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Pubblichiamo il testo di una interpellanza presentata dalle deputate e dai deputati MPS in Gran Consiglio a proposito dell’ostinazione con la quale il governo continua a investire soldi in operazioni che hanno già dimostrato, da più punti di vista, tutti i loro limiti. (Red)

La scorsa settimana Chiasso ha presentato il progetto per la nuova Scuola tecnica di moda, chiamata pomposamente “Polo della moda”. Costerà 53 milioni di franchi e dovrà accogliere la Scuola d’arti e mestieri di sartoria e la Scuola specializzata superiore di abbigliamento e design della moda, attualmente a Viganello.

La costruzione della scuola tecnica di moda è stata decisa quando ancora il Consiglio di Stato e gli economisti a lui cari descrivevano la Moda come un “settore promettente” su cui puntare per lo sviluppo economico futuro del cantone. Dopo la partenza di Luxury Goods International – a seguito dell’inchiesta della procura di Milano che ha stabilito che le presunte attività economiche dichiarate in Ticino in realtà venivano svolte da una stabile organizzazione con sede a Milano – del “settore promettente” non si sente più parlare.

Oltre alla “solida realtà” della LGI (come l’aveva definita Stefano Rizzi in un dibattito radiofonico nel 2019), altre imprese del settore sono partite o ridimensionate e la candidatura ticinese di un polo delle Moda e della Logistica per il Parco nazionale dell’innovazione è stata scartata definitivamente.

Occorre quindi capire quali sono i reali sbocchi professionali per i giovani nel settore della

moda in Ticino. Dalla risposta alla domanda 8 della nostra interrogazione 188.18 è evidente

che non vi sia mai stata alcuna analisi dei possibili sbocchi professionali per i ragazzi che si formano in questo settore, si afferma però che: “In generale, anche per la formazione nel campo della moda in Ticino, sarà sempre più importante e centrale valutare i percorsi formativi rispetto alle effettive esigenze del mercato.”

Le “effettive esigenze del mercato” non sembrano essere molto elevate per quanto riguarda la formazione dei dipendenti del settore tessile, almeno stando alla pubblicazione “I comparti economici” dell’Ustat, edizione 2019, che per quanto riguarda la Fabbricazione di tessili e abbigliamento (pag. 14 e 15), precisa: “La struttura secondo il livello di formazione dei salariati evidenzia una quota parte più importante di mano d’opera con formazione primaria rispetto all’intero settore secondario. Infatti, il 71,2% dei salariati ha un diploma di livello primario, il 26,3% ha concluso una formazione di grado secondario (apprendistato o formazione secondaria generale), mentre il restante 2,5% si suddivide tra chi possiede una formazione professionale superiore e una universitaria. Il confronto con il 2008 mette in luce un abbassamento del livello di competenze con una contrazione di salariati con una formazione di livello terziario a fronte dell’incremento di chi detiene una formazione di livello secondario.

Visto che i posti di lavoro a tempo pieno nel comparto erano circa 2000, solo 50 ETP sono destinati a chi ha una formazione professionale superiore o universitaria. Pochino.

Per quanto riguarda i salari, la stessa pubblicazione afferma: “Il salario mediano lordo standardizzato del comparto nel 2016 è di 3.331 franchi mensili, valore molto inferiore a quello del settore secondario ticinese”.

Abbiamo fatto una veloce verifica con i dati pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica relativi alla Rilevazione dei salari 2018 e risulta che il salario mediano in quell’anno era del 3’320 franchi, quindi in leggero calo rispetto al 2016, e che è il salario mediano più basso di tutti i rami economici in Ticino. Non sorprende quindi che due terzi dei dipendenti del comparto FABBRICAZIONE DI TESSILI E ABBIGLIAMENTO (NOGA 13-15) provenga da oltrefrontiera.

A partire dal 2015 inoltre sembra essere in atto una marcata perdita di posti di lavoro nel settore, stando alle cifre dell’Ustat:

Scorrendo questi dati sembra che gli sbocchi professionali interessanti siano ben pochi, si stiano riducendo e risultano poco remunerati. Visto che secondo il Consiglio di Stato “è sempre più importante e centrale valutare i percorsi formativi rispetto alle effettive esigenze del mercato”, ci pare importante aggiornare queste cifre agli ultimi sviluppi avvenuti nel settore.

Chiediamo pertanto:

1. L’Ustat può fornire un aggiornamento con dati più recenti sul numero totale dei posti di lavoro e di ETP nel settore della fabbricazione di tessili e abbigliamento?
2. È possibile avere dati più aggiornati sulla struttura della manodopera secondo il grado di formazione? Quanti sono esattamente i posti di lavoro per chi ha una formazione professionale superiore o universitaria e quali sono le retribuzioni mediane?
3. Quale è il salario mediano nel comparto nel 2018 e come è evoluto dal 2010?
4. Quanti ragazzi hanno concluso la formazione alla
Scuola d’arti e mestieri di sartoria e la Scuola specializzata superiore di abbigliamento e design della moda dal 2015?

5. Quanti di loro hanno trovato impiego nel settore in Ticino? Quali sono le retribuzioni?

6. Quanti apprendisti vengono formati in aziende di fabbricazione di tessili e abbigliamento in Ticino in media ogni anno? Quanti vengono assunti al termine dell’apprendistato e quali sono le retribuzioni?

7. Quanti sono i posti di lavoro nel design della moda in Ticino? Quanti sono occupati da ragazzi che si sono formati a Viganello?

8. Il trend al ribasso dei posti di lavoro nel comparto è proseguito anche negli ultimi anni? A quanto stima il Consiglio di Stato la disponibilità di posti di lavoro nel 2027-28 quando la scuola di Chiasso inizierà le lezioni?

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