzona (nel 2015) indicava, citiamo, “un tetto massimo di spesa di fr. 25’530’000” (66% di quell’importo per le opere di risanamento, il 28% per l’ampiamento e il 6% per le aule provvisorie).

Da allora (sono passati poco più di 5 anni) quella cifra è aumentata in modo importante: complessivamente, ci dice il rapporto, verrà a costare 42,8 milioni (ci limitiamo qui alla proposta iniziale riassunta a pag. 1 del rapporto, senza gli aggiornamenti della commissione). Una differenza di 17’270’000 (il 67,5%)

Le giustificazioni di questo enorme aumento sono duplici: da un lato, l’abbandono della ristrutturazione a tappe; dall’altro, la necessità di adeguare le strutture a non meglio precisate nuove norme e disposizioni intervenute (dice il messaggio e ripete, pappagallescamente, il rapporto), citiamo “tra l’inizio della fase di concorso e la progettazione di massima”.

Partiamo da questo secondo punto. Nel messaggio approvato relativo al credito di progettazione gli adeguamenti normativi erano già compresi nella cifra indicata per il progetto (25,5 milioni): infatti, non figurano nello specchietto riassuntivo né del messaggio né del rapporto oggi in discussione; ripetiamo, erano compresi nella somma complessiva del 2015, come affermava il rapporto della commissione;  rapporto che,  qualificando l’attuale struttura come “fatiscente”, continuava: “Dal punto di vista strutturale l’intervento previsto permette ad esempio il risanamento energetico in quanto l’edificio è un grande consumatore di energia. Ma sono da risolvere pure questioni urgenti relative alla sicurezza sismica, alla sicurezza in materia di protezione antincendio, all’aggiornamento dell’impianto elettrico (RASI) e all’adeguamento alle norme sul lavoro e sull’igiene.”. Non sappiamo quanto nella cifra indicata allora di 25,5 milioni fosse dedicato a tutto questo (in parte allora urgente, non certo emerso dopo): ma sappiamo che, da allora, si sono aggiunti ben 6,5 milioni di franchi. Di che far inorridire i colleghi Morisoli e Pamini, loro che perseguono la follia regolamentatrice di questo Parlamento e dell’amministrazione in generale; che sembra, in questo caso, essere riuscita, con “adeguamenti regolamentari e normativi” e nello spazio di un paio d’anni, a far lievitare i costi di un progetto di oltre il 25%! Tutto questo non è evidente credibile!

Ma anche il primo argomento, quello del cambio di strategia, risulta altrettanto poco credibile. I vantaggi della scelta di procedere alla ristrutturazione in una sola tappa (elencati a pag. 2 e 3 del rapporto) sono gli stessi che i docenti, ma non solo, avevano a più riprese e per anni elencato nel criticare una scelta (quella di procedere a tappe) che il Dipartimento ha difeso praticamente fino a pochi mesi fa, quando l’insostenibilità di tale soluzione ha dovuto, quasi per forza, essere riconosciuta. Eppure, lo ripetiamo, era evidente da tempo.

Una riflessione infine sulle varianti che, così pare, sarebbero state studiate a fondo dalla commissione. A noi in realtà non pare (d’altronde il lavoro è avvenuto nel chiuso della commissione e non vi è alcun documento disponibile che confermi quanto scritto). Le ipotesi di costi maggiori (nelle diverse varianti) rispetto al progetto attuale sono tutte basate su calcoli aleatori (si indica +/- 25%). Basterebbe fare due conti per dimostrare che nell’ipotesi di costi realizzativi tendenti verso la variante inferiore di tali previsioni quasi tutte le varianti costerebbero meno (calcolando anche quanto finora speso) rispetto ai costi preventivati per la ristrutturazione. Anche perché, e val la pena ripeterlo, il progetto di ristrutturazione e il calcolo dei suoi costi, per il modo completamente votato all’improvvisazione con il quale sono stati sviluppati, sono sicuramente forieri di ulteriori sorprese e possibili ritardi che, ne siamo sicuri, faranno ulteriormente lievitare il costo finale.

Qualche riflessione anche su altri aspetti delle diverse varianti sule quali, tranne la variante 4 sulla quale torneremo, la commissione si limita a prendere per buone le osservazioni del CdS il quale, viste le esitazioni, le contraddizioni e i pasticci accumulati negli ultimi dieci anni, non ha certo titolo per essere credibile su questa vicenda.

Sulle varianti 1 e 2 la commissione si limita a presentare costi più alti, riprendendo i dati forniti dal CdS. Abbiamo già detto che tali cifre sono del tutto aleatorie e potrebbero in realtà, alla fine, rivelarsi più contenute o per lo meno pari alla variante di ristrutturazione.

Sulla variante tre (quella di edificare il nuovo Liceo nel nuovo quartiere Officine) i partiti che hanno sottoscritto il rapporto della commissione di maggioranza mostrano quanto siano poco seri. Premettiamo che noi non siamo favorevoli a questa variante. Ma non ci copriremmo mai di ridicolo affermando con serietà le ragioni che si oppongono a tale ipotesi, quando, meno di un anno fa, gli stessi partiti (tutti e con firma dei capo-gruppo in testa, qualcuno presente anche qui se non andiamo errati) caldeggiavano con una lunga e articolata mozione al Consiglio comunale di Bellinzona proprio l’adozione di questa variante. Ma, si sa, Bellinzona è la città del Carnevale…

Per mostrare di avere approfondito, la commissione dedicata molte righe a spiegare la variante 4, cioè quella della costruzione a fianco dell’IRB (ex Campo militare). Una lunga spiegazione per mettere in luce i problemi, di costi e pianificatori. Sui costi abbiamo già detto, valgono le stesse osservazioni che abbiamo fatto per i calcoli relativi alle altre varianti.

Sui problemi di ordine pianificatorio (lungaggini, difficoltà, etc.) non si tratta altro che di un vero e proprio pieno di nebbia, una vera e propria operazione di intossicazione per nascondere una cosa che tutti sanno (e Caprara, già candidato sindaco per ben due volte – dovrebbe saperlo meglio di altri): in quel terreno non si è progettata l’edificazione del nuovo Liceo perché, da sempre, la città di Bellinzona vi si è opposta. Prima perché ospitava il circo, poi perché – come hanno confermato le ultimi vicende – vogliono dedicarlo a un eventuale ampliamento del polo bio-tecnologico. In altre parole la variante 4 non è mia esistita e mai potrebbe esistere.

In conclusione il progetto di ristrutturazione appare come costoso, impreciso, poco credibile e un po’ raffazzonato. A questo proposito, un piccolo aneddoto. Solo nelle ultime settimane, in un’assemblea con docenti, progettisti e dirigenti del DECS, questi ultimi si sono accorti che avevano dimenticato (nel progetto di sede provvisoria) le aule di pedagogia speciale (presenti al Liceo da almeno 20 anni!); dimenticanza alla quale ora la commissione della gestione ha posto riparo con i 150’000 franchi aggiuntivi (vedi a pag. 10 del rapporto). Cose dell’altro mondo!

Per finire risulta chiaro a tutti che questo progetto di ristrutturazione viene mantenuto solo perché DECS e governo si sono incaponiti a sua difesa; riconoscere le critiche e cambiare opzione farebbe perdere la faccia a tutti. Una sorta di operazione salviamo il soldato Bertoli. Il quale, in ogni caso, non siederà più in governo al momento della fine dell’operazione e non sarà chiamato a risponderne. Troppo facile!

Per questa ragione non voteremo il credito di costruzione per la sede provvisoria; e non tanto in quanto tale (anzi, è stato migliorato grazie all’azione degli studenti che abbiamo sostenuto); ma perché esso presuppone l’adozione di un progetto di ristrutturazione che, per le ragioni indicate, noi avversiamo.

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