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Il Gran Consiglio ha discusso una mozione che chiedeva la creazione di un Ufficio per la parità, oltre ad un rafforzamento dei mezzi a disposizione per promuovere la lotta contro le discriminazioni di genere. Inutile ricordare che la mozione è stata respinta e che un’ampia maggioranza ha decretato che quanto intrapreso finora (magari con un piccolo potenziamento) può andare bene. Il solito bla bla bla…
Pubblichiamo l’intervento del gruppo MPS (Red)

La maggioranza della popolazione è vittima di importanti discriminazioni, oggi questo dato di fatto appare ancora più evidente.

Le donne infatti guadagnano mediamente il 20% in meno degli uomini (sia nel settore pubblico che in quello privato), sono più spesso impiegate in settori nei quali le condizioni di lavoro sono precarie e i salari più bassi, svolgono spesso in modo gratuito o con salari da fame il lavoro di cura e di riproduzione sociale, i tagli allo stato sociale pesano essenzialmente sulle donne che si vedono costrette a supplire il lavoro di presa a carico di bambini, anziani o malati prima assolto dal settore pubblico.

Una situazione che la crisi pandemica ha aggravato. Durante la prima fase sono state le donne ad assicurare i lavori essenziali (le attività rimaste aperte) lavorando spesso senza protezione e esponendosi ad un rischio elevato di contagio (non è un caso che le statistiche dimostrano come le donne pur avendo un tasso di mortalità per covid più basso siano sovra-rappresentate tra le persone contagiate) sopportando ritmi e condizioni di lavoro estenuanti e continuando a gestire il lavoro di cura e domestico insieme al telelavoro, quando possibile. In questa seconda fase della pandemia le donne sono state maggiormente colpite dai licenziamenti e dalla perdita del lavoro costrette nuovamente a scegliere tra lavoro e famiglia.

Siamo evidentemente di fronte a una situazione drammatica che non dà segni di miglioramento, anzi. Anni di politiche di sostegno alla parità, di iniziative per la promozione delle pari opportunità hanno dato risultati decisamente insufficienti.

Senza un vero cambio di passo, una rimessa in discussione delle politiche del lavoro e sociali non si potranno raggiungere risultati in questo ambito.

Per questo le proposte avanzate dalle diverse mozioni in esame sono sicuramente importanti e hanno per altro il pregio di permetterci di tornare a discutere di questo tema. Si tratta pur sempre di proposte timide e moderate che anche se approvate avranno un impatto limitato sulla situazione di vita concreta delle donne del nostro cantone.

Risulta quindi ancora più stupefacente come per finire il rapporto della commissione eviti di entrare nel merito facendo alcune proposte ancora più timide di quelle avanzate dalle mozioni.

Appare inoltre evidente come la preoccupazione sia soprattutto quella di evitare di spendere troppo (sarebbe bello avere un 150% per la delegata alle pari opportunità ma siccome non ci sono le risorse lasciamo perdere) delegando il compito ai soliti gruppi interdipartimentali di redigere piani di azione i cui tempi di gestazione sono lunghissimi e che generalmente portano a partorire poco o nulla, ne abbiamo un esempio con il fantomatico piano di azione contro la violenza di genere che aspettiamo da almeno due anni e le cui prime indiscrezioni lasciano ben poche speranze. Ma di questo avremo modo di parlare ancora.

Come MPS ci siamo sempre battuti per un rafforzamento dei servizi per la promozione della parità tra i sessi, presentando in sede di preventivo per esempio un aumento sostanziale delle risorse per l’ufficio della delegata per le pari opportunità puntualmente respinto da questo parlamento e anche da alcune delle promotrici delle mozioni che stiamo discutendo, ma soprattutto promuovendo la necessità con la nostra iniziativa contro il dumping salariale della creazione di una sezione dell’ufficio del lavoro dedicata al controllo delle condizioni di lavoro e di salario della manodopera femminile. Una misura che appare necessaria e fondamentale senza un reale e sistematico controllo di quanto avviene nei luoghi di lavoro sarà difficile intervenire a favore della parità tra i sessi.

Per questo non voteremo il rapporto della commissione e sosterremo gli emendamenti del deputato Ghisletta che hanno per lo meno il pregio di dare al Cantone una serie di strumenti più articolati e validi per permettere un intervento più deciso in questo ambito; introdurre un ufficio per la parità di genere potrebbe essere un segnale politico importante anche se i tempi di attuazione proposti dell’emendamento rimangono ancora molto lunghi…insomma la parità tra i sessi avanza sempre a passo di lumaca, come la lotta contro il cambiamento climatico: tanto bla bla bla e poca sostanza.

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